Dopo la vittoria dello Spicy 50 Snowburn Winter Series in heads-up su Francesco ‘Biri07501’ Biribao, ‘jhonny_bravo48’ ha chiuso al terzo posto la classifica dei top winner dei tornei online italiani del 2025.
In realtà il giocatore classe 2000 che risponde al nome di Federico Pizzini sarebbe il vincitore assoluto, escludendo gli shot del Sunday Million. Abbiamo così deciso di conoscerlo meglio: ecco la trascrizione della nostra chiacchierata con Federico.
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Presentazioni
Ciao, per iniziare presentati ai lettori: quanti anni hai, di dove sei, il poker è il tuo lavoro?
Ho 25 anni, classe 2000. Sono di Taranto e vivo a Bologna da cinque anni. Il mio lavoro è il poker. Ho iniziato a giocare un po’ tardi, in modo molto “casuale”, con gli amici, tra Zynga Poker e Governor of Poker. Poi c’è stata una parte molto buia dei miei inizi: ho fatto errori pesanti e mi sono scottato subito. In maniera professionale ho iniziato a giocare nel 2021, quando sono entrato in una scuola di staking che mi forniva anche coaching. Nel 2023, da marzo, ho deciso di finire il percorso per scelta e mettermi in proprio. Ora gestisco tutto da solo: studio, bankroll, organizzazione…
Hai iniziato subito con i tornei o hai giocato anche altri formati? Col poker live che rapporto hai?
Ho iniziato subito a giocare MTT: mi è sempre piaciuta la formula del torneo. Durante il percorso ho provato anche spin e cash game, però non mi ci sono mai soffermato davvero, non posso dire di averci lavorato seriamente. Sul live non ho tantissima esperienza, però qualche trasferta l’ho fatta: Siviglia nel 2023, Malaga nell’estate 2024, poi Sanremo e Campione quest’anno. In generale il live mi piace, ma per ora il focus resta online.
Il percorso e le gioie più grandi
La vittoria dello Spicy50 è stato lo shot più grande della tua carriera? E’ stato anche quello che ti ha fatto gioire di più?
Non ho mai shottato cifre fuori scala, prima non avevo mai superato i 10k. Quest’anno avevo vinto un domenicale su iPoker da circa 9.3k. Prima ancora ricordo un Colossal Stack nel 2023 da 8mila e rotti. Però, a livello emotivo, alcune vittorie mi hanno dato un appagamento particolare perché mi sono sentito “premiato” per quello che stavo facendo, soprattutto quando il field è duro.
Una delle vittorie che ricordo con più felicità è il Monday High Roller da 250€ dello scorso 28 ottobre: per me era un segnale, perché a settembre avevo iniziato ad alzare l’ABI per provare a entrare nel “mondo dei grandi”, e vincere un torneo dove senti che c’è un livello alto mi ha dato un riconoscimento personale fortissimo, anche più del lato economico.
Nel tuo percorso hai avuto coach? Ti confronti con altri reg?
Sì, come detto nel 2021 sono entrato in una scuola che forniva staking. Il mio primo coach è stato Claudio Piovera (“Mister Squid”), il secondo Angelo Marrone (“MellowYellow”). Con entrambi sono rimasto in ottimi rapporti: siamo ancora amici, forse con Angelo un po’ di più anche perché siamo più vicini d’età e abbiamo fatto anche qualche trasferta insieme.
Per quanto riguarda il confronto con colleghi reg, nell’ultimo periodo mi succede meno: mi sono sempre sentito una persona solitaria nel poker. Ho bisogno di vedere il gioco per conto mio, sbagliare per conto mio, sbatterci la testa da solo: non mi basta avere il confronto per capire certe dinamiche. Detto questo, nel percorso non posso non citare amici importanti come Simone Pasi (OpBoomer, che ora non gioca più) e Manuel Scolaro (‘ManuelScolaro’ su PokerStars), con cui ho condiviso tanto nel periodo dello staking. Quest’anno ci siamo sentiti meno, ma restano persone che hanno avuto un peso nel mio percorso.
In che aspetti del gioco ti senti più forte? E in quali pensi di dover migliorare? Quanto tabli al massimo?
Al momento tablo al massimo su 14 tavoli. Vorrei aumentare, ma il tabling arriva con l’esperienza, col tempo e anche con la postazione che hai. Se devo dire dove mi sento più forte, ti dico la mentality. Nel 2023, quando smisi il percorso di staking, over-runnai l’ABI e chiusi l’anno tra online e live a +45.000. Per me, a quel tempo, fu una cosa enorme: non avevo mai vinto cifre del genere e nella mia testa fu quasi una “doppia vittoria”, perché avevo anche iniziato a gestirmi da solo.
