Fedor Holz ormai è un ex-giocatore, e sono passati oltre 10 anni da quando il mondo del poker vide questo ragazzino venir fuori dal nulla e crushare i tavoli più grandi del mondo.
“Il ragazzo prodigio”, lo chiamavamo, ma personalmente la parola “prodigio” non l’ho mai capita a fondo. Significa che c’è una predisposizione naturale, e che è fortunato ad averla nel sangue? O c’è dell’altro?
Ho sempre rifiutato l’idea di un’inclinazione naturale – entro certi limiti – e sono felice di vedere “CrownUpGuy” dimostrare il contrario.
In un podcast con RunchuksPoker di ormai cinque anni fa, Fedor ha raccontato cosa lo ha portato in cima alla catena alimentare del poker, e come ha fatto ad arrampicarsi fino a lì.
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Tutto nasce da una domanda dell’host: “Da dove viene la convinzione di poter essere uno dei migliori al mondo?” alla quale Fedor Holz risponde così:
Onestamente, non ricordo di aver davvero formulato questa credenza. Penso che la ragione per cui io sono cresciuto così tanto… i primi due anni ho fatto molta fatica, ma poi dopo aver creato le fondamenta, dopo aver trovato il mio ambiente e quando ho iniziato a giocare mid e high stakes online, penso che la cosa che mi abbia davvero dato la spinta in avanti sia che non penso tanto ai risultati, almeno non nel modo in cui lo fa la maggior parte delle altre persone.
Per me è questa sensazione di crescere, ciò che stavo davvero inseguendo. E questo si può raggiungere soltanto diventando migliori. Quindi non è stato tanto “voglio essere il migliore”, ma la voglia di provare quella sensazione di migliorare. Non è la stessa cosa, non ho voluto essere il migliore per il gusto di essere il migliore. Volevo solo migliorare ogni giorno, ogni settimana, ogni mese. Il risultato, dopo tre anni di questo, è stato che improvvisamente mi sono ritrovato a essere il migliore.
Stavo lì seduto e mi dicevo “Voglio capire come posso giocare questa mano in modo migliore!” e cercavo soluzioni. “Come posso avere un input?” e mi rispondevo di postarla nei forum, la mandavo ad amici su Skype, parlavo con amici, compagni di stanza. Così ho iniziato a calcolare le cose, esploravo tutte le opzioni per ottenere quella crescita.
Non mi interessava troppo la norma, non mi importava dei ragazzi che vedevo attorno a me che grindavano e basta. Non era la cosa che mi piaceva, mi focalizzavo sul migliorare.
È stata più dura all’inizio, perché giocavo di meno e quindi avevo risultati a breve termine inferiori, ma nel lungo termine si sono rivelati significativamente migliori per me, e penso anche per le persone attorno a me.
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RunchuksPoker tira le somme: “Quindi non ti interessava molto come “apparivi all’esterno”, o obiettivi di essere il migliore. L’importante era la tua crescita personale, come ti sentivi a crescere ogni giorno e soddisfare questo bisogno.“
Queste due cose si mescolano, mi importava anche come sembrava visto da fuori. Ma in un modo diverso.
Per molto tempo la situazione finanziaria non era molto chiara, tipo… molte persone vedevo che arrivavano al punto di fare 4.000/5.000 euro al mese e si sistemavano così. E va benissimo. Ma non è mai stato un mio pensiero.
Non c’è mai stato un punto dove sono arrivato, per esempio, a 10k al mese e mi sono detto “Ok, è più di quanto mi serva. Mi stabilizzo qui, grindo 40 ore a settimana e sono a posto”.
Non è mai stato nemmeno un pensiero, ero troppo concentrato sul come muovermi in avanti, come andare “da qui al prossimo step”. E non lo intendo solo come crescita personale, era anche un inseguimento, un “non è ancora abbastanza”.
C’era un po’ la gioia di imparare, e una parte di questa continua motivazione di non sentirsi ancora abbastanza bravo, che c’era ancora da fare, che avevo bisogno di muovermi avanti, di spingere più forte.
Non è la prima volta che sentiamo o riportiamo parole del genere “non pensare ai soldi, pensa a migliorare”, che nel poker sono tanto vere da essere ormai sottovalutate.
E sottovalutare queste parole è un problema, almeno se miri a diventare il prossimo Fedor Holz! In effetti, suona molto simile a ciò che ci ha raccontato Enrico Camosci nell’intervista esclusiva su YouTube.
Image credits: Danny Maxwell, Rational Intellectual Holdings Limited






