Jonathan Jaffe: “Mio padre mi diceva quando arrivavano i fish online”

da | Set 21, 2026

jonathan jaffe

Pochi giorni fa abbiamo scritto un articolo su Jonathan Jaffe, dove accennavamo ai suoi esordi come Heads Up Player raccontati da lui stesso sul podcast GTO Lab.

Per coincidenza, lo stesso Jaffe ha appena pubblicato un articolo su poker.org in cui rivela qualche curiosità in più su quei tempi. Una tra tutte, che abbiamo trovato divertente, è quella che ti ha spinto a cliccare per il titolo!

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Come erano gli Heads Up High Stakes

Prima di raccontare la storia di come il papà di Jaffe supportava la carriera del figlio, vogliamo dare un po’ di contesto per chi ha iniziato a giocare a poker in tempi troppo lontani da quelli degli Heads Up High Stakes dot-com. Non che sia strettamente necessario, ma era una bella storia e dà un’idea di quei tempi.

A cavallo del 2010 – questa storia di Jaffe inizia nel 2007 – gli Heads Up online erano IL terreno di guerra per antonomasia. C’era traffico, sfida, ambizione, ed era probabilmente il suolo più difficile su cui giocare. Insomma, roba da veri duri.

Cash Game o Sit&Go che fossero, la cosa più curiosa degli HU di quei tempi era l’ecosistema del field, che ricorda una battaglia per il controllo del territorio. 

Quando si gioca in due è sconsigliatissimo sfidare uno più forte di te. Non ci vuole un genio dell’EV per capire che nel long term si tratta di una scelta perdente.

Quindi chi si rivelava il migliore sul campo tendeva a prendere il controllo dei tavoli HU, registrandosi a tutti quelli disponibili in attesa che arrivasse un avversario – un fish.

Chi non era il top player del livello aveva due possibilità: aspettare che il migliore se ne andasse, o farsi le ossa e andare a sfidarlo, nella speranza di prevalere e “diventare il boss”.

Per il resto, si poteva solo aspettare lo spot ideale, ovvero un “fish” registrato a un tavolo HU in attesa di un avversario. Momento tanto raro quanto prezioso per un grinder della specialità, ed è proprio qui che arriva l’asso nella manica di Jaffe.

 

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“Mio padre, la mia arma segreta”

Jaffe racconta come nel 2007 alla PokerStars Carribean Adventure avesse vinto $27.500 grazie a uno swap di quote con un collega headsuppista, e quella vincita, più fortunata che di skill, lo convinse a provare qualche shot di tanto in tanto.

HU da $500 o $1.000 quando il tavolo era soft, fino a un colpo al S&G da $5.000, fortunatamente vinto. Dopo un paio di mesi, però, Jaffe ci riprova e perde due partite per un negativo di -$10.000. 

Questo lo porta – correttamente – a scendere ai $100 e $200 e grindare come un forsennato per recuperare la sconfitta.

E qui entra in gioco il signor Jaffe senior. Non era interessato al gioco del poker di per sé, ma era molto coinvolto dalle storie e dalle trame del mondo Sit&Go Heads Up.

Il padre di Jaffe quindi stava a monitorare le lobby vuote “con una vigilanza da falco” e appena notava un nick non familiare nelle lobby di stake più alti ($2.000 e $5.000) telefonava immediatamente al figlio.

“Jonathan! Vai al computer! C’è un tizio russo mai sentito nella lobby del $5k!” 

Questo sì che è supporto! E gli effetti si sono fatti notare:

Stimerei che le telefonate di mio padre erano responsabili per più del 20% dei miei guadagni in questo lasso di tempo.

Da psichiatra che ha sempre fortemente odiato stare in chiamata una settimana al mese, mio padre ora aveva un figlio continuamente in call. Per me era esilarante.

Ogni volta che il mio telefono ha suonato nel corso dei dieci anni successivi, ho sempre sperato di vedere l’ID chiamata con la scritta “Papà”.

Da quel momento iniziò la vera ascesa di Jaffe, che trovò nei mesi successivi record di vincite sempre più alti. E il resto è un’altra lunga e avvincente storia.

 

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