Nel Podcast in cui ha raccontato i retroscena della sua partecipazione ad High Stakes Poker, pungolato a dovere dai conduttori Carlo Savinelli e Davide De Luca, Dario Minieri ha raccontato anche la mano contro Tom Dwan che determinò la sua uscita di scena dal programma.
Non senza un pizzico di ironia, il romano ha riconosciuto che la decisione di fare la mossa contro quello che all’epoca era il numero uno non fu molto intelligente.
Tutto al flop
Ecco la mano. Sulla apertura a 3.200$ di Tom Dwan con K♦10♣, Dario Minieri da bottone tribetta a 11.600$ con K♥3♥, Dwan chiama.
Flop 2♣10♥3♠, nel pot ci sono 26.000$, Dwan checka, Minieri cbetta 13.700$, Dwan rilancia fino a 32.900$, Minieri pensa qualche secondo e poi annuncia l’all-in per 159.200$ totali.
Uno, due, tre: tanto basta a Tom Dwan prima di chiamare, tre secondi esatti di orologio. Quando si girano le carte Minieri si ritrova con un misero 13% di possibilità di vincere il pot.
Sportivamente Dwan acconsente a girare quattro volte turn e river, ma nessuno dei quattro board premia Minieri. Al termine della mano il romano saluta il palcoscenico di High Stakes Poker.
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“Un approccio sbagliato”
Nel raccontare la mano, Minieri chiarisce che a quei tempi il poker era molto diverso da quello di oggi.
Partiamo dal presupposto che secondo me Tom Dwan in quel periodo era il giocatore più forte di tutti. Non aveva un ragionamento fisso su come giocare le mani, cioè aveva diverse linee possibili. A quei tempi, in generale, quando ricevevi un check-raise su un board come quello significava un set. Non potevi proprio arrivare a pensare che una top pair fosse check-raisabile, ma ‘durrrr’ a quel tempo era uno dei più forti, quindi era una mano veramente difficile. Certo, prendere il più grosso di tutti per mettermi a fare la mossa non è stata una cosa intelligentissima. Ci sono mille ragioni per cui potrei spiegare perché la mia giocata è stata un errore, ma allo stesso tempo poi penso che ci poteva stare.
Secondo Dario l’errore più grande è stato voler tribettare preflop contro un giocatore come il Dwan dei tempi.
Ci sono tantissime ragioni per cui ho perso ma è stato proprio l’approccio a essere sbagliato. In questo caso l’approccio sbagliato è decidere di tribettare quella mano contro di lui. Poi quando la tribetti secondo me ci può stare quella mossa, lui ti check-raisa e può essere finto, caspita se Tom Dwan poteva essere finto. Però non c’era la possibilità di fargli passare la mano che aveva. Secondo me in quel momento dopo il suo raise c’erano due opzioni, fold o all-in. Altre linee non ci stavano, cioè, in realtà potevo checkare back flop ma a quel tempo sentivo che potevo avere un vantaggio su quel tavolo.
Gli errori precedenti
Raccontando la situazione di gioco in cui era arrivata la mano con Dwan, Dario ha detto che in quella sessione aveva già fatto almeno due errori.
Avevo sbagliato una mano in cui penso che forse potevo prendere di più con set. Poi avevo perso una mano contro Eli Elezra che potevo anche quella giocare differentemente, l’ho persa e ci ho perso cinquantamila o sessantamila dollari. Ho voluto fare la mossa ma potevo anche non farla. Poi ho rifatto la mossa con Tom Dwan perché pensavo che potesse farla lui, ho sbagliato ed è stato un errore che mi è costato la partita. Un errore grave. Poi io sono della opinione di Patrik Antonius, per una analisi sicuramente più valida è necessario un campione più alto.
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Il fascino delle telecamere
Dopo aver confermato che quella perdita di duecentomila dollari è stata la sessione più negativa della sua carriera, Dario ha risposto alla domanda di Carlo Savinelli sulla pressione delle telecamere in una partita high stakes come quella:
Le telecamere mi piacevano, erano parte di quella di dimensione di gioco, le vedevo come un tuttuno con la partita. Il prodotto era quello e penso di essere entrato in quel contesto anche se alla fine ho perso. Secondo me erano un fattore per tutti, anche il più forte di tutti cioè Tom Dwan le vedeva come un fattore.






