La difesa del big blind è uno dei fattori che più influenzano il win rate di un pokerista sul lungo periodo.
Complice lo svantaggio posizionale, tanti giocatori hanno un approccio arrendevole e quasi fatalista quando siedono sul grande buio, nella convinzione che le chips perse potranno poi essere recuperate da posizioni più favorevoli.
Ma secondo i coach di Upswing Poker, la scuola di Doug Polk, ci sono tre azioni che tutti possono implementare per rendere la vita decisamente più difficile agli avversari che decidono di aprire sul tuo buio.
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Gioca più loose e aggressivo
Nonostante l’ampia disponibilità di chart di ogni tipo, le analisi dei dati rivelano che anche i giocatori con più esperienza compiono diversi errori nella difesa del big blind – più comunemente, overfoldando e tribettando meno del dovuto.
Ecco una chart del range di difesa ottimale da big blind su un openraise di x2.5bb da bottone.
Quasi tutti i giocatori giocano molto più passivamente. Una tendenza che si riverbera sul win-rate di tutti i presenti al tavolo, visto che quando il giocatore su big blind difende meno del dovuto loro vincono più piatti preflop.
I giocatori più navigati potrebbero approfittarne allargando i loro range di openraise per exploitare la passività del grande buio.
Di certo la tendenza a difendere meno del dovuto il big blind si riverbera anche sul mancare situazioni profittevoli postflop. La prossima volta che sei su big blind e spilli J9s, T8s, 76s sfida te stesso a piazzare una scomoda tribet, invece di un agevole call.
Aumentare le frequenze di check-raise al flop
Un altro grande leak che appartiene alla sfera della passività è non check-raisare al flop alle frequenze dovute. Gli avversari ne possono approfittare.
Ad esempio, contro un avversario che check-raisa solamente forti top pair o punti migliori, e bluffa solamente con premium hand come scale bilaterali e progetti di colore, dovremo puntare di continuo, in particolare sui board dry, ovvero che non presentano progetti: siccome l’avversario non bluffa, è possibile realizzare l’equity con un range molto ampio.
Ecco la chart del solver sulla reazione a una cbet del 30% pot:
In totale il solver dice di raisare il 14% del range. In esso ci sono ovviamente set, doppie coppie, forti top pair ecc., ma ci sono anche mani come 5ΧKΧ, A♥4Χ, A♥6Χ, A♥7Χ, Q♥JΧ, J♥9Χ e così via.
Inoltre il solver dice di giocare in slowplay alcune monster hands rendendo il range di check-call difficile da exploitare.
Contro una strategia di questo tipo, gli avversari faticano a decidere se puntare o checkare: per rendere loro la vita difficile devi diventare un giocatore bilanciato e imprevedibile.
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Seleziona le mani forti con cui andare in probe-bet
Per tanti giocatori è naturale uscire in bet al turn dopo che l’avversario ha checkato dietro al flop, ma il Solver non approva: questo approccio è spesso incorretto.
Vediamo la chart del solver per una probe bet su board K♥8♦5♥9♠.
Come si vede le top pair complessivamente checkano quasi il 50% delle volte – ovviamente le più forti bettano a frequenze più alte e le più deboli di meno. Ma anche doppie coppie, set e scale checkano quasi il 40% delle volte.
La maggior parte dei pokeristi invece punta con l’80%-90% di top pair o mani più forti, ignorando l’impatto che ciò ha sul range di check.
Se infatti punti con tutte le tue mani buone, lasci il tuo range di check debole e vulnerabile, rendendo la vita facile agli avversari che ti possono exploitare con bluff aggressivi.
Piuttosto, quando sei fuori posizione, puoi accumulare valore attraverso i check-raise. Ciò ti renderà più difficile da affrontare e porterà gli avversari a fare più errori.
Considerazione finale
Se stai combattendo per salire di livello o per mantenere il tuo win-rate, è probabile che tu faccia almeno uno degli errori sopra elencati.
La bella notizia è che non ci sono mai stati così tanti strumenti per esercitarsi e fare pratica. Con un po’ di impegno, gli avversari si pentiranno di aver voluto dare la caccia al tuo big blinds.









