Potrebbe essere uno dei segreti di Isaac Haxton? Il grande professionista americano, numero 9 della All Time Money List e da molti definito il giocatore più preparato in circolazione, ha espresso un concetto interessante nel podcast di Jonathan Jaffe.Â
Per riassumere brevemente, “Ike” ritiene che un approccio allo studio focalizzato sulle mani importanti possa rivelarsi anche dannoso. Il segreto? Essere spinti dalla curiosità , approfondire il gioco con questo unico motivo.
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Curiosità > perfezionismo
Jaffe tira fuori una vecchia citazione di Ike che gli è rimasta particolarmente nel cuore:
“Conosco molte persone che prendono gli errori molto più duramente di me e rispondono cercando la risoluzione di quello specifico problema. Si assicurano che non commetteranno mai più quell’errore. Funziona per molti, non voglio criticare quella strategia.
Sembra che in alcuni casi provino una quantità inutile di dolore verso la questione. Non penso che sia esattamente problematico tutto il tempo, ma può esserlo. Una persona può diventare ossessionata da un errore che commette in uno scenario esotico e passare molto tempo su un problema non molto importante.
Penso di essere guidato dalla curiosità un po’ più che da un perfezionismo competitivo, un po’ più di molti dei miei coetanei. E penso che questo mi abbia aiutato molto. Rende le cose più divertenti e rilassanti affrontarle in quel modo.
Non che questo mi renda immune alle strade inefficienti che ho descritto. Posso fissarmi anche solo sul commettere un errore specifico che può essere impetuoso anche per me. Penso che siano solo personalità diverse e non penso che una sia migliore o peggiore.”
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Il pensiero di Ike Haxton
“Mi riferivo all’archetipo esempio di chi finisce per fissarsi con una mano che fa male a livello emozionale. E investe molte energie verso qualcosa che non necessariamente ha tutto questo valore.
Fai un big call o un big bluff in un 4-bettato, una decisione al river in uno spot estremamente specifico. Non sai se hai fatto bene o fatto male, e alla fine perdi, quindi ti senti male.
Allora poi ti svegli, tiri fuori la sim più vicina a quello spot che riesci a trovare, scavi nel game tree fino al tuo nodo specifico, trovi la tua combo esatta… e magari era un buon call e sei sollevato, o forse ‘Merda, sembrava una buona mano per chiamare ma in realtà perde 8bb‘, su un piatto da 200bb.
Non è così scontato che sia un errore importante da cui puoi imparare molto. Forse è uno spot dove chiamare con Q-J contro il computer è terribile e chiamare con Q-T è ok. Magari a volte per ragioni molto specifiche hanno qualche bluff con K-J e non ne hanno con K-T, ma il tuo avversario umano probabilmente non gioca davvero così.
Magari se aggiusti stack e size per avvicinarti sempre di più al modello reale, improvvisamente non è nemmeno più vero. Sono cose molto sensibili a piccoli cambiamenti, e non imparerai nulla che lo generalizzi.
La tua intuizione nel momento, magari il pensiero che l’avversario bluffi un po’ più di quanto dovrebbe, alla fine potrebbe anche avere più valore di questi concetti esoterici di come interagiscono i kicker.
Penso che tu ti stia fornendo un disservizio a passare troppo tempo a sbattere la testa contro il muro provando a trovare una giustificazione dal computer per il modo in cui hai giocato e sentirti meglio.
A volte questo genere di indagini ha in effetti valore e contiene qualcosa che si può generalizzare, ma penso che spesso sia un inutile tipo di perfezionismo.”






