La BET nel poker: quando e perché puntare nel Texas Hold’Em

Mar 1, 2021

La BET nel poker: quando e perché puntare nel Texas Hold'Em

L’unico modo per vincere a poker è diventare esperti in ogni suo aspetto e non commettere errori. Più facile a dirsi che a farsi. Ma se siete alle prime armi potrebbe farvi comodo capire quando e perché può essere il caso di effettuare una bet.

 

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Cos’è la bet nel poker

La bet nel poker è semplicemente l’azione di puntare, ovvero mettere delle chips nel piatto quando nessuno prima di noi ha fatto azione in quel turno. 

Sapere come e perché puntare è essenziale per essere giocatori vincenti, e ai giocatori alle primissime armi a volte succede di puntare “a caso“, commettendo alcuni degli errori più comuni nelle bet che puoi trovare in fondo all’articolo.

 

Se e quanto puntare

Per sapere se è il momento giusto per piazzare una puntata, dovremo farci prima di tutto alcune domande:

  1. Cosa voglio ottenere da questa bet?
  2. Quanto dovrei puntare per ottenere ciò che voglio?
  3. Ci sono alternative migliori?

 

1. Cosa voglio ottenere: bet per valore o in bluff?

Prima di tutto dobbiamo capire quale è lo scopo della nostra puntata:

  • vogliamo aumentare il piatto per vincere di più? VALUE BET (approfondimento)
  • vogliamo far abbandonare la mano all’avversario e intascare il pot? BLUFF (approfondimento)

È importante capire il fine ultimo della mano perché, in correlazione alla terza domanda, non è sempre il momento di puntare:

  • se vogliamo puntare per valore ad esempio, ma abbiamo un punto molto debole, ci converrà più frequentemente checkare
  • se stiamo puntando in bluff ma abbiamo un po’ di valore di showdown rischiamo di far passare le mani che comunque battiamo e farci chiamare solo da quelle che ci battono.

Inoltre non sempre è lo spot giusto per bluffare, ad esempio quando il board si connette molto bene con il range del nostro avversario, o quando non abbiamo mezza chance di vincere allo showdown possiamo tranquillamente arrenderci.

 

2. Quanto dovrei puntare?

Non troverai risposta in questa guida, lo diciamo subito. Le strategie e le variabili sono tantissime, e non esiste una risposta assoluta. Sicuramente però rifletterci prima di effettuare la puntata non fa male.

Una volta compreso cosa vogliamo ottenere, dobbiamo immaginare il range di mani dell’avversario, e capire grosso modo quanto sono disposte a chiamare al massimo le sue mani migliori davanti a una nostra value bet, o quanto spesso folderà se stiamo bluffando.

L’obiettivo sarebbe trovare la size più alta che riceve più call se stiamo puntando per valore, e la size più bassa che ottiene abbastanza fold se stiamo bluffando.

Consiglio per neofiti: tenetevi alla larga da size come 1 big blind se il pot è già sostanzioso, e da all in di 90 big blind quando il pot è di 25. Le bet più comuni si aggirano tra metà pot e pot.

Per i principi base di pot odds e fold equity, rischierete di non far sbagliare abbastanza i vostri avversari.

 

Ci sono alternative migliori?

Ricordate che non siete obbligati a puntare: potete andare allo showdown anche senza estrarre infinito valore da una mediocre coppietta, o potete arrendervi con il vostro 7-2 senza vergogna.

Se alle domande precedenti non hai trovato una risposta che convince appieno, potrebbe essere il momento di checkare.

Potrebbe essere il momento di checkare anche se sai che ci sono strategie che potrebbero farti fare più soldi. Per estremizzare, se il tuo opponent va all in ogni volta che noi non puntiamo al flop, allora vorremo checkare sempre i nostri punti migliori, pronti a chiamare la sua puntata. Puntare in quel caso allontanerebbe soltanto le nostre vincite!

 

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I diversi tipi di puntate

Non vorremmo confondervi con questo sottotitolo: esiste un unico modo di puntare, che è mettere dei soldi nel piatto, ma a seconda del modo, del momento, della size, ci sono diverse sottocategorie.

Dopo le già nominate value bet e bet in bluff, ne vedremo ancora un paio per familiarizzare:

 

Continuation bet

La continuation bet è una puntata fatta nelle varie street (flop, turn e river) dopo essere stati gli aggressori preflop. Non ha caratterizzazione per forza di bluff o valore, che spesso sono proporzionate e bilanciate.

Una continuation bet può andare avanti massimo per tre round, e ne esistono variabili come la “delayed continuation bet“, un check al flop per puntare al turn.

Hanno tutte idee e rappresentazioni diverse, che imparerete a conoscere con il tempo.

 

Donkbet (Lead)

La donkbet può essere considerata l’opposto della c-bet in un certo senso. Si può fare solo se non siamo gli aggressori della mano, e quindi abbiamo chiamato un raise preflop, e siamo fuori posizione, ovvero primi a parlare.

