Tremzin, Freitez, Sammartino: Le più grandi controversie al tavolo da poker

Feb 3, 2021

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Nel poker non sempre fila tutto liscio e pulito: a volte si creano delle situazioni al limite, quando l’applicazione di un regolamento danneggia più di quanto apporti benefici. Andiamo a vedere insieme tre delle più grandi controversie al tavolo da poker:

“Good call, not call” Tremzin – Ensan

Siamo all’EPT di Praga del 2015, e all’Heads-Up finale, di fronte a Gleb Tremzin, compare un volto noto agli appassionati del poker italiano: Hossein Ensan, il tedesco che ha sconfitto Dario Sammartino alla finale del Main Event WSOP 2019.

Siamo al river su 10♣A♥5♦2♥6♥. Il pot ammonta a 1.500.000 e i due finalisti sono praticamente pari stack con 15 milioni circa.

Hossein Ensan betta 400.000 con Q♥5♠, Tremzin in pieno bluff con 8♠4♦ rilancia a 2.300.000. Ensan a questo punto trasforma la sua mano in bluff, con una 3-bet a 4.600.000.

Tremzin a questo punto dice: “[…] call”, Ensan: You call?, Tremzin: “Yeah”. “You win, I have just the five.”

“Alright, good call ripete Tremzin. E qui i commentatori dell’EPT cominciano ad accorgersi dell’errore.

Gleb Tremzin non aveva capito che quello di Ensan fosse un raise, e ha dichiarato “Good call” sapendo di non avere chance di vittoria.

La dealer chiede quindi a Gleb i 2.300.000 mancanti, e lui in risposta spiega di aver detto solo: “Good call”. Ensan interviene: No, no: you call!” “I said good call” “But I raised!” “I didn’t see” “You call. You call.” “Of course i don’t call with 8-4”.

La “colpa” di Ensan è di non aver annunciato verbalmente il raise, mentre Tremzin quasi sicuramente per ingenuità, ma non si può escludere la malizia, doveva essere più chiaro, e magari ascoltare meglio la risposta del tedesco.

Ensan si dimostra comunque sportivo, non volendo il resto delle chips, e poi scherza: “Ma la prossima volta non bluffare!” “Anche tu eri in bluff.” “…Avevo il 5!”. Il tedesco comunque vincerà il torneo.

Due controversie: “Intendevo call”… di nuovo!

EPT Grand Final di Madrid 2011, 5 left. Ivan Freitez rilancia preflop 120.000 con 6♥5♥, il BB Eugene Yanayt difende con K♦Q♠ per scoprire il flop 5♣3♦K♠.

Check di Yanayt, il venezuelano va in continuation bet per 200.000 e riceve il call dell’avversario.

5♦ al turn, e sorprendentemente Freitez rallenta con un check-back. Come vorrà recuperare questa perdita di valore?

River 6♠ per un full di Ivan, Yanayt punta 275.000. Un po’ di teatrino del venezuelano, che prepara le chips giuste per il call, ma le lancia nel mezzo annunciando “raise”.

Poi tenta il bluff di correggersi: “Mi scuso, call!” guardando il floor. E tutto il tavolo risponde con un “Whoa” a sottolineare l’assurdità della cosa. In particolare ad un FT di quel calibro.

Lei ha annunciato raise” risponde il floorman, “Non parlo inglese” si giustifica (tristemente) il sudamericano. Questo è un evidente episodio di angle shooting, dove Freitez vuole under-rappresentare la sua mano per indurre l’avversario a chiamare.

Il Tournament Director però interviene: “Sembra che sia la stessa situazione già vissuta in questo torneo, quando lei ha fatto esattamente la stessa move con il nuts. – si gira verso Yanayt – Sto semplicemente condividendo questa informazione con lei.” e dichiara che obbligherà Freitez al raise minimo, lasciando a Yanayt la scelta sul da farsi, consapevole della situazione.

Freitez aveva già fatto questa move in precedenza. Un recidivo. Magari era uno di quelli che pensa che il poker sia un gioco di imbrogli, e che questo genere di angle shooting rientri nei parametri del bluff.

Ad ogni modo, forse per pot-odds, forse per curiosità, l’avversario chiama e perde. La vittoria alla fine andrà al decisamente poco sportivo Ivan Freitez.

L’errore del dealer costa caro a Dario Sammartino

Tra le controversie del poker che abbiamo visto, questa è quella che al tavolo ha scatenato più polemica, e il motivo è per lo più la situazione: siamo a due soli out dal tavolo finale delle World Series Of Poker 2019.

Il nostro Dario Sammartino, che come tutti sappiamo concluse infine il torneo in seconda posizione, rilancia 1,7 milioni da UTG+1, Nick Marchington dichiara l’all in da Small Blind con Q♥Q♦, e Dario con 10♠10♥ chiede alla dealer a quanto ammontasse il push. 17 milioni. Call.

Uno degli altri giocatori al tavolo fa notare che l’all in ammonta invece a 22,2 milioni. I direttori di sala constatano che per regolamento è a cura del giocatore verificare se quello che dice il dealer corrisponde a realtà: c’è stato un all in e un call, e Dario dovrà aggiungere i 5,2 milioni rimanenti.

Dario prova a spiegare che sono due importi differenti ai fini di un call, ma il TD risponde seccamente: “Hai chiamato 17, chiami anche 22.”, e l’espressione del napoletano è incredula.

Il board non cambia le cose, e Dario è decisamente seccato dalla situazione. L’errore è stato della dealer e fin qui non ci piove. Da regolamento il giocatore ha la responsabilità di verificare, e possiamo essere d’accordo, anche se in un momento così catartico forse un po’ di morbidezza in più nell’applicazione delle regole si sarebbe potuta avere.

Quello che, con tutto il patriottismo e il tifo che abbiamo fatto all’azzurro non possiamo negare, è l’osservazione di Joe Ingram: Dario ha cominciato a protestare solo dopo lo showdown. Forse se avesse reagito prima qualcosa si sarebbe potuto fare?

Certo, sono momenti intensi, migliaia di cose passano nella testa in ogni secondo… Comunque tutto è bene ciò che finisce bene, e un runnerup per 6 milioni di dollari è decisamente finire bene!

 

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