Sappiamo che nei tornei di poker la fase più delicata arriva ai tavoli finali, in cui ogni decisione può spostare bei soldi.
Sappiamo anche che le dinamiche dei final table sono governate dal modello matematico ICM, che stabilisce l’opzione migliore a seconda degli stack presenti e dei premi in gioco.
Con l’aiuto dell’autore Barry Carter, oggi approfondiamo una situazione ICM piuttosto particolare, in cui c’è un chipleader con montagne di chips a mettere pressione infinita sugli altri stack.
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Il quesito
Il britannico analizza uno spot di tavolo finale in cui hero è su grande buio con uno stack di 15bb. Il giocatore su cutoff ha 14bb, quello su bottone 12bb.
Entrambi foldano e la parola arriva al giocatore su small blinds, che con 120bb è il mega chipleader del tavolo finale con ben più della metà delle chips in gioco.
Il quale decide di pushare: quale è il range di call corretto di big blind?
I range
In prima battuta Carter dice che pensava che il range di call corretto fosse 88+, AJs+, AQ+ e KQs.
Dando in pasto la mano a HRC, invece, il software ha restituito questa chart, che come si vede ha un range più largo:
Carter aggiunge che anche il suo coach ha fatto girare una simulazione dello spot sui Solver ottenendo come risultato un range di call composto da 88, AJs+ e AKo.
Pressione alle stelle
L’autore britannico specifica poi di aver voluto analizzare questo spot in particolare perché lo ha analizzato a fondo in uno dei suoi libri.
In particolare, il britannico ha scoperto che quando a un tavolo finale c’è uno stack estremo – che sia di pochissimi blinds o per una chipleading soverchiante, questo aumenta la pressione ICM di tutti gli altri giocatori al tavolo in un modo che definisce “drammatico”.
Si vede nella chart del risk premium.
Come si vede, i giocatori short soffrono una pressione estrema contro il chipleader, mentre quella tra di loro non è particolarmente significativa.
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La spiegazione
Carter spiega che in questa situazione di gioco, per hero su big blind, è preferibile raddoppiare contro uno degli avversari short come lui, che non contro il chipleader.
Un modo di spiegare la cosa è che mentre è sicuramente cosa buona trovare un raddoppio contro chiunque al tavolo, è molto meglio raddoppiare contro uno degli altri due short stack. Se sono su big blind e raddoppio contro il chipleader, mi ritrovo in una posizione decisamente migliore per arrivare alla vittoria finale, ma avrò sempre una significativa pressione ICM da affrontare. Se invece mi ritrovo in all-in preflop contro bottone e vinco, incremento il mio stack alla stessa maniera, ma nello stesso momento elimino uno short stack e guadagno uno scalino di premio.
Per questo, secondo l’autore britannico, conviene affrontare i tavoli finali in cui c’è un chipleader estremo come se fossero una lotta per il secondo posto.
Nelle mani in cui affronti un chipleader estremo, ti consiglio di giocare essenzialmente per il secondo posto. Vuoi evitare gli scontro con il chipleader e idealmente vuoi che gli altri giocatori siano eliminati da lui. Poi, se riesci ad arrivare heads-up, allora devi provare a spingere.Potrebbe sembrare una strategia debole e codarda, ma è quella che garantisce più soldi nel lungo periodo quando ti ritrovi in queste particolari situazioni di gioco. Se c’è un chipleader estremi al tavolo finale, devi giocare incredibilmente tight, specialmente nelle mani contro il chipleader.








