“Questo pezzo di merda mi ha slowrollato per $55.000 sotto le telecamere. Poi l’ho beccato in un pot da $400.000!”Â
Inizia così, tranquillo, questo racconto di Garrett Adelstein in un suo video su YouTube. Molti di voi si staranno leccando i baffi per la giustizia fatta contro uno slowroller, ma in realtà c’è una grande lezione da apprendere.
E questa lezione inizia nel modo contrario a quello che vi aspettate: lo slowroll non significa nulla, la vendetta non è importante. Vediamo.
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Lo slowroll di Dylan Gang
Siamo nella primavera del 2022, partita in streaming all’Hustler Casino Live. Sto giocando contro Dylan Gang, quello che è stato cacciato da una partita dei Lakers per aver schiaffeggiato la mano di Rajon Rondo a bordo campo, in diretta sulla TV nazionale.
Io e Dylan finiamo coinvolti in un grosso piatto al river…
Per contesto: il board è Q♥3♣3♥4♦K♦, pot $36k, stack effettivi $132k. I blinds sono $100/200/$400 con $200 di BB Ante, e Garrett è BB contro Dylan da BTN.
…Faccio una value bet da 20.000 dollari (Garrett ha K♠10♠) e lui rilancia pesante ($75k). Alla fine chiamo, pensando che stia bluffando.
Poi mi dice: «Good call». Nel mio mondo significa: «Mi hai beccato in bluff». Quindi, educatamente, giro le mie carte. Lui aspetta, poi dice: «Scherzavo». E mostra un full (4♠4♣).
Uno slowroll in piena regola. Non do niente in risposta a Dylan.
Al tavolo cala un silenzio imbarazzante, mentre il commentatore in cabina impazzisce: «Quello è uno slowroll!». Gli affibbia un soprannome, “Dylan the Villain” e Twitter ci va a nozze.
La reazione di Garrett
Ma qui il punto importante: tenere sotto controllo le emozioni e concentrarsi sulle performance è tutto, anche quando hai un maleducato al tavolo:
Non è stato nemmeno lo slowroll in sé a darmi fastidio. Quello che mi faceva incazzare era aver preso la decisione sbagliata.
Sono un perfezionista che sta cercando di smettere di esserlo, e mi manda fuori di testa commettere errori al tavolo da poker, soprattutto contro giocatori mediocri come Dylan.
Quella sera torno a casa e studio scrupolosamente ogni singola mano che Dylan abbia mai giocato in streaming.
Cosa importa se in futuro verremo slowrollati ancora? Importa di più se in futuro vinceremo. E infatti…
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La vendetta (?)
La settimana successiva ci ritroviamo al tavolo. Tutto comincia quando apro da bottone con 10♣9♣. Dylan mi 3-betta dal BB con A♥4♥. Chiamo.
Il flop è nine-high 9♦6♥2♦. Dylan punta $4.500 su $13.700 senza aver preso nulla. In questa situazione, quasi chiunque abbia un nove si limita a chiamare. Ma io avevo studiato parecchi filmati di Dylan e sapevo che questo tizio era allergico al fold contro di me.
Quindi faccio qualcosa di poco ortodosso: rilancio pesante $20.000. Dylan chiama senza nulla, soltanto un progetto di colore backdoor.
Poi arriva il turn: 10♥. Bingo.
Adesso ho top two pair e Dylan ha un progetto di colore. Lui fa check. Io punto $35k. E a quel punto Dylan perde la testa e va all-in per quasi 170.000 dollari.
So di averlo in pugno. Chiamo.
Poi guardo il dealer e alzo un dito, per dire che voglio girare il river una volta sola. Il piatto è da 390.000 dollari e al river cade una carta ininfluente.
Aspetto che sia Dylan a mostrare per primo. Non mi farò slowrollare da questo tizio di nuovo.
Nel frattempo, Nick Vertucci è al commento e sta dando di matto: «Un KO tecnico al secondo round! Il cattivo è stato giustiziato!».
Dylan si alza dalla sedia, si allontana con aria imbarazzata e non lo rivedo mai più.
Alla fine, questa mano non riguardava la vendetta. Riguardava il lavoro da fare, l’essere un giocatore e una persona più resiliente rispetto a quando avevo vent’anni.
Garrett conclude il video spiegando che questo suo cambiamento è una parte centrale del suo libro “Beneath the Cards”, che invita gli interessati a preordinare online. Se siete arrivati fin qui, siete potenzialmente interessati, e per questo lo sottolineiamo!
Sempre una soddisfazione riscattarsi da uno slowroll, ma il focus importante qui è che grazie a quella sconfitta Adelstein ha cercato un modo per vincere, ha studiato il proprio avversario, ha trovato un exploit, l’ha messo in pratica e alla fine ne è uscito vincitore.
E questo meccanismo, in senso ampio, è ciò che dovremmo fare sempre: quando perdiamo, pensiamo a cosa dovremmo fare per vincere, impariamolo e miglioriamo. Il resto è secondario.






