Le dinamiche degli hero call ai tavoli finali: una mano spiegata da Jonathan Little

da | Ott 14, 2024

Jonathan little aces

Sappiamo che nei tavoli finali dei tornei di poker le dinamiche cambiano rispetto alle fasi precedenti.

Quando ogni azione può avere effetti monetari, il valore atteso in chips non è sufficiente a stabilire la profittabilità di una giocata.

I giorni scorsi il coach statunitense Jonathan Little ha dedicato un focus agli spot dei tavoli finali sulle colonne del portale CardPlayer: vediamo subito.

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Connectors su tribet

Per la sua analisi Little prende a esempio una mano di cui è stato protagonista di recente. Siamo al primissimo spot di un tavolo finale da 10.000$ di buy-in su blinds 3.000-6.000 con big blind ante.

Con uno stack di 640.000 chips Little apre 17.000 da cutoff 67, ricevendo la tribet a 57.000 del giocatore loose aggressive big blind. Little chiama.

Sia chiamare che foldare preflop sono delle opzioni valide, e se pensassi che il mio avversario potrebbe foldare a una fourbet abbastanza spesso, allora anche la fourbet diventerebbe una opzione accettabile. Davvero, tutte le opzioni hanno senso. In generale sono contento di vedere i flop in posizione con un range ampio composto da mani premium e mani con implied odds. In questa maniera gli avversari hanno vita difficile a giocarti contro perché per loro sarà difficile assegnarti un range.

 

Quando si apre bilaterale

Flop 953 , oppo in cbet 48.000 su pot di 123.000, chiama Little.

Secondo il coach statunitense, questo è un flop in cui bisogna chiamare con tutto il range.

Voglio chiamare con i set, con mani marginali come 10Χ10Χ e 10Χ9Χ perché se rilancio e ottengo ulteriore azioni potrei trovarmi in brutte acque. Voglio chiamare coi miei progetti perché se rilanciassi e il mio avversario andasse ancora sopra dovrei foldare, e se chiama non avrei modo di capire se proseguire in bluff nei casi in cui non chiudessi il mio draw.

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Chiamare per implied

Turn Q oppo bet 104.000 su pot di 219.000, call. Il call di Little qui è dettato soprattutto dalle implied odds.

A questo punto è chiaro che il mio avversario si vuole preparare a una pot-sized-bet al river. Per questo io voglio chiamare con i miei progetti per realizzare le grandi implied odds al river. Potrei andare all-in al turn ma se avessi una mano premium non avrebbe troppo senso perché farei foldare il mio avversario se lui sta seguendo un progetto. Se pensassi che il mio avversario potrebbe foldare un gran numero di volte, forse perché sta tribettando preflop troppo, il raise diventerebbe una opzione migliore del call.

 

Un fold sofferto

River 7, oppo pusha all-in per 431.000 su pot di 427.000.

Little qui dice che è una decisione difficile dal momento che perde da tutte le mani premium e vince contro tutti i bluff, per la maggior parte composti da progetti poi non realizzati.

Il professionista dice di dover determinare quanto spesso l’avversario può bluffare e vedere così se le pot odds del call sono sufficienti. La stima dipende anzitutto dalla strategia avversaria nel preflop.

Se sta tribettando un range lineare composto per la maggior parte da carte alkt, dovrebbe avere pochi bluff, a meno che non usi mani come AΧJΧe AΧ10Χ come bluff. Se invece sta tribettando un range polarizzato tra mani premium e mani spazzatura – e io pensavo che fosse questo il caso – allora può avere molti progetti mancati con carte come A2, K8 e 84.

Little aggiunge che la situazione è ancora più dura perché è difficile determinare le frequenze con cui l’avversario tribetta le mani spazzatura: con una mano come 84, per esempio, potrebbe andare in tribet preflop solamente una volta su quattro.

Secondo i calcoli del pro statunitense, se l’avversario bluffasse tutte le mani candidate a dei bluff sensati, avrebbe in totale 38 combo di bluff. Se oppo bettasse per valore tutte le mani candidate a delle valuebet, allora il suo range al river sarebbe composto al 63% da value bets e al 37% da bluff.

Siccome per pot odds il punto di break even del call è al 33%, dovrei chiamare. Ma siccome è una mano di final table, allora dovrei chiamare un po’ più tight per le implicazioni monetarie del call, ma anche in questo caso il call resta accettabile. Però è sempre possibile che il mio avversario non giochi il suo range in questa esatta maniera.

Little fa poi dei calcoli negli scenari in cui l’avversario ha un range di tribet preflop ancora più ampio o non polarizzato. Il range di bluff al river dell’avversario potrebbe passare da un massimo del 48% a un minimo del 31%: in questo secondo caso il fold sarebbe sicuramente la migliore opzione.

Una decisione davvero close. Siccome diversi degli altri giocatori al tavolo non avevano molto esperienza, e foldando sarei rimasto con 72 big blinds, alla fine ho deciso che il fold fosse la migliore opzione. Ma dopo aver foldato non ero contento di me stesso. Il mio subconscio urlava che avrei dovuto chiamare ma non l’ho fatto. Quando succese ciò è importante silenziare quella voce interiore e continuare a giocare il tuo miglior poker.

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