La storia di Stu Ungar raccontata da Carlo Lucarelli

Feb 8, 2024

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Del mito di Stu Ungar abbiamo parlato in lungo e in largo. Del resto è uno dei pochi meritevoli davvero del titolo di “leggenda del poker“, un po’ per i successi incredibili, un po’ perché i racconti delle sue skill erano probabilmente superiori alla realtà… esattamente come le leggende.

Uno dei più interessanti approfondimenti è stato quello della figlia Stefanie, che ha svelato lati della “persona” Stu, invece dei classici racconti sul “giocatore” Stu. Per chi non conoscesse però la biografia di Stu Ungar, oggi vi regaliamo un riassunto che potete godervi in soli dieci minuti, narrato dalla voce di Carlo Lucarelli.

 

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Il noto conduttore italiano, anni fa per Radio DeeJay, ha raccontato la vita di Stu in una breve narrazione che a nostro avviso è sufficientemente completa e romanzata “quanto basta”, perfetta per farsi affascinare e comprendere meglio la vita problematica di “The Kid”.

Essendo un portale dedicato al poker, però, abbiamo prima il dovere di correggere in anticipo alcune piccolezze riportate da Lucarelli… che ovviamente non può essere esperto in tutto!

Iniziamo ergendoci a favore del poker, quando Lucarelli dice “le carte non sono uno sport, sono un gioco”. Tralasciando il pensiero (che condividiamo) dell’esperto in giochi Dario De Toffoli: “Si utilizza il termine sport per nobilitare un’azione, perché il gioco ha minor nobiltà sociale rispetto alla parola sport”, va detto che l’IMSA, ente preposto a questo genere di delucidazioni, ha classificato il poker come sport mentale, al pari del bridge e degli scacchi.

 

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Un’altra imprecisione riguarda la storica scena di Stu Ungar che ha memorizzato l’ordine di sei mazzi di carte di un sabot di blackjack, con $100.000 in palio: la cosa è successa davvero, ma viene raccontata in più modi. Quello più “logico” lo rivelò Mike Sexton: “Stu attribuiva un valore da 1 a 52 a ogni carta, e conoscendo quindi il totale (1.378) bastava sottrarre la somma di tutti i valori usciti per scoprire quale fosse l’ultima carta del mazzo”. Insomma, dimostra più furbizia e conoscenza di tecniche mnemoniche, che vera memoria fotografica, e in ogni caso contare le carte a poker non aiuta.

Bellissima invece la conclusione del video che puoi vedere qui sotto, che riassume meglio di qualunque altra la vita di Stu: “Una storia incredibile perché paradossale. La storia di uno che vince sempre, ma più vince più perde, ritrovandosi al punto di partenza.” 

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