Il rapporto studio-gioco ideale

Feb 2, 2024

Studi abbastanza? Probabilmente la risposta è no. Nel poker ovviamente giocare è essenziale, ma il valore dello studio spesso viene messo in secondo piano probabilmente perché meno divertente e privo di gratificazioni istantanee. I suoi effetti si fanno vedere nel tempo.

Eppure nessuno sportivo può passare la sua vita a giocare e basta senza allenarsi. Perché il poker dovrebbe essere diverso?

Andiamo a vedere, ispirati dalle parole di Dara O’Kearney, quanto si dovrebbe davvero studiare il gioco.

 

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Il rapporto studio-gioco, secondo Dara, muta nel tempo a seconda della situazione in cui ci si trova: all’inizio dovrebbe essere un 80%/20% a vantaggio dello studio, per iniziare subito facendo il minor numero di errori e creando la sana abitudine di studiare tanto.

Con il tempo questo rateo può abbassarsi, nel momento in cui battiamo il field. Anche un 50%/50% va bene, l’importante è non scendere sotto il 20%/80%.

Salendo di livello, però, si innesca il meccanismo contrario: agli high stakes lo studio torna fondamentale e si riprende l’80% del tempo impiegato a poker, arrivando anche al 90%. Si dice che David Peters passi 16 ore al giorno sui solver.

Se vi sembra troppo, in realtà la cosa ha perfettamente senso. Ovviamente i grandi campioni hanno già imparato a sufficienza la teoria del gioco, ma approfondire ogni dettaglio e ogni sfumatura permette di proteggersi dagli errori costosi.

 

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Gli errori sono infatti il più grande nemico in una partita a poker. Immaginate di essere un giocatore dei microlimiti, abbastanza bravo da crushare il field, ma ogni… 1.000 mani (per esempio) vi capita di incaponirvi in un bluff senza speranza o provare un hero call che si poteva evitare e perdere uno stack.

Vincendo 10bb/100, in 1.000 mani vincerete uno stack in media, ma con quell’errore scenderete a break even. E non parliamo di quanto possa essere costoso uno sbaglio in MTT!

Agli alti livelli sono molto rari errori di questa portata, ma sbagli di minor entità possono avere ripercussioni molto più grandi, visto che i winrate sono più bassi contro avversari più forti. Per fare una metafora, è come se una macchina rallentasse di 20km/h per una manciata di secondi: nel traffico non cambierebbe nulla, in Formula 1 farebbe la differenza tra primo e ultimo.

Lo studio quindi è sempre essenziale: agli inizi per aprirsi la strada verso il successo, e poi per imparare a rimanere i migliori, senza sbagliare e aspettando gli errori altrui. Alla lunga il poker è un gioco di resistenza, dove bisogna semplicemente essere gli ultimi a sbagliare. Buon lavoro!

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