La blocking bet è una action studiata per tenere il pot a dimensioni contenute fuori posizione.
Spesso viene usata con mani forti di valore su board dinamici, che completano molte scale e colori.
Ma che mano dovremmo avere per provare a bluffare la persona che piazza una blocking bet?
Sulle colonne di PokerStrategy ha cercato di dare una risposta l’autore di libri di poker Barry Carter.
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La blocking bet
Nello spot preso a esempio dal britannico, hero ha set su un board che presenta quattro carte dello stesso seme e quattro quinti di scala bilaterale.
Vorrebbe estrarre il massimo valore dalla sua mano, ma senza mettere troppe chips sul tavolo nel caso in cui oppo abbia proprio uno dei punti che lo batte.
Sa che se checka, l’avversario andrà spesso in overbet. Il che gli costerà salato quando dovrà muckare.
Da qui il tentativo di una bet di importo ridotto, che può indurre l’avversario a chiamare anche con mani sconfitte.
Ovviamente, l’avversario può anche rilanciare la blocking bet, e può farlo anche in bluff: vediamo con quali mani.
Il range
Carter prende una mano di esempio con stack effettivo di 60bb. Sulla apertura di utg, big blind ha difeso.
Su A♠J♠6♦Q♦K♠ la action è andata in bet/call sia al flop che al turn.
Ci sono poche mani nel range di big blind che vogliono piazzare una small blocking bet: QQ e JJ per i set, Q6 per la top pair e poi qualche bluff, in maggior parte con combo contenenti un 6.
Ha senso perché i set battono diverse mani del range di utg ma non vogliono ricevere un check-raise.
Il raise in bluff
Sulla blocking bet di big blind, utg rilancia tutte le scale e i colori e qualche set. Ma con che mani bluffa?
Fondamentalmente, con le coppie sotto i Dieci, come si vede nella chart.
Sebbene diverse mani bluffino in questa situazione, la tendenza comune è per le coppie inferiori ai Dieci. Se analizziamo più a fondo, scopriamo che si tratta di una combinazione di coppie in mano molto specifica:
In pratica tutte le coppie medio–basse che non hanno chiuso set bluffano se hanno una carta a picche. Non bluffano invece quasi mai se una delle due carte è a quadri, a meno che l’altra non sia una picche.
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Le ragioni delle combo da bluffare
Carter individua tre ragioni principali per cui questi sono dei buoni bluff.
Prima di tutto abbiamo una mano che non ha molta equity perché il valore di tutte le coppie medio–basse si è ridotto. Su questo board perdono da ogni carta broadway oltre che da set, colori e scale.
In secondo luogo, un buon bluff blocka le mani che non vuole che chiamino. In questo caso hero blocka le mani più forti possibile, a picche.
Infine, un buon bluff non blocka i bluff avversari. In questo caso il colore di quadri non è andato a buon fine. Vogliamo che il nostro avversario non riesca a completare un progetrto di colore, ma è meno probabile quando abbiamo noi stessi un colore di quadri in mano. Per questo motivo non proseguiamo. Ci sono più possibilità che l’avversario abbia una mano di valore.
Il britannico conclude il discorso dicendo che dati i parametri della blocking bet, le mani che hanno poco valore di showdown, ma che blockerano possibili scale e colori, sono delle ottime candidate ai bluff.









