FDI e la ludopatia ridotta a “Devianza giovanile”. Cosa c’è di più sbagliato?

Ago 24, 2022

Un post sui social del partito Fratelli D’Italia – in piena campagna elettorale – ha fatto discutere parecchio il popolo italiano in questi ultimi giorni.

In una forma così sintetica da far perdere di vista il contenuto del messaggio, una lista di cosiddette “Devianze giovanili” include tra le varie anche la ludopatia che, si deduce dal post, si potrebbe contrastare con sport e cultura.

Grinderlab è una testata che si occupa di poker, ed è per questo che cercheremo di non dare un giudizio politico o di alcun genere che non sia strettamente correlato con l’argomento che ci tocca in primo piano.

 

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Dopo droga, alcolismo e tabagismo, la quarta “devianza giovanile” riportata nel post di FDI è appunto la ludopatia. È un tema che noi trattiamo molto seriamente, senza fare orecchie da mercante: la dipendenza da gioco d’azzardo è una condizione problematica, che cerchiamo sempre di contenere raccomandando gioco legale e responsabile.

Sminuirla definendola “devianza giovanile” è già un problema di per sé: la differenza tra patologia e devianza è abissale, e ci auguriamo che su questo non abbiamo bisogno di ulteriori spiegazioni, nemmeno sulla matrice psicologica che divide la vittima dal colpevole in queste due parole.

L’aggettivo “giovanile” poi quasi sottintende che sia un comportamento esclusivo dei ragazzi, una di quelle cazzate che si fanno quando manca l’esperienza per stare al mondo. Purtroppo questa patologia non conosce reali differenze di età e colpisce anche gli adulti e gli anziani, spesso con conseguenze economiche ben peggiori.

Estrapolate da un possibile discorso più ampio, le parole “Devianze giovanili” accostate a quella lista di problemi tra cui il gioco patologico, sono a tutti gli effetti pura disinformazione.

Come sottolinea Giorgio Bertola, consigliere regionale pentastellato piemontese, “[…] dimostrando una imbarazzante ignoranza sul tema. Tanto per cominciare il termine “ludopatia” non è corretto, perché la patologia si chiama “azzardopatia” o gioco d’azzardo patologico. In secondo luogo, è una questione che riguarda i giovani solo in parte.” (fonte: pressgiochi.it)

 

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Un’altra cosa su cui vorremmo focalizzarci è la banale e semplice soluzione proposta da Giorgia Meloni. Anche qui ci auguriamo che si tratti di una sintesi dovuta alla comunicazione social, ma pensare di risolvere la ludopatia “con sport e cultura” è delirante a dir poco.

Gli effetti dell’attività fisica sul benessere mentale sono assolutamente veri e confermati, ma di certo non sono una panacea per complicazioni simili. La cultura può fare la sua parte, per esempio conoscendo la statistica del gioco, il funzionamento della dipendenza eccetera, ma suggerire che insieme siano una cura definitiva alla patologia è semplicemente sbagliato.

E per finire lo scivolone, se non di pensiero quantomeno comunicativo, di Letta che inneggia al tutto con l’hashtag #VivaLeDevianze.

Oltre a confermare lo sminuimento di patologie al semplice “devianze”, addirittura acclamarle come fossero cose buone e giuste. Ci auguriamo davvero che il deputato del PD si sia perso la lista dei disturbi a cui ci si riferiva e stesse pensando ad altre cose.


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