Quando esce una nuova Series di tornei online subito si sfoglia il palinsesto per decidere lo schedule. Poi disattendere il programma è un secondo.
Tra tornei con field abbordabili e quelli con una struttura che ci piace, alla fine ci si ritrova iscritti a molti più eventi di quelli programmati all’inizio, senza però avere la sensazione di aver sbagliato qualcosa. Anzi, saltarli sembrerebbe quasi lasciare valore sul tavolo.
Poi arriva il giorno del torneo. Chiudono le registrazioni tardive, gli eventi finiscono per sovrapporsi e da che avevi messo in conto di giocare al massimo otto tavoli, questi diventano dodici.
Secondo lo psicologo delle performance Alan Longo, alla base di questo comportamento c’è una sensazione da “ora o mai più”: la Series dura poco, i field sono buoni e, se si salta un torneo, si dovrà aspettare un altro anno per rigiocarlo.
Longo spiega però che questo meccanismo oggi ha sempre meno fondamento, visto che le Series si sono moltiplicate e allungate. Tanto che quelli che un tempo erano due o tre appuntamenti attorno a cui organizzare la stagione, oggi si susseguono senza sosta per mesi. La sensazione di urgenza resta sempre reale, ma la scarsità a cui essa si appiglia non lo è più.
Il tuo EV reale dipende dalla situazione
Per Longo, l’errore di ragionamento più comune è anche il più difficile da individuare perché in apparenza sembra corretto.
I giocatori parlano della redditività di un torneo come se fosse una caratteristica intrinseca dell’evento: “Questo torneo è +EV”, “Questo torneo ha un ROI elevato”.
Ma non sono numeri stampati accanto al buy-in. Quei numeri testimoniano le skill del giocatore mentre disputa quel torneo, e sono legati a condizioni precise come il numero di tavoli aperti, la quantità di tempo per ogni decisione, la determinata quota di attenzione residua da dedicare agli spot più complessi e così via.
“Se cambi le condizioni, quel numero smette di essere il tuo. Il torneo è rimasto lo stesso, le tue performance no – scrive lo psicologo.
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Cosa si deteriora davvero quando si aggiungono altri tavoli
Longo individua tre elementi di gioco che si deteriorano quando il numero di tavoli sale oltre la propria soglia gestibile in A-Game. Lo psicologo delle performance precisa che non hanno tutti lo stesso peso.
Il primo è il costo del passaggio da un tavolo all’altro. Ogni tavolo, spiega, costituisce un contesto mentale a sé determinato da avversari, profondità degli stack in gioco, fase del torneo, history…
Per agire correttamente bisogna avere tutto quel contesto ben presente, e ogni volta che si passa al tavolo successivo va ricostruito da capo.
Con 8 tavoli aperti quel costo si paga di continuo. Con 12 lo si paga più spesso e con meno tempo a disposizione a ogni passaggio.
Il secondo elemento riguarda quali decisioni si perdono per prime. Al punto di saturazione, osserva Longo, le mani semplici restano gestite bene: si folda ancora la parte debole del range, si effettuano ancora gli shove più evidenti.
A peggiorare sono le decisioni difficili: “quel river in cui la linea del tuo avversario acquista senso soltanto se ricordi che cosa aveva fatto due mani prima, oppure quello spot ICM che richiede qualche istante di riflessione in più”. Ed è proprio in quelle decisioni, sottolinea Longo, che sta il vantaggio competitivo di un giocatore.
Il terzo elemento è ciò che permette ai primi due di continuare a produrre effetti senza essere corretti: non ci si accorge che sta succedendo. Le ricerche sulla stanchezza e sull’alterazione del ritmo circadiano, ricorda Longo, mostrano che le persone sanno di essere stanche, ma questo non le porta a giudicare peggiori le proprie prestazioni.
La percezione soggettiva e il rendimento reale prendono strade diverse. Per questo la situazione è potenzialmente molto pericolosa, e la correzione non arriva spontaneamente.
Redditizio per chi?
Il valore presente in un field, ricorda Longo, deve provenire da qualche parte. Una parte arriva dai giocatori occasionali, ma durante una Series una quota consistente proviene anche dai regular che stanno giocando molti più tavoli di quanti siano realmente in grado di gestire al meglio.
Lo psicologo invita alla prudenza sui numeri assoluti, perché il limite cambia da giocatore a giocatore e nulla va interpretato come regola universale. Ma nella sua esperienza con i giocatori con cui lavora, il superamento del limite “non è affatto marginale”: un giocatore il cui vero tetto si aggira intorno agli otto tavoli può arrivarne a giocare dodici nelle ore di punta “senza considerarlo minimamente insolito”.
E qui arriva il punto più scomodo dell’analisi di Longo: la mentalità che spinge ad aprire più tavoli è la stessa che regala un vantaggio a chi ha scelto di aprirne di meno. Il fulcro della questione è che non si tratta solo di rinunciare a una parte del proprio ROI: si sta anche contribuendo a rendere quel torneo più conveniente da giocare per gli avversari seduti allo stesso tavolo.
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Come stabilire il proprio limite
Longo propone un metodo semplice, da applicare in tre passaggi, prima di iscriversi a un torneo durante le Series.
Il primo è pianificare in base al picco di tavoli contemporanei, non al numero di iscrizioni totali. Il dato che conta non è quanti tornei si giocano in tutto, ma quanti tavoli si avranno aperti nello stesso momento – solitamente due o tre ore dopo l’inizio della sessione, quando le registrazioni tardive si chiudono e gli eventi si sovrappongono.
La maggior parte dei giocatori pianifica il primo numero e poi viene colta di sorpresa dal secondo.
Il secondo passaggio è stabilire il proprio tetto massimo a mente fredda, prima di aprire il programma. Non mentre si scorre l’elenco di tornei perché potrebbero sembrare tutti interessanti.
Ogni decisione presa in anticipo, secondo Longo, “rappresenta energia mentale che non dovrai spendere durante la sessione”, perché “la versione di te che sta leggendo il calendario non è la stessa che, poi, dovrà giocare quei tornei”.
Il terzo e ultimo passaggio riguarda il segnale di allarme che stiamo giocando più tavoli di quanti dovremmo: se, giocando la sessione in corso, c’è stata una mano in cui abbiamo cliccato senza aver concluso il ragionamento, allora dobbiamo smetterla di aprire nuovi tornei.
Come sintetizza Longo, il numero di tornei che un giocatore sceglie di affrontare determina se, alla fine, la Series sarà stata redditizia per lui o per qualcun altro seduto al tavolo. Non tutte le decisioni che pesano sulla qualità della prestazione vengono prese durante la sessione.
Molte si prendono ancora prima di sedere al tavolo a giocare. Nel poker online questa è una di quelle.






