Il poker è come il Mondo, è bello perché è vario. E non solo per quanto riguarda il gioco giocato, ma anche per il gioco studiato.
Nell’ultimo post sul suo blog personale Mustapha Kanit ha spiegato il suo singolare approccio allo studio del gioco, che gli permette di migliorare un po’ ogni giorno.
In linea con il personaggio, il mindset di Musta al riguardo è abbastanza diverso da quanto abbiamo letto e sentito finora.
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Kanit a quattro carte
In apertura del post Musta spiega di essersi dedicato allo studio e al gioco dell’Omaha in prospettiva di partecipare a qualche evento a quattro carte anche alle World Series Of Poker.
Sul blog capeggia la foto di Kanit al fianco del nuovo compagno di team Gus Hansen (in alto) che nelle varianti non è proprio l’ultimo arrivato. Musta ha in programma numerosi viaggi nei prossimi mesi e dice di non vedere l’ora di conoscere posti nuovi e di entrare in contatto con le culture che li animano.
Secondo Kanit infatti ogni Paese ha un suo field le cui caratteristiche sono determinate dai tratti della cultura locale.
Penso che sapersi adattare alle varie situazioni, e allo stesso tempo adattare i nostri range in base alle informazioni che riusciamo ad ottenere, è una skill che può fare la differenza sul lungo periodo. Soprattutto se intendiamo giocare in luoghi diversi, con livelli di buy-in diversi, in cui incontriamo avversari eterogenei.
Al di là della teoria pura
Musta spiega poi che il suo metodo di studio va ben al di là dell’aspetto meramente teorico. Su questo assunto si è basata la sua ascesa all’inizio della carriera.
Nella prima parte della mia carriera non affrontavo l’aspetto teorico del poker come faccio oggi. Ho lavorato diversamente. Per sviluppare una strategia adeguata, dovevo avere un grande volume di gioco e fare molte revisioni post-sessione: annotavo mani e spot degni di nota, o anche mosse creative di alcuni avversari da cui volevo trarre ispirazione, per provare a riutilizzarli nella sessione successiva. Volevo sapere se quelle mosse potevano davvero funzionare, se erano un qualcosa di solido e come avrebbero potuto reagire gli avversari. Volevo anche capire i motivi di quelle giocate e trovare il modo di sfruttarle a mio vantaggio.
L’esempio del miniraise
Kanit fa poi un esempio per chiarire meglio quello che vuole esprimere parlando dei miniraise preflop.
In uno dei primi EPT che giocai al day 1 trovai al tavolo un avversario molto forte. Per rilanciare usava il miniraise mentre la size standard del field era tra 2.8bb e 3.5bb. Mi fece riflettere. Sono andato a casa e l’ho provato. Mi sono reso conto che i rilanci di 2,2 BB erano molto più adatti al field italiano. Per un anno sono stato l’unico a utilizzare le size che poi diventarono standard. Nel nostro lavoro dobbiamo sempre guardare a quello che fanno gli altri con la voglia di imparare da chiunque, di sfruttare ogni opportunità che si presenta per migliorare e adattarsi.
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Ogni input è buono per migliorare a poker
Fondamentalmente è questo il messaggio che Kanit vuole lanciare: gli input per migliorare a poker possono arrivare dalle fonti più inattese, l’abilità del pokerista sta nel recepire quegli input e lavorarci sopra per trarne qualcosa di utile.
Quando i colleghi mi vedono parlare con un giocatore ricreativo, mi chiedono perché gli dia ascolto. Ecco, per me conoscere il punto di vista e le motivazioni di qualcuno può essere davvero utile. Mi aiuta a capire il gioco di avversari che non mi trovo ad affrontare spesso, e di conseguenza a poter anticipare i loro processi di pensiero. Il nostro lavoro è difficile, la maggior parte del tempo siamo stressati: per il bankroll, per il gioco e per tutto il resto. L’unica cosa veramente utile che possiamo fare è guardare al lungo termine e fare in modo di migliorare in qualcosa ogni giorno, che sia da un punto di vista personale o professionale. Penso che gran parte di questo processo ha a che fare con il modo con cui ci relazioniamo con gli altri. In ogni viaggio, esperienza o giornata lavorativa non c’è un vantaggio solamente economico: i benefici vanno molto più a fondo del denaro vinto o perso.






