Proprio così: la geografia del calcio sembra essere cambiata in maniera radicale. E a darne una conferma ulteriore ci pensa l’annuncio shock arrivato nel tardo pomeriggio di ieri. Le strade di Lionel Messi e del Barcellona si separano in maniera ufficiale e clamorosa dopo quasi 30 anni di amore incondizionato e totale.
Tutta colpa di una nuova regola, imposta dalla Liga spagnola – probabilmente su suggerimento dell’UEFA – che di fatto impone alcuni limiti sul piano contrattuale e di ingaggio alle compagini della massima serie. Un nuovo paletto che assume le sembianze di un muro, che all’improvviso separa la squadra catalana dal suo campione più grande di sempre.
Una situazione incredibile, non del tutto imprevista dato che i blaugrana hanno diversi problemi finanziari. Ma ciò che accade non troppo lontano dalla Catalogna fa pensare che problemi, regole e ostacoli non valgano proprio per tutti.
Messi, Grealish e un calcio che cambia padrone
Basti pensare a un altro annuncio, arrivato quasi in contemporanea con quello dell’addio della Pulce ai catalani. Questo annuncio arriva dall’Inghilterra, dal Manchester City, che si è assicurato le prestazioni di Jack Grealish in cambio di 100 milioni di sterline, più un ingaggio da 40 milioni in 6 anni. Una cifra clamorosa, se consideriamo che non stiamo parlando di una giovane promessa o di un campione affermato.
Una situazione che ripete quanto si è visto quest’anno al Paris Saint Germain. 80 milioni sull’unghia per prelevare dall’Inter il laterale marocchino Hakimi, oltre a ingaggio sontuosi per mettere le mani su svincolati di lusso come Donnarumma e Sergio Ramos, strappati a club gloriosi come Milan e Real Madrid.
Una questione che fa a pugni con la presa di posizione di inizio 2021 da parte della stessa UEFA. L’idea di una Super Lega osteggiata per non consentire ai grandi club – in particolare gli spagnoli e gli italiani – di tornare ad avere grossi introiti. Niente grandi guadagni per Inter, Milan, Juventus, Real e Barça. Di contro le big della Premier e il faraonico Psg che continuano a spendere e spandere.
Il tutto per una situazione di cui prendere consapevolezza: la geografia del pallone è cambiata, parla arabo e giorno dopo giorno toglie poesia e anche meriti.






