Abbiamo rintracciato il secondo classificato del Sunday Special di PokerStars – Sisal – SNAI di questa settimana: dietro il nickname ‘IlMina10’ si cela Leonardo Zullo, un player toscano che durante il giorno lavora come autotrasportatore.
Il 26enne ci ha raccontato le mani decisive del suo cammino, gli avversari del tavolo finale (di cui puoi vedere qui il replay a carte scoperte) e il dominio assoluto del vincitore ‘M@d0ff’.
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Il rapporto con il poker
D: Ciao Leonardo, per iniziare presentati ai nostri lettori: quanti anni hai, di dove sei, cosa fai nella vita?
R: Ho ventisei anni e sono di un piccolo paesino vicino Pistoia. Nella vita faccio l’autotrasportatore ormai da cinque o sei anni. È un lavoro che porta via tanto tempo, ma che insegna anche la disciplina. Nel poker non guasta.
D: Quando hai iniziato a giocare e com’è evoluto nel tempo il tuo rapporto con il poker?
R: Ho iniziato come un po’ tutti, per gioco, da ragazzetto, a 14-15 anni, chiaramente non a soldi. Piano piano ha cominciato a diventare una passione vera. Gioco solo tornei, principalmente online, anche perché live non ho una sala vicina o un circolo comodo: quando ci sono tornei interessanti mi sposto ma la base è l’online. Nell’ultimo anno e mezzo ho iniziato ad approcciare i tornei molto più seriamente.
D: Hai mai avuto un coach?
R: Un coach strutturato no. Tempo addietro ho comprato corsi da alcuni coach conosciuti, senza fare nomi. Nell’ultimo periodo ho fatto un piccolo percorso da autodidatta, supportato da un coach che è diventato un amico: ci consultiamo senza impegno, è più un confronto tra amici, ecco.
D: Quante sessioni riesci a giocare in media a settimana? Dedichi tempo anche allo studio?
R: Non salto mai le sessioni domenicali, quindi almeno una a settimana la faccio sempre. Poi ne aggiungo un altro paio durante la settimana, in genere di martedì e giovedì. Dipende molto dal lavoro, che mi porta via tanto tempo che potrei dedicare al poker. In passato studiavo più di oggi. Adesso mi affido molto più all’esperienza – anche se non ne ho moltissima, sia chiaro – e ai consigli che ho ricevuto nel tempo. Ho una base GTO ma non mi ossessiono più di tanto con i solver.
Il racconto del Sunday Special
D: Raccontaci il day 1 della tua corsa al Sunday Special.
R: È cominciato non troppo bene. Mi sono iscritto dopo circa due ore dall’inizio del day, perché preferisco entrare con uno stack medio: non mi piace partire con un stack enorme. L’avvio è stato in salita, spot storti, nulla di interessante. Sono uscito e con il secondo bullet il day ha preso tutta un’altra piega: tribettati che riescono, spot dalla nostra parte, tutto molto tranquillo. La fase chiave è stata la bolla, che tra l’altro coincideva con la chiusura del day 1. Ero chipleader del tavolo e ho messo molta pressione con mani anche marginali. Ho chiuso il day 1 a 75bb, già in the money.
D: Un buon modo per presentarsi al day 2…
R: Il day2 è stato molto più lineare. Tutto standard, nessun incrocio strano, lo stack ha retto senza colpi particolari. L’unica mano che ha spostato davvero qualcosa è arrivata a quindici giocatori left. Situazione di blind war, io con 21bb e A-8s, small blind mi copriva e open-pusha. Chiamo. Lui gira A-3 e per fortuna raddoppio. Poco dopo arrivo al final table con più di 40bb.
D: All’inizio del final table avevi 44 big blind, per l’esattezza. Conoscevi gli altri finalisti?
