Il messaggio di Lucas Jumalon dopo la vittoria del Main Event WSOP: “Non ho mai smesso di crederci”

da | Ago 21, 2026

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Sono passati pochi giorni dalla vittoria che gli ha cambiato la vita, che ha reso il 22enne Lucas Jumalon il secondo campione più giovane nella storia del Main Event, alle spalle del solo Joe Cada, vincitore nel 2009.

Il successo dello statunitense è arrivato battendo il finlandese Lauri Saaskilahti in un heads-up durato appena 17 mani e gli è valso braccialetto e un assegno da dieci milioni di dollari, che scendono a quasi sei al netto delle Tasse.

Con un lungo messaggio pubblicato sui social, il neo-campione ha voluto raccontare cosa si nasconde dietro quel trionfo. Un testo intimo, quasi una lettera aperta, in cui Jumalon ripercorre i dodici anni del suo sogno inseguito fin da bambino, raccontando il percorso che gli è stato necessario per arrivare all’agognato traguardo.

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“Lo stesso desiderio da quando avevo 10 anni”

Il neo-campione apre il suo racconto tornando all’infanzia, quando già giocava heads-up (vedi foto in alto). Lì è iniziato il percorso che anni più tardi lo ha portato a mettere al polso il bracciale più ambito in diretta televisiva nazionale:

“In qualche modo, non è cambiato così tanto – scrive Jumalon – Ho ancora lo stesso indistruttibile desiderio di vincere. La stessa ossessione per il miglioramento. Lo stesso amore per questo gioco.”

Jumalon insiste poi sul gap tra quello che il pubblico vede e quello che resta nascosto:

“Quello che le persone vedono è il momento: le luci, le telecamere, il tavolo finale (…) Quello che non vedono sono tutti i momenti necessari per arrivare a quel punto.”

Ovvero “sconfitte, dubbi, dolore, lunghe notti a chiedermi se tutto quel sacrificio sarebbe mai valso la pena.”

Il percorso di Jumalon ripercorre il suo Main Event WSOP: prima di issarsi in vetta ai chipcount, Jumalon aveva rischiato di uscire già al day 1 del torneo, visto che a un certo punto si era ritrovato con 5.000 chips in dote, la dodicesima parte dello starting stack – tenendosi faticosamente a galla fino a chiudere la giornata nelle zone basse del chipcount con appena 7.400 chips.

 

La “Mamba Mentality”

Uno dei passaggi più personali del messaggio di Jumalon è dedicato al cestista Kobe Bryant, indicato dal neo campione del mondo di poker come uno dei riferimenti che gli hanno insegnato un certo tipo di mentalità:

“La Mamba Mentality non ha mai riguardato solo il volere vincere. Riguardava il lavoro che nessuno applaude, la disciplina quando nessuno guarda, la volontà di fallire, imparare, tornare e comunque pretendere ancora di più da te stesso.”

Per Jumalon essere riuscito a portare quella filosofia fino alla vetta del gioco che ama è “qualcosa che porterò con me per sempre.”

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Il ringraziamento al padre e il messaggio ai giovani sognatori

La lettera aperta di Jumalon ha forse la sua parte più commovente quando Lucas dedica un ringraziamento diretto al padre:

“Grazie per non aver mollato quando nessuno ti avrebbe biasimato se lo avessi fatto. Grazie per aver creduto prima che ci fosse qualsiasi prova che avresti dovuto. Grazie per aver preso ogni sconfitta, ogni lezione e ogni battuta d’arresto e aver comunque continuato a sostenere il MIO sogno.”

Da quell’esperienza personale nasce anche l’appello più ampio del messaggio, rivolto a chiunque stia inseguendo un obiettivo che sembra troppo grande, improbabile o lontano:

“Non lasciare che la distanza tra dove sei e dove vuoi essere ti convinca che non ci arriverai mai.”

 

Un successo costruito nell’ombra

Al di là del tono personale del messaggio, la cronaca della vittoria racconta un percorso altrettanto significativo sul piano tecnico.

Jumalon ha condotto il tavolo finale dall’inizio alla fine, un’impresa che dal trionfo di Koray Aldemir nel 2021 nessuno era riuscito a replicare.

Laureato in Business Administration and Data Analytics alla Grand Canyon University, il 22enne aveva iniziato a giocare home game da 0,25$/0,50$ durante gli anni universitari, per poi passare alle card room di Spokane, la città di cui è originario.

Un percorso, insomma, ben lontano dai riflettori, almeno fino a poche settimane fa. Il neo-campione ha scelto di raccontarlo al mondo per sottolineare la storia umana che ha reso possibile la sua sensazionale vittoria.

 

 

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