Qualche giorno fa abbiamo riportato le parole di Federico Brunato, CEO del King’s Resort di Rozvadov, in un’intervista di PokerNews che ha fatto discutere.
Da quelle citazioni, sembrava che Brunato volesse rendere il poker più adrenalinico, veloce, per soddisfare la dipendenza da dopamina delle persone del 2026. Questo, come prevedibile, ha innescato reazione contraria da parte della community, che sembra sempre amare il gioco lento, strategico e ragionato.Â
Abbiamo deciso di sbrogliare la matassa parlandone con il diretto interessato in quest’intervista esclusiva. Ecco cosa intendeva davvero Federico Brunato, e quali sono le sue reali visioni sulla situazione presente-futura del poker live.
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Intervista a Federico Brunato
“Preservare l’essenza, aggiungere nuove idee”
Ciao Federico, benvenuto sulle pagine di Grinderlab. Quando dici che il destino del poker dovrebbe essere quello di avere un ritmo più veloce per adeguarsi al periodo iper-dopaminico che stiamo vivendo, cosa intendi di preciso? Concretamente quali sono le cose che hai fatto o vorresti fare?
Il punto non era quello di rendere le strutture più turbo o di velocizzare semplicemente il gioco. La vera questione è l’innovazione: introdurre nuovi elementi che aumentino il coinvolgimento e l’emozione del giocatore durante tutta l’esperienza del torneo.
Un esempio è il Mystery Bounty, di cui siamo stati i primi a realizzare una versione completamente elettronica. Oggi un giocatore può alzarsi dal tavolo quando vuole e scoprire il proprio bounty semplicemente premendo un pulsante rosso, senza dover attendere o interrompere il flusso del torneo.
Il nostro obiettivo è ascoltare le esigenze dei giocatori. Per questo il nostro calendario offre qualcosa per tutti: dai Main Event con livelli da 90 minuti, ai tornei turbo con livelli da 15 minuti, fino ai Flip & Go, dove tutto si decide in una sola mano.
Abbiamo inoltre sviluppato una nuova applicazione mobile sulla quale introdurremo diversi strumenti e funzionalità per offrire ai giocatori un’interazione ancora maggiore durante il torneo. È questo il tipo di innovazione che, secondo noi, può rendere l’esperienza più dinamica, coinvolgente e ricca di stimoli.
Non vorrei mai trasformare il poker, un gioco che amo da quando avevo 17 anni, in un gioco dove la fortuna diventa il fattore predominante.
Al contrario, vogliamo preservarne l’essenza, aggiungendo però nuove idee che rendano la partecipazione a un torneo qualcosa di più del semplice stare seduti a un tavolo per tante ore. Vogliamo che, durante tutta l’esperienza, il giocatore trovi continuamente nuovi motivi per divertirsi e sentirsi coinvolto.
Credo però di aver già detto anche troppo. Per me il fattore sorpresa è sempre stato fondamentale e preferisco che siano i giocatori a scoprire le novità direttamente ai tavoli e a regalarci le loro reazioni.
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“Feedback continui per continuare a migliorare”
Quale sarebbe il tuo “torneo perfetto”?
Non esisterà mai un torneo perfetto per me, perché, come in ogni cosa nella vita, è proprio l’imperfezione e ciò che non ti aspetti a regalare le emozioni più autentiche.
Per noi, essere riusciti a creare tornei che permettono a chiunque, anche con un buy-in di 100 o 200 euro, di competere per montepremi superiori a 1-2 milione di euro è già qualcosa che, solo pochi anni fa, sembrava impensabile.
Ci siamo arrivati passo dopo passo, ascoltando costantemente i giocatori e cercando di capire quali fossero le loro esigenze e le loro preferenze.
Oggi vedere migliaia di persone ogni settimana provenienti da oltre 50-60 Paesi riunirsi per giocare a poker è già di per sé qualcosa di straordinario. Non credo sia solo un successo per noi, ma per tutto il movimento del poker.
E sapere che probabilmente il 10-15% di quei giocatori è alla sua prima esperienza con questo gioco ci rende ancora più orgogliosi. Il nostro obiettivo è che quella sia soltanto la prima di tante esperienze indimenticabili ai tavoli da poker.
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“Evolvere l’esperienza del poker live”
A sentire i feed della community, sembra che i poker player preferiscano strutture più deep e giocabili. Pensavo infatti che la tua riflessione su PokerNews fosse mirata ai futuri nuovi giocatori
Come ho scritto in precedenza, credo che le mie parole siano state in parte fraintese.
