Con un lungo post pubblicato sul suo profilo X, Patrick Leonard è tornato a riflettere sul mindset che, a suo avviso, distingue i giocatori che continuano a migliorare da quelli che restano fermi.
Per il pro britannico la linea di demarcazione non riguarda aspetti squisitamente tecnici come range, size o solver, ma un tratto caratteriale che considera più prezioso di tante nozioni: la capacità di ammettere di aver sbagliato e di cambiare rotta senza remore.
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Confrontarsi aiuta
Leonard inizia il suo contributo parlando di come i pokeristi vivano il confronto di idee.
Penso che una delle abilità più importanti che puoi avere nel poker sia essere davvero bravo a cambiare idea. I giocatori di poker passano tanto tempo a cercare di avere ragione. Discutiamo le mani, difendiamo le nostre linee, litighiamo sulle strategie e a volte leghiamo troppo il nostro ego al fatto che la nostra opinione originale fosse corretta.
Secondo l’inglese, però, i migliori giocatori con cui ha avuto a che fare seguono un percorso opposto:
I migliori giocatori con cui sono stato possono credere in qualcosa con passione il lunedì, vedere prove migliori il martedì e aver cambiato completamente idea il mercoledì. Nessun ego. Nessun tentativo di giustificare la propria ragione o di spostare il focus. Solo: ‘sì, avevo torto’.
Le convinzioni di ieri diventano gli errori di domani
Leonard collega questa capacità alla natura stessa del poker moderno, un gioco che secondo lui evolve troppo rapidamente perché una convinzione possa restare valida a lungo.
Racconta apertamente anche episodi della propria carriera in cui è stato costretto a rimangiarsi strategie in cui credeva fermamente:
Ho avuto strategie di cui ero assolutamente convinto fossero buone, probabilmente le ho insegnate ad altre persone con grande convinzione, e poi sei mesi dopo ho capito di essere in torto.
Per il pro britannico, riconoscere questi errori non deve essere motivo di imbarazzo perché è il vero motore della crescita.
Non penso che questo fatto sia imbarazzante. Anzi, penso che essere in grado di farlo sia uno dei motivi per cui sono riuscito a continuare a migliorare.
Il vero rischio non è sbagliare, ma restare aggrappati all’errore
Il cuore del ragionamento di Leonard riguarda la distinzione tra chi sbaglia e chi si ostina a difendere un errore anche di fronte a prove contrarie. Sul punto è netto:
Il giocatore pericoloso non è quello che sbaglia. Tutti sbagliano. Il giocatore pericoloso è quello che ha bisogno di continuare ad avere ragione dopo che le prove sono cambiate.
Da qui la sintesi che riassume tutto il suo pensiero:
Il tuo compito non è difendere il giocatore che eri ieri. Il tuo compito è rendere migliore il giocatore che sarai domani.”**
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Sì alla convinzione, no all’attaccamento
Leonard non invita comunque a rinunciare ad avere un’opinione solida, o a smettere di argomentare le proprie idee nelle discussioni strategiche. Il suo invito riguarda piuttosto il mantenere queste convinzioni libere da vincoli identitari:
Abbi convinzione in ciò che credi, argomenta la tua posizione, prova a dimostrarla, metti alla prova le idee degli altri. Ma se qualcuno ti mostra qualcosa di meglio, non lottare per proteggere la tua vecchia opinione: ruba la sua!
Il britannico chiude il suo post con una frase che sintetizza in poche parole i costi dell’ostinazione rispetto a quelli, molto più bassi, del singolo errore:
Avere torto per un giorno non ti costa nulla. Essere troppo testardo nel cambiare idea può costare anni di profit.
Un messaggio che, pur partendo da considerazioni squisitamente pokeristiche, tocca un tema più ampio che riguarda l’apprendimento in generale: la differenza tra chi impara dagli errori e chi, pur di non ammetterli, smette di crescere.
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