R: Avevo poca history purtroppo. Riconoscevo tre o quattro giocatori occasionali ma gli altri erano praticamente sconosciuti. Non avevo informazioni significative. Sul fronte tattico ho cercato soprattutto di restare concentrato mano dopo mano, senza pormi obiettivi di payout rigidi che mi avrebbero solo messo dei muri davanti. Volevo godermi il momento – in fin dei conti era il final table più importante della mia carriera pokeristica, se possiamo chiamarla così – senza che le emozioni mi portassero a giocare male.
Le mani del tavolo finale
D: Com’è andata al tavolo finale, c’è stata qualche mano particolare?
R: In realtà c’è poco da raccontare perché sono stato card dead quasi sempre, non ho potuto esprimere quasi mai il mio gioco. Mentalmente è stata durissima. Per più di un’ora siamo rimasti in nove, con gli short stack che continuavano a raddoppiare e tutti gli stack che si appiattivano. La pressione ICM era alta. Detto questo, ci sono due mani che vale la pena sottolineare.
Nella prima apro due assi da early position e il big blind – il chip leader, quello che poi vincerà il torneo – difende. Flop monotono, io non ho l’asso dello stesso seme che comanda il board. Cbetto, lui check-raisa su un flop molto connesso. Chiamo. Il turn peggiora tutto: chiude tante scale, tante doppie, chiude bluff che potevano essere arrivati a destinazione. Lui betta importante. Avevo ancora trenta e passa big blind nello stack ma ho foldato. Non volevo giocare un pot enorme contro il chipleader in una situazione così complessa, soprattutto con tanti short stack ancora in gioco e l’ICM che pesava. Meglio overfoldare lì e trovare uno spot più pulito dopo.
La seconda mano è arrivata più avanti, sempre a nove left, con 20bb e due jack. Il chip leader stava open-pushando da cinque o sei mani di fila. Dietro di me c’erano altri quattro short stack. Non me la sono sentita di rischiare di uscire nono e ho foldato. Lo ammetto: è stata una decisione molto combattuta. Il giorno dopo ne abbiamo parlato con gli amici e i pareri erano divisi. C’è chi mi ha detto che lo spot era da prendere e chi ha approvato il fold. Visto il contesto ICM e l’importanza del torneo, non sono convinto di aver sbagliato.
D: Hai iniziato il testa a testa contro M@d0ff con uno svantaggio netto. Hai continuato a credere alla vittoria fino alla fine?
R: Nel poker non molli finché non è finita. Ci ho creduto, certo. Purtroppo non è andata, ma fino all’ultima mano ero lì.
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Un futuro coi piedi per terra
D: Di questo runner-up vedi più il bicchiere mezzo pieno, o mezzo vuoto per essere arrivato a un passo dalla vittoria?
R: Assolutamente mezzo pieno, anzi, per quanto mi riguarda è proprio tutto pieno. Per me questo runner-up vale come una vittoria. È lo shot più grosso che abbia mai fatto, e spero non sia l’ultimo. Penso di festeggiare con una vacanza quest’estate: me la sono meritata, e se la merita ancora di più chi mi sta accanto.
D: Questa iniezione al bankroll cambierà le tue abitudini pokeristiche?
R: Voglio tenere i piedi per terra, perché conosco bene il rischio: gli shot grossi spesso ti annebbiano la vista. Non cambierò il mio ABI, quello che cambierà sarà la mia serenità mentale. Potrò aprire qualche domenicale più importante con meno pressione psicologica, e potrò affrontare i momenti di swing – che nel poker ci sono sempre – con più tranquillità . Se trovo qualcosa di carino e compatibile con il lavoro sul fronte live, ci provo.
D: Chiudiamo con le dediche: c’è qualcuno che vuoi ringraziare?
R: Prima di tutto la mia ragazza. Lavoro molto, e spesso quando torno a casa mi dedico subito al poker, sottraendo tempo a lei e alla famiglia. Lei capisce, mi sostiene nonostante tutto, anche nei momenti più duri, ed è fondamentale per me. E poi un “grazie” a tutti i ragazzi che mi consigliano a livello pokeristico e che non mi lasciano abbattere nei momenti difficili. Un bel gruppo, davvero.
Foto di copertina by Prestige






