Una 6-Bet preflop (nel 2024!) e un AK che folda…

da | Ott 10, 2024

6bet preflop

Avete letto bene! Non è il 2006, ma le 6-bet preflop esistono ancora, almeno a giudicare da questa mano successa in diretta TV al The Lodge, card room di proprietà di Doug Polk.

È una mano molto singolare, nel suo “essere standard”, e può regalare qualche spunto di riflessione.

 

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Siamo al cash game con la solita catena di straddle che porta il piatto preflop a $200, e Stache spilla AA da Hijack. Sceglie la mossa standard, la più corretta in generale, e rilancia a $250.

Da Cutoff Jwin riceve AK e decide immediatamente di 3-bettare a $900. Fino a qui tutto estremamente regolare.

La parola passa al Lojack chiamato T1000, che a sua volta trova AK. Un incastro di carte più unico che raro! Anche da parte sua non ci sono grandi opzioni se non cold 4-bettare a $3.200.

I range degli altri due giocatori possono essere molto vasti, A-K è una mano ottima che può dominare grande parte del valore avversario. E poi con tutti gli straddle, gli avversari potevano essere ancora più ingolositi dal piatto e giocare così con mani meno forti del solito.

Ora la parola torna a Stache, il giocatore con gli assi. In una dinamica simile, con stack effettivi di circa 24.000 dollari, potrebbe aver senso limitarsi al call per trapping?

 

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La risposta è probabilmente no. Si andrebbe a giocare un pot che nel migliore dei casi sarebbe di $2.900, e sarebbe difficile riuscire a far finire tutte le chips nel mezzo con questo stack to pot ratio, senza considerare che in generale si preferisce sempre giocare in heads-up che in 3-way.

Dall’altro lato, questa mossa è oggi più che mai (anche rispetto ai vecchi tempi dei mille rilanci) un face-up. Un giocatore che 5-betta in bluff in uno spot come questo è davvero raro da trovare, quindi gli altri si aspetteranno un range molto ristretto da parte di Stache. Presumibilmente Q-Q+ e A-K, a volte magari J-J, o se particolarmente nit forse nemmeno tutte quelle mani.

Ad ogni modo, Stache decide di alzare la posta a $7.500. A questo punto è solo questione di sperare che qualcuno abbia una mano che non folderà mai preflop, come un K-K, e andare allo showdown il prima possibile. Per assurdo, qui un all in o questo raise fanno ben poca differenza. 

E proprio per quanto tutti dimostrino le mani fortissime che hanno, che Jwin stupisce tutti e decide di gettare nel muck il suo A-K. In casi come questi, in effetti, è difficile non pensare che qualcuno possa avere A-A o K-K, dovrebbe essere davvero una situazione più unica che rara.

T1000 invece non è dello stesso parere. Qui c’è rischio di overthinking, sperare che tutti stessero giocando di manica larga attratti dal piatto grande e dal pensiero “stanno bluffando tutti“. Solitamente non è un buon modo di pensare, nel poker.

È anche vero che lasciare un A-K è complicato. È una delle mani più forti del gioco, ha un po’ di equity contro K-K e se la gioca contro Q-Q. Anche se dominatissimo da A-A, spererà di trovare coppie meno forti, o un raro A-Q.

Un ultima considerazione è che dopo questa action c’è una certa probabilità che alcuni dei nostri out ci siano negati, in particolare un asso che poteva tranquillamente avere Jwin. Il che rende la propria mano meno forte contro il range di valore che ci si aspetta da Stache.

Insomma, molto dipendente dallo stile di gioco degli altri, ma non ci sarebbe per nulla dispiaciuto vedere un fold.

Alla fine invece arriva l’all in per $23.660 e lo snap call degli assi. Doppio board, ma nessuna speranza di vittoria, e Stache vince il biggest pot della serata.

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