Cosa significa ricevere uno staking nel poker?

Nov 23, 2019

Immaginate di poter giocare a poker senza dovervi preoccupare di eventuali perdite, magari supportati da un coach che vi segue passo passo nel vostro processo di apprendimento.

Tutto questo ha un nome e si chiama staking. Tra i pokeristi, specie quelli alle prime armi, ricorrere allo staking è la soluzione ideale per farsi le ossa ai tavoli senza mettere a rischio i propri soldi.

Lo staker non è altro che un finanziatore, che investe sulle capacità di un giocatore in una determinata disciplina, sia essa cash-game, tornei, sit and go o quant’altro.

In cambio lo ‘stakato’ – colui che riceve lo staking – si impegnerà a giocare a un livello stabilito e a dividere il profitto maturato in base alle percentuali dell’accordo.

In caso di perdita, dopo aver appurato tramite i software di tracking (HUD) che lo swing sia stato causato dalla sfortuna piuttosto che da palesi lacune tecniche, lo staker si prenderà cura di ricaricare il conto gioco dello stakato valutando o meno la possibilità di fare un level down.

Che tipi di staking esistono?

Lo staking può avvenire sia in forma privata che attraverso una scuola di poker. Nel secondo caso lo staking viene generalmente abbinato a un percorso di coaching, un servizio che da una parte consente allo stakato di migliorare le proprie competenze e dall’altra tutela l’investimento dello staker.

Gli staking privati invece viaggiano di norma a piani più alti, gli stakati sono ben selezionati e spesso esiste un rapporto diretto tra staker e stakato che va oltre il tavolo da gioco. In linea generale gli stakati si possono dividere in tre macro-categorie.

  •  Neofiti

Nel primo caso parliamo di chi ha cominciato a prendere confidenza col gioco ai micro-limiti e vorrebbe approfondire le sue conoscenze in una determinata disciplina, ma non dispone del bankroll sufficiente per cimentarsi ai livelli superiori. – SCOPRI QUI i principali errori commessi nella gestione del bankroll

  • Regular

Nel secondo invece includiamo giocatori già formati, che in base al loro R.O.I – ritorno sull’investimento – trovano un accordo (deal) con lo staker in modo da minimizzare i rischi più o meno vantaggioso. Di norma lo stakato ‘shara’ – dall’inglese share, spartire – a non meno del 50% e viene puntualmente seguito da un coach.

  • Professionisti

Tanti professionisti, anche tra i più affermati, ricorrono allo staking. Magari dopo aver subito un pesante downswing o per provare ad alzare l’asticella e avventurarsi negli high stakes con maggiore serenità. Gli staking di questo livello non includono necessariamente del coaching, in quanto si presume che lo stakato oltre ad avere un alto livello di competenza possa avere già un coach privato di riferimento.

Quali sono i vantaggi dello stakato?

Per molti giocatori l’idea di perdere dei soldi potrebbe essere un problema non solo a livello economico ma soprattutto mentale. Giocare con l’ansia di dover recuperare un downswing potrebbe compromettere le prestazioni al tavolo e prolungare oltre misura il periodo di varianza negativa.

  • Bankroll – Poter disporre di un bankroll solido per poter affrontare il livello stabilito è il modo migliore per cominciare la scalata verso i piani più alti. – CLICCA QUI per approfondire sul bankroll
  • Mindset – Non doversi preoccupare delle perdite agevola il raggiungimento dell’A-game e consente di affrontare con serenità anche le scelte più difficili nei momenti chiave della partita. – APPROFONDISCI QUI la nostra sezione dedicata al mindset.
  • Coaching – Nel caso in cui fosse previsto, consente di affinare le proprie abilità in ottica level-up e garantisce una costante analisi del proprio gioco e delle eventuali debolezze (leak) su cui lavorare
  • Struttura – Sapere cosa giocare, quando e come farlo è più difficile di quanto si possa pensare. Un percorso di staking/coaching è l’ideale per chi intende approcciare il gioco in maniera più professionale.

…E gli svantaggi?

Ci sarà pure qualche downside nello staking o si tratta di una scelta WinWin su tutti i fronti? La risposta dipende da diversi fattori che spaziano dalle aspettative del giocatore al rapporto di fiducia o al contratto stipulato tra staker e stakato.

  • Profitti dimezzati – E’ vero che il rischio di perdere i propri soldi viene annullato, tuttavia nessuno staker andrebbe a stakare un giocatore perdente, almeno in linea di principio. Ciò significa che metà o parte dei profitti – in base a una percentuale concordata – dovranno essere ceduti allo staker.
  • Mindset – Immaginate di aver centrato un big shot da stakati e dover essere costretti a cedere una somma di denaro considerevole allo staker, come da accordi. Siamo sicuri che il vostro mindset non ne possa risentire nelle partite future?
  • Onestà – Dando per scontato che lo stakato mantenga fede alla parola data e non ‘scappi col malloppo’ in caso di vincita, anche lo staker ha la sua lista di responsabilità morali. Chiedere una cifra superiore al 50% dei profitti ad esempio, va contro l’etica predominante.
  • Ansia da prestazione –  Talvolta, la voglia di voler dimostrare sin da subito il proprio valore e giustificare l’investimento da parte dello staker, porta a uno stato psicologico alterato che potrebbe influire negativamente sulle scelte più importanti a partita in corso.

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Foto di René Schindler da Pixabay

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