Tempo fa la donkbet rappresentava solo forza e preveniva le frequenti c-bet degli avversari, rendendola una mossa poco intelligente (da lì il nome). Poi con il tempo anche questa move si è raffinata, e in alcuni casi può mandare in crisi gli avversari e ottenere buoni risultati.

 

Overbet

L’overbet invece si riferisce solo alla size della puntata: è un’overbet quando punteremo più di quanto contenuto nel pot.

Ha i vantaggi di estrarre molto valore in caso di call, ha una grande fold equity, ma ha il rovescio della medaglia nel far foldare troppo spesso quando abbiamo valore, o perdere molti soldi quando ci pizzicheranno in bluff.

 

Underbet

Esattamente il contrario della precedente: solitamente l’underbet ha una size inferiore a metà pot, ad esempio 33% o 25%, e ha esattamente gli opposti vantaggi e svantaggi dell’overbet.

Imparare quando usare queste due size anomale però, può regalare belle gioie!

 

Blocking bet

La blocking bet è una puntata “tattica”, perché serve a prevenire le puntate avversarie e a decidere (o quantomeno provarci) il costo per proseguire nella mano.

Ad esempio, con una mano debole, media, o che ha bisogno di migliorare, possiamo prendere l’iniziativa e puntare 50% del pot, sapendo che l’avversario punterebbe 100% e potrebbe renderci tutto più costoso o addirittura portarci a foldare.

 

Thin value bet

Ricordate quando abbiamo detto che con un punto non fortissimo può essere meglio checkare dietro? Non è sempre così. In determinate dinamiche potremmo trovarci in una situazione dove sappiamo che il nostro avversario bluff catcherà molto spesso.

Per la cronaca, il bluff catch è il call con un punto marginale o addirittura scarso, fatto con il solo scopo di pizzicare l’altro in bluff.

Se abbiamo coppia di 2 ma sappiamo che l’altro con carta alta Asso ci chiamerà spesso… via con le puntate!

 

Alcuni degli errori più comuni nelle bet

Non sapere se stiamo puntando per valore o per bluff

A volte con una mano di valore medio, o dopo un’action della mano particolare, molti principianti si trovano a puntare senza sapere bene quello che vogliono come risultato.

Speriamo che il nostro avversario foldi le mani migliori della nostra e chiami le peggiori? Sarebbe bello, ma non credo che succederà. Meglio perdere qualche secondo in più e capire se può avere più senso checkare.

 

Utilizzare una size sbagliata

In particolare ai livelli più bassi accade che i nostri avversari non prestino particolare attenzione all’entità della nostra puntata. Questo vuol dire che spesso potremo estrarre più valore dalle nostre bet per value, e/o potremo ottenere un discreto numero di fold rischiando molto poco.

Attenzione comunque a non limitarvi a questo ragionamento: analizzate i vostri avversari prima di bluffare con una bet di 1bb o cercare di massimizzare il vostro set con una bet pari a 3 volte il pot.

 

Essere “scarati”

Questo è un sottoparagrafo dell’errore sulle size: non aver paura di mettere una buona fetta dei tuoi soldi in una puntata solo perché hai paura di perdere la mano. Se sarai migliore dei tuoi avversari uscirai vincitore dalla maggior parte delle mani, e quella bella size abbondante come se ne va prima o poi torna nel tuo stack.

Lo stesso concetto di “paura” non va applicato in maniera troppo leggera sulle value bet: se abbiamo il punto nuts potremmo avere paura di non guadagnare neanche un centesimo, e abbasseremo la size per estrarre almeno un po’ di valore in più.

Il concetto di per sé ha una sua logica: se immaginiamo che una size pari al pot porterà sempre l’avversario a passare, allora scendiamo e troviamo una bet che lo possa indurre a chiamare con alcune mani perdenti. Ma non esagerate. Cercate la bet più alta che lui sarà disposto a pagare.

 

Puntare per “vedere dove si è nella mano”

Errore classico dei principianti, sembra logico cercare di carpire informazioni per prevenire ulteriori perdite o poter trarre più profitti.

In realtà la bet per info solitamente si applica con mani di medio valore, e spesso ha l’effetto collaterale di allontanare chi battiamo e far rimanere nella mano (e con un pot più grosso) chi ci batte. Spesso può essere più profittevole un check-call.

 

Essere “face up”

Essere face up nel poker significa “facili da leggere“. Stiamo commettendo qualche errore che ci rende un libro aperto agli occhi dell’avversario.

Se puntiamo solo con Top Pair o più, i nostri avversari lo capiranno e si adatteranno, ad esempio.

Se utilizziamo size diverse a seconda della forza della nostra mano poi, gli avversari più svegli potranno approfittarne in una maniera incredibile.

Alzare di molto la size quando siamo nuts può non essere un errore, perché permette appunto di estrarre il massimo valore possibile, ma se lo facciamo solo con il nuts, alla lunga anche l’avversario con il second nuts troverà un facile fold. Mixa qualche bluff giocato alla stessa maniera ogni tanto!

 


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