Alex Foxen è uno dei poker player americani più stimati del panorama, 35enne con 14 anni di esperienza ai tavoli da gioco, un ammontare di vincite che sfiora i 60 milioni e lo inserisce in top 10 mondiale, un giocatore che ha sempre limato e perfezionato il proprio gioco tanto da stupire i più forti del mondo.
Per questo, quando Foxen parla della scena high stakes e spiega come ragionano i giocatori di quel livello, è saggio ascoltare con attenzione: chissà se i suoi consigli sapranno dare una spinta anche alla nostra carriera?
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Il problema dell’informazione incompleta
Ecco cosa diceva Alex Foxen riguardo la differenza tra i giocatori bravi e i veri campioni:
C’è una grande differenza tra conoscere la teoria e riuscire ad applicarla concretamente al tavolo. E, secondo me, è proprio questo l’aspetto principale che distingue i buoni giocatori dai campioni: la capacità di essere presenti nel momento decisivo e prendere la scelta corretta.
Il problema è che ci troviamo costantemente a lavorare con un bersaglio in movimento, cercando di individuare quale sia la decisione migliore sulla base di informazioni incomplete.
Questa informazione incompleta implica che ci sono elementi che non potremo mai comprendere fino in fondo. Non saprai mai con assoluta certezza come risponderà il tuo avversario di fronte a una determinata decisione.
Puoi inserire quella situazione in un solver e vedere quale sarebbe la risposta in equilibrio, sulla base delle risposte che attribuisci al tuo avversario.
Notare, analizzare, rispondere
A quanto pare, però, i solver non sono sufficienti per giocare bene. C’è di più, e Foxen ora ci dirà che cosa:
Tuttavia, esiste una componente molto umana del gioco: magari, in quel preciso momento, quel giocatore non farà ciò che il solver suggerirebbe. Di conseguenza, anche la tua risposta alla sua azione dovrebbe essere completamente diversa.
Credo che, prima o poi, tutti i grandi giocatori arrivino a fare una di queste deviazioni importanti. In pratica, pensano: “Non credo che questo giocatore stia facendo quello che dovrebbe fare. Di conseguenza, non farò nemmeno io quello che, in teoria, dovrei fare”.
Secondo me, è proprio in momenti come questi che si costruisce la grandezza di un giocatore: quando riesci a prendere le tue conoscenze teoriche, integrarle con le informazioni disponibili in quel momento, con la tua percezione dell’avversario e con la lettura della situazione, e arrivare a una decisione che magari non è giustificabile dal punto di vista puramente teorico, ma che rappresenta comunque la scelta migliore…






