Jaffe: “Ero il numero uno, i solver mi hanno buttato giù. Ma sono tornato”

da | Set 17, 2026

jonathan jaffe

Jonathan Jaffe è un volto decisamente noto a queste pagine e al mondo pokeristico in toto, visto che ha accumulato quasi 23 milioni di dollari su Hendon Mob ed è una presenza fissa ai maggiori eventi High Roller live.

Quello che forse non tutti sanno è che già venti anni fa Jonathan era un grinder di gran successo, specializzato in heads up cash game, disciplina in cui conosceva pochi (o nessun) rivale. Poi, però, si è separato dal poker per anni, una conseguenza dell’avvento dei solver che hanno reso la competizione inaffrontabile. Ma come e perché è tornato in questa nuova veste?

In questo podcast di GTO Lab con i colleghi e amici Nick Petrangelo e Daniel Dvoress scopriamo la storia, ma anche molte altre curiosità interessanti.

 

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Senza solver, nulla sarebbe cambiato?

Petrangelo: “Prima dei solver imparavi solo per ‘trial and error’ e intuizione, e fino al 2010 non serviva altro. Se le cose fossero rimaste così, saresti rimasto tra i top al mondo? E se avessi iniziato con i solver da subito, saresti riuscito a rimanere il migliore?” 

Per la prima domanda, se sarei ancora tra i migliori se i solver non fossero mai esistiti, la risposta è no a causa del volume. Anche al mio apice giocavo circa il 20% dei games degli altri top heads up player.

Ma per quanto riguarda se avrei mai imparato roba da solver… ci pensavo l’altro giorno. Non so come rispondere, è un cambiamento così fondamentale.

Non avevo proprio il “linguaggio”, non avevo background di teoria del gioco. Da quando conosco i solver, ora, è tutto molto più chiaro.

 

Perché non cambiare disciplina?

Uno degli host interviene con una domanda molto logica: se il gioco si fa duro, perché non cambiare gioco? Quittare dopo essere stato all’apice sembra una cosa piuttosto sciocca!

Dvoress: “Quando sono arrivati i primi solver, o anche i primi HUD, ci si è trovati davanti a due scelte: usare gli strumenti, o cercare un ambiente dove quegli strumenti sono meno necessari. 

Come mai non hai pensato a passare a una disciplina che avesse meno bisogno, o almeno più in là nel tempo, dei solver? Mi viene in mente il PLO naturalmente.”

In un certo senso l’ho fatto, sono “retrocesso” e ho cominciato a giocare tornei quando nessuno dei migliori giocatori era un giocatore di tornei.

Magari alcune delle migliori menti segretamente lo erano, ma i veri crusher erano cash gamer high stakes.

I tornei non avevano stake abbastanza alti per essere attraenti, e giocavi in field così soft che non era possibile affilare abbastanza le unghie per essere uno dei migliori.

Sembra incredibile oggi pensare che i top player una volta snobbassero i tornei, vero?

 

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Meno divertente, ma non difficile

Come dicevamo, Jaffe per un periodo si è separato dal poker professionistico, preferendo godersi la vita in Florida tra la sua ragazza, il golf – e sì, qualche capatina cash game privata. Il grande ritorno sulla scena, sui palchi delle Triton, la deve proprio al collega Petrangelo.

Jaffe lo racconta qui, rispondendo a una domanda sul suo diverso approccio al gioco da quando è tornato. Meno incentrato sull’essere il numero uno, e lasciandosi lo spazio per vivere la vita. In qualche modo tutto ha funzionato ancora meglio così!

C’è più di qualcosa che mi ha spinto lontano dal perseguire il poker nel modo più competitivo possibile.

Una su tutte è stato fare un passo indietro, vedere il grande schema delle cose e chiedermi: “Aspetta, quanto è importante diventare un po’ più bravi a questo gioco rispetto a tutte le altre cose che voglio fare nella vita e che mi portano felicità definitiva?” 

Una meno “da saggio guru” era semplicemente: “Aspetta: ero su un trono, sono stato buttato giù, non mi sono sentito bene al riguardo, e mi sono comportato come un bambino. Non voglio perdere tempo per risalire da qualunque posto mi trovi nella gerarchia.” 

Poi tu (Petrangelo) per anni mi hai continuato a dire “Dai, vieni a giocare! È pieno di gente senza tutto questo talento, [si riferiva alle Triton ndr…] devi solo imparare il c***o di preflop e in un paio di mesi sarai in grado di spaccare tutto.”

Sapevo che non dicevi per dire, e io ho un grande ego sul mio talento, quindi dopo aver studiato un po’ mi sono detto: “Sì, molte di queste cose per cui gli altri sono meglio di me sono solo memorizzazione!” Non era altrettanto divertente per me, ma nemmeno così difficile come temevo.

Questo mi ha motivato e mi ha fatto sembrare divertenti le Triton, e il resto è storia. Quindi direi: parte ego verso il mio talento, e parte noia. 

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