Un paio di settimane fa Marco Bognanni ha vinto il Main Event Eurasian Poker Tour su 1.339 entries per una prima moneta di 65.000€.
Nella strada per la vittoria, il piacentino ha piazzato una giocata degna di nota quando il torneo era a sette left.
Dopo un raise e una tribet, Bognanni ha cold-4bettato una bella coppia di donne, per poi farla volare nel muck direttamente preflop sui repush dei due avversari.
Con la gentilezza che lo distingue, Bognanni ci ha raccontato il processo di pensiero che gli ha fatto trovare la giocata corretta: se avesse chiamato, infatti, si sarebbe trovato dominato contro due coppie di assi!
E poco importa se grazie a una Q flop avrebbe scoppiato entrambi.
La mano
Il tavolo finale del Main Event Eurasian Poker Tour è a sette left. Il primo eliminato incassa 8.700€, la vittoria vale 65.000€. Su blinds 400k-800k Bognanni è chipleader con 54 milioni di chips. Il diretto inseguitore è il giocatore su cutoff con venti milioni di chips in meno.
Proprio cutoff, dopo l’apertura a 2M (x2,5) del giocatore su hijack, tribetta a 5M. Su small blind Bognanni spilla Q♠Q♦ e cold-4betta a 13 milioni.
Hijack pusha, cutoff repusha, Bognanni ride e piuttosto