Il mio discorso riguardava l’evoluzione del mondo che ci circonda e il fatto che anche noi dobbiamo continuare a far evolvere l’esperienza del poker live. Ma questo non significa semplicemente modificare le strutture, gli stack o la velocità di gioco.
Per me il poker è sempre stato molto più di questo. Credo che ci siano ancora enormi possibilità per migliorare l’esperienza dei giocatori durante un torneo e, più in generale, tutto ciò che ruota attorno a un evento (festival) di poker.
L’obiettivo non è cambiare l’essenza del gioco, ma arricchire l’esperienza complessiva, offrendo ai giocatori nuovi servizi, nuove interazioni e nuove emozioni, senza mai perdere di vista ciò che rende il poker un gioco così speciale.
Questo, naturalmente, rende l’intera esperienza più dinamica, perché, come in ogni cosa, quando ci si diverte il tempo passa molto più velocemente.
Detto questo, è ovvio che, se una nuova generazione di giocatori dovesse richiedere cambiamenti anche nelle strutture, negli stack o nel formato dei tornei, bisognerà sapersi adattare. È qualcosa che facciamo già costantemente.
La nostra filosofia, però, è sempre quella di offrire la massima libertà di scelta ai giocatori. Basta guardare il nostro calendario: organizziamo oltre 1.400 tornei all’anno, con almeno uno o due eventi ogni giorno. Dai livelli da 90 minuti ai turbo, fino ai formati più veloci, ogni giocatore può trovare il torneo più adatto al proprio stile e alle proprie preferenze.
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“Serve più visione long term dai nuovi operatori”
Nell’intervista paragonavi il poker di oggi al bull market. Implica che dovrà arrivare un crollo? Quando parlavi di errori del passato che temi si possano ripetere, a cosa ti riferivi?
Sì, credo che il poker, come qualsiasi altro settore, attraversi cicli naturali. In questo momento stiamo vivendo una fase di forte crescita, con una domanda davvero elevata.
Paradossalmente, anche il fatto che la normativa in molti Paesi europei stia diventando sempre più restrittiva contribuisce a questo fenomeno: il “frutto proibito” ha sempre un fascino particolare e sempre più persone si avvicinano al poker.
Questa crescita porta con sé anche molti nuovi operatori. Spesso si tratta di persone con importanti disponibilità economiche, ma con poca esperienza nel settore, convinte che organizzare un torneo significhi semplicemente mettere un grosso garantito, attirare tanti giocatori e poi verificare a fine evento se si è guadagnato oppure no.
Purtroppo non funziona così. Un torneo (festival) di poker è un ecosistema molto più complesso, fatto di organizzazione, fiducia, reputazione, staff, strutture, customer experience e sostenibilità nel lungo periodo.
Quando sul mercato arrivano tanti organizzatori con questa mentalità , è difficile pensare a un mercato stabile. Prima o poi si crea una saturazione e, inevitabilmente, arriva una fase di correzione.
Non credo necessariamente in un crollo duraturo, ma penso che un rallentamento sia fisiologico. Dalla mia esperienza, questi cicli tendono a ripetersi ogni due o tre anni.
Come si manifesta questa fase? Di solito si iniziano a vedere eventi che non raggiungono i risultati sperati. Durante il festival vengono modificati regolamenti, strutture o addirittura le garanzie. In alcuni casi si verificano anche ritardi nei pagamenti o situazioni che minano la fiducia dei giocatori.
La prima conseguenza, purtroppo, ricade spesso sul personale. È il primo costo che molti organizzatori cercano di ridurre quando un evento non produce i risultati attesi. Ma da lì nasce una reazione a catena: lo staff perde motivazione o lascia, i giocatori se ne accorgono, la qualità dell’esperienza diminuisce e una parte della poker community decide di tornare all’online o di dedicarsi ad altre attività .
È un meccanismo che ho visto ripetersi più volte nel corso degli anni. Proprio per questo credo che la crescita debba essere accompagnata da una visione di lungo periodo.
Nei momenti positivi è facile espandersi; la vera differenza la fanno gli operatori che riescono a costruire un modello sostenibile anche quando il mercato attraversa inevitabilmente una fase meno favorevole.
Ovviamente auguro il meglio a tutti, perché ogni evento ben organizzato porta nuovi giocatori e questo è ciò che tutti noi desideriamo se vogliamo vedere il poker continuare a crescere.
Allo stesso tempo, però, credo sia importante non fare le cose semplicemente perché si vede che altri le stanno facendo. Ogni progetto dovrebbe nascere da una visione chiara, con obiettivi ben definiti e una strategia di lungo periodo. Solo così si possono costruire realtà solide e contribuire davvero alla crescita del poker.