Poi però ho capito che non era tutto “reale”: giocavo poco, tablavo poco, e quel risultato era molto sopra l’atteso. Nel 2024 ho aumentato la mole, ho iniziato a tablare 10-12 tavoli con più assiduità e mi sono dovuto scontrare con la realtà: tra bad run, skills mancanti e soprattutto mancanze legate al tabling, sono arrivato a swingare tra -8 e -10k e soprattutto non stavo vincendo da sei mesi. È una situazione che pesa.
A metà 2024 ho deciso di fare un break estivo per rimettere in ordine le idee e ripartire. A settembre sono tornato con calma, sono arrivati i primi risultati e ho iniziato ad alzare l’ABI per provare a uscire dalle sabbie mobili dei field enormi. Quest’anno ho giocato circa 5.500 tornei: non è un “cifrone”, però è stata comunque una crescita importante anche perché a volte ho tolto serate per lavorare in un bar di amici (cosa che mi piace fare) e per staccare dagli schermi.
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Il terzo posto nella leaderboard mtt 2025 e i progetti futuri
Alla fine, grazie allo shot allo Spicy 50, hai chiuso il 2025 al terzo posto della classifica annuale di profit mtt: cosa significa per te questo risultato?
Il 2025 è stato un anno all’insegna dell’impegno, della costanza e del sacrificio. Mi ci sono messo tanto con la testa e sono stato tanto ai tavoli. Ho cercato di migliorare il mio gioco giorno dopo giorno e penso che comunque i risultati si siano visti al di fuori, o comunque al di là, dello shot allo Spicy 50. Il terzo posto è ovviamente inaspettato perché per come si era messo l’anno stavo puntando alla alla top 30. Entrare addirittura in top tre è stata una grande gioia perché è un’onorificenza virtuale, ovviamente, però comunque dà grande soddisfazione. Per quanto riguarda lo shot in sé, io non sono un grande amante degli shot, cioè li vedo eccessivamente come una cosa positiva perché possono far male all’aspetto mentale. Ho già iniziato a fare un grande lavoro su me stesso per non adagiarmi sugli allori. Poi certo, vincere lo Spicy è un sogno e non posso dire il contrario. Lo vedo anche come una sorta di rivincita nei confronti di persone che a volte mi criticavano perché non erano certe di quello che stessi facendo. Sicuramente Nel nella maggior parte dei casi è vero che non ho mai sciottato nel co- una cifra così grande. um
Quali sono i tuoi programmi pokeristici sul breve/medio/lungo termine?
Sul breve, che considero un anno, voglio consolidare quanto fatto finora: grindare tanto, grindare con la testa, upgradare il gioco e costruire sulle basi che ho messo. Sono fiero del percorso fatto, anche perché non mi sono fatto scalfire da chi, in maniera assillante, mi diceva di smettere: a volte mi hanno motivato più loro di quelli che mi dicevano di andare avanti.
Sul medio termine l’obiettivo è uscire dall’Italia e giocare dot com. Un mio ex coach l’anno scorso ha fatto quel passo e sicuramente è una direzione che mi interessa.
Sul lungo periodo non ti so rispondere: giocherò finché questo gioco continua a darmi ciò che mi sta dando, soprattutto a livello di insegnamenti e di crescita personale.
Siamo al momento dei saluti: se hai dediche o ringraziamenti spara!
Non sono uno da dediche. Ho sempre avuto una visione un po’ strana delle dediche, non è una cosa che amo. Se devo “dedicare” qualcosa, dedico il percorso a tutte le persone che mi hanno incrociato: il mio percorso è la somma di tutto quello che mi è successo e di tutte le persone che ho conosciuto, non c’è una persona che ha più merito di un’altra.
Se devo dire una cosa più personale, è questa: il poker per me è una palestra di vita. È ovvio che sia legato ai soldi e che non abbia un ritorno sociale come quello di un insegnante o di un medico: non offriamo un servizio pubblico. Però il poker dà al giocatore una visione della vita che probabilmente nient’altro ti dà. Ti abitua alle difficoltà, ti ridimensiona i problemi: cose che prima vedevo enormi, oggi le vedo un centesimo. Se il poker fosse solo denaro, senza avere insegnamenti da dare, sono sicuro che non giocherei.






