Tre buone ragioni per cui una donna non si siederà mai a un tavolo da poker

Lug 8, 2020

liv-boeree-stefano-atzei

Donne e poker, poker e donne.

Un binomio che fa proprio fatica a stare assieme e non soltanto per questioni di legate al suono delle due parole, al fatto che in comune abbiano soltanto le vocali e il numero delle lettere.

Non è un mistero che l’ambiente pokeristico sia a forte connotazione maschile e nonostante per anni si sia discusso sulle ragioni che sottostanno a questo apparente disinteresse del gentil sesso per il Texas Hold’em, nessuno ha ancora trovato una quadra sul “perché no”.

Teorie su teorie per spiegare le differenze di attitudine tra i sessi, diagrammi per dimostrare la maggior o minor propensione al rischio, aborti di idee relativi all’orientamento sessuale.

Siamo proprio sicuri che le uniche ragioni imputabili allo scarso successo del poker nell’universo femminile siano da ricercarsi esclusivamente su basi antropologiche?

Eccovi quindi servite tre buone ragioni per cui una donna non si avvicinerà mai a un tavolo a poker!

Good vibes, bad vibes

Vi siete mai soffermati a dare uno sguardo all’atmosfera che si respira a un torneo di poker?

Schiere di uomini più o meno palestrati, più o meno tatuati, più o meno abbandonati a quel che il corso della natura ha scelto per loro, rumore incessante di chip a far da sottofondo, silenzio religioso per la maggior parte del tempo interrotto da un saltuario chiacchiericcio.

Tralasciando eventuali speculazioni sulle dinamiche di branco e il livello medio delle conversazioni alle pause, senza contare l’assenza (nella maggior parte dei casi) sia di musica che in generale di buon gusto, viene difficile pensare di trovarsi a proprio agio in un ambiente così poco stimolante ed eterogeneo.

Una sproporzione tale tra uomini e donne (escluse le discipline che fanno esplicitamente una distinzione di sesso) ha davvero pochi eguali e i termini di riferimento più vicini sembrano essere l’esercito e la curia.

Un gioco “per uomini”

Non ci riferiamo al gioco in sé, quanto piuttosto a tutto ciò che circonda un torneo o una partita a poker.

Come spesso accade nella maggior parte dei settori, i ruoli principali a livello organizzativo non sono ricoperti da donne.

Non è difficile quindi ipotizzare che il prodotto offerto possa avere un punto di vista sbilanciato in una direzione piuttosto che in un’altra, con la conseguenza (tra le tante) che, ad esempio, nelle locandine dei tornei ci si imbatta in una splendida fanciulla (possibilmente col seno in bella mostra) che ci invita a giocare e che molto probabilmente col poker non ha (quasi) nulla a che fare.

Per non parlare dello staff delle massaggiatrici impegnate nei tornei dal vivo, il cui look deve rispondere a determinati canoni per essere più allettante agli occhi della clientela (la fonte, pur rimanendo anonima, è attendibile ve lo assicuro), o più banalmente della disparità evidente di ruoli tra i due sessi all’interno del contesto pokeristico.

La donna oggetto

Immaginate di entrare in una sala popolata al 98% da donne.

Un sogno direte voi… Beh, notate bene che non si tratta esattamente del cast di pornodive ingaggiate da Rocco per il suo ultimo film, quanto piuttosto di donne comuni di età variabile dai 18 agli “anta”.

Pur non avendo alcuna relazione di parentela con la famiglia Depp, il vostro aspetto è piacente e nel tratto che separa l’ingresso dal tavolo 93, quello in fondo a sinistra, decine di sguardi scansionano ogni vostro movimento fino all’istante in cui non prendete posto.

Se in questo breve lasso di tempo la sensazione di soggezione, gli occhi puntati addosso della “sciura” al posto 5 che ammicca prima di passare e quell’aria intorbidita da una sudorazione eccessiva vi mettono comunque a vostro agio, beh… Complimenti, rientrate nel 2% del field pokeristico.

Conclusioni

Siamo così sicuri che sia stato fatto il possibile per garantire eterogeneità all’ambiente pokeristico?

Che l’unico motivo per cui ai tavoli ci siano poche donne sia da imputarsi alla natura stessa del gioco o, ancora peggio, di una non ben definita attitudine “tutta femminile” per quel che concerne il mondo del gambling?

E voi quali leve muovereste per ripristinare gli equilibri al tavolo da gioco in modo da stuzzicare l’interesse del gentil sesso orientandolo verso un contesto che fino ad ora è stato ampiamente snobbato, sia dalle potenziali giocatrici che dalle strategie di mercato degli organizzatori?

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Photo Credits: Stefano Atzei

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