Abbiamo tutti ancora negli occhi e nel cuore l’incredibile secondo posto di Dario Sammartino al Main Event WSOP 2019.
Immagini indelebili che resteranno per sempre nella memoria degli appassionati italiani di poker. Quello che non molti sanno è cosa fece Dario subito dopo quel runner-up che gli portò sei milioni in cassa.
A far luce ha pensato Gabriele ‘Galb’ Lepore che sui social ha raccontato cosa successe quella sera: chi pensava a champagne a fiumi e festeggiamenti fino a mattina, probabilmente resterà deluso.
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“Dietro c’è ben altro”
Il racconto di Galb prende spunto da un fatto di cronaca, i ripetuti secondi posti di Enrico Camosci agli High Roller EPT che hanno portato il bolognese a dire di essere ‘tiltato’ e di ‘runnare male’.
Ovviamente il riferimento era agli heads-up ma le dichiarazioni a caldo di Enrico hanno sollevato una ondata di indignazione social di quelle che possono montare solo quando le persone sono libere di pontificare dietro uno schermo e una tastiera.
Per chi è alle prime armi nel poker, vedere un giocatore deluso dopo aver vinto 1,3 milioni può sembrare un insulto alla povertà, ma dietro c’è ben altro.
Ed è proprio con il racconto di cosa successe la notte del secondo posto al Main WSOP di Dario Sammartino, che Lepore dettaglia quel ‘ben altro’.
L’acqua non fa ruggine
Riportiamo le parole di Galb dal momento in cui raccontano cosa successe dopo lo showdown che diede la vittoria del Main Event WSOP 2019 a Hossein Ensan.
Appena finite le foto di rito e gli altri rituali mediatici, Dario si allontanò dal tavolo con una decina di persone, me incluso. Non so se riuscite a immaginarlo: hai appena giocato per la gloria eterna, per milioni di dollari, per il titolo più ambito e sei arrivato a un passo dal sogno. Nella confusione più totale, finiamo nel corridoio principale e compriamo… Acqua. Giuro. Acqua. Non Dom Pérignon o Cristal come se non ci fosse un domani: acqua. Intanto tutti ci complimentiamo con Dario, qualcuno scherza, altri dicono come avrebbero speso quei soldi se fossero arrivati secondi loro. Dario ringrazia, sorride, riflette. Per 20-30 minuti non parla quasi mai, stretta di mano dopo stretta di mano, saluti, foto, congratulazioni… Finché qualcuno gli chiede: “Che vuoi fare adesso? Vai via? Rimani?”
“Vedere dove ho sbagliato”
Dal tenore del racconto di Lepore, le parole di Dario colsero di sorpresa i presenti.
Lui rispose serissimo che voleva andare a casa a riguardare l’heads-up per vedere dove aveva sbagliato. Aveva appena vinto 6 milioni di dollari, era arrivato secondo su 8.569 persone, a un passo dalla storia. Ma lui non pensava alla gioia, pensava a cosa gli era mancato per vincere. La sua mentalità da campione non gli permetteva di essere contento. Doveva fare quello che fanno i veri campioni: capire come fare meglio.
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La mentalità del campione è questa
Secondo ‘Galb’, il mindset del campione di poker è questo: un runner-up non può essere abbastanza perché chi arriva secondo è il primo degli sconfitti.
Chi ha quella mentalità non si accontenta. Nonostante io, personalmente, firmerei per fare secondo a tutti i tornei, chi ha quella fame sa di non aver ancora “vinto”. Nei tornei puoi incassare tanto anche senza vincere, ma il trofeo… quello no.
Chi ha la mentalità da campione vuole quello. Sa quanto tempo ha dedicato, a cosa ha rinunciato, quante volte si è chiesto se ne valesse la pena.
Quando gente come Enrico o Dario arriva seconda, non è contenta. Non ha ancora fatto l’ultimo passo. Ci sta criticarli, anche con ironia, e magari ricordare che nel mondo reale 1.3 milioni non sono proprio male. Ma odiarli perché esprimono una frustrazione sincera… quello mi sembra davvero fuori luogo.






