C’è chi il poker lo scopre in un casinò, chi in televisione, e chi invece se lo trova letteralmente tra le mura della propria stanza universitaria.
È il caso di Faraz Jaka, professionista che oggi vanta oltre 7 milioni di dollari di vincite live, che in un lungo post pubblicato su X ha deciso di riavvolgere il nastro fino al 2004, quando aveva appena 19 anni e frequentava il primo anno alla University of Illinois.
Il racconto, corredato da screenshot e chat log ritrovati per caso dopo più di dieci anni, è la classica parabola da montagne russe: una ascesa fulminea seguita da una caduta rovinosa, per una lezione di vita che vale più di qualsiasi vincita ai tavoli.
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L’approdo ai tavoli cash $10/$20
Tutto cominciò con un capitale di circa 3.000 dollari, messo da parte grazie alle partite tra studenti nel dormitorio del College.
Jaka decise di rischiarne una parte, 500 dollari, sui tavoli No Limit $10/$20 online, iscrivendosi con il buy-in minimo.
L’inizio non fu dei migliori: Jaka perse due sessioni di fila. Ma poi il vento girò:
Più avanti, quella settimana, il bankroll crebbe fino a diecimila dollari.
Da quel momento ‘The Toilet’ in poi non si fermò più: cominciò a sedersi a ogni tavolo $25/$50 NL disponibile, arrivando in certi casi a giocare anche $100/$200 heads-up e 6-max sul network Prima, con buy-in da 20.000 dollari.
‘The-Toilet 0’ contro i top Mondo
Il dettaglio più curioso di tutta la vicenda riguarda gli avversari. Jaka giocava sotto lo pseudonimo “The-Toilet 0” e, come racconta lui stesso, non aveva la minima idea di chi ci fosse dall’altra parte dello schermo
Senza saperlo mi stavo sfidando con alcuni dei più forti cash gamer del mondo dell’epoca. I miei avversari in pianta stabile erano gente del calibro di Ram Vaswani, Prahlad Friedmand e ‘Dared’. Non avevo idea di chi fossero. Non seguivo il poker e non conoscevo nessun altro che giocasse seriamente.
Con il suo stile iper aggressivo, assolutamente fuori dagli schemi per l’epoca e capace di spiazzare avversari abituati a codici di gioco più conservativi, in pochi mesi Jaka trasformò quei 3.000 dollari iniziali in 180.000$, guadagnati interamente dalla scrivania della sua stanza universitaria.
Andare a lezione, a quel punto, per lui diventò un problema di rapporti tra costi e opportunità .

I tavoli di ‘bodog.com’, una delle room in cui Faraz Jaka mosse i suoi primi passi a poker
Il crollo
Ma come sa bene chi mastica poker da tempo, è fisiologico che prima o poi inizi la parabola discendente.
Per Jaka arrivò puntuale e oggi il professionista non si nasconde dietro a un dito per analizzarla col senno del poi.
Giocare buy-in da 5.000 a 20.000 dollari, anche con un bankroll di 180.000$, è infatti una strada quasi obbligata verso la rovina, anche solo come semplice effetto della varianza.
A complicare il quadro c’era anche l’assenza di basi tecniche solide: il gioco di Jaka si reggeva quasi esclusivamente su talento istintivo e sensibilità al tavolo ed era naturale che prima o poi gli avversari scovassero i suoi leak fondamentali.
Il conto arrivò puntuale al terzo anno di università : non solo Jaka bruciò tutto il bankroll ma si trovò anche un debito superiore a 30.000$, tutto ciò ad appena 21 anni compiuti.
Qui, dice lo statunitense, iniziò il periodo più buio della sua vita: un anno segnato da depressione profonda e da una condizione, sia economica che emotiva, da cui sembrava impossibile risalire.
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Una lezione che vale una carriera
Guardando indietro, Jaka non nasconde che giocare a quei livelli sia stato un disastro dal punto di vista del bankroll management.
Ma proprio da quel disastro nacque quello che considera il vero insegnamento: essersi confrontato senza timore con i migliori giocatori al mondo, per poi dover ingoiare l’orgoglio e ripartire da partite da 5 dollari di buy-in dopo aver frequentato tavoli da 20.000$, gli ha lasciato in eredità qualcosa che nessun corso o libro avrebbe potuto insegnargli.
Da allora, sostiene, Jaka non ha più provato alcun senso di intimidazione di fronte a un avversario, né esitazione nel piazzare un grande bluff indipendentemente da quale fosse la posta in gioco.
Ed è un principio che ha anche tradotto al di fuori del tavolo verde: ogni volta che la vita o gli affari si complicano, gli basta ricordare di essere già risalito da quello che sembrava un fondo senza uscita.
Il post si chiude con una promessa: la storia, assicura Jaka, si fa ancora più incredibile, ma i dettagli restano per un’altra occasione. Restano invece, a corredo del racconto, gli screenshot con i chat log di vent’anni fa, riscoperti per caso e conservati nel tempo.






