“Sapere quando fermarsi è una skill che vale come le altre” Phil Galfond sulle pause dal gioco

da | Giu 29, 2026

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Phil Galfond torna a parlare di mental game con la chiarezza analitica che lo distingue.

In un recente reel pubblicato sui social, il pro americano affronta una delle domande che ogni giocatore serio prima o poi si deve porre: quando è giusto prendere una pausa e quando invece conviene continuare a giocare?

La risposta, tipica di Galfond, non è semplice. Né uguale per tutti.

 

Le due tipologie

Per inquadrare il problema il pro statunitense inizia con l’identificare due distinte tipologie di giocatori che, pur agli antipodi nel comportamento, condividono lo stesso difetto di fondo: agiscono in modo sub-ottimale rispetto al potenziale che hanno.

Il primo tipo di giocatore è il grinder incallito, quello che secondo Galfond ha un monologo interiore in cui ripete spesso “devo continuare a fare volume e questo downswing smetterà”, oppure “sì è vero, non ho dormito molto ma ci sono queste partite e devo solo continuare a grindare, 150 ore questo mese”.

Un profilo che molti riconosceranno: l’atleta del poker che considera la stanchezza un nemico da ignorare e la varianza un problema risolvibile aumentando il volume di gioco.

Il secondo tipo è all’opposto del primo: ci ricadono quei giocatori che hanno programmato una sessione mattutina e una serale, e dopo aver giocato di mattina saltano quella della sera.

Questa potrebbe anche sembrare una scelta responsabile. Ma quando succede sistematicamente, il risultato è che il giocatore porterà a casa la metà, o al massimo i due terzi, del volume che intendeva fare (e del profit ad esso collegato).

Credo che entrambi i giocatori stiano sbagliando, ma solo nel senso che dei leak e dei bias li tengono lontani dal percorso ottimale.

Galfond riconosce che entrambi le tipologie di giocatori soffrono di una distorsione cognitiva che li allontana dalla traiettoria ottimale.

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Dipende tutto da chi sei

Con la onestà intellettuale che gli è propria, il coach non vuole dare una risposta universalmente valida. La soluzione migliore dipende dalle inclinazioni personali di ogni giocatore.

Per chi ha la tendenza a fermarsi ogni volta che è insicuro del proprio edge o del proprio stato d’animo, il consiglio di Galfond è netto: deve imparare a spingersi oltre più spesso.

Per il giocatore che vuole solamente accumulare volumi il consiglio va in direzione opposta.

Ti inviterei a considerare che non fa male prendere un giorno o persino una settimana di pausa. Non ti costerà quasi nulla – scrive.

Galfond non vede i periodi di pausa non sono una opportunità persa ma un investimento sulla qualità del gioco futuro.

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Il pericolo più grande

La parte più ficcante dell’analisi di Galfond riguarda proprio il secondo tipo di giocatore, il grinder che non si ferma mai. Per lo statunitense c’è un singolo tratto psicologico specifico che lo rende particolarmente vulnerabile: la tendenza a non volersi guardare indietro e a non tollerare ambiguità sul proprio edge. Ai giocatori di questo tipo Galfond non offre consolazioni ma un invito: spingersi al di là di quella che è la loro ‘comfort zone’.

Il messaggio finale è chi si ferma troppo, deve imparare a giocare anche quando è scomodo o non ha voglia.

Chi non si ferma mai invece deve imparare a stare fermo anche quando sembra inutile.

In entrambi i casi, la risposta giusta non sta nel gioco giocato ma nella conoscenza delle proprie inclinazioni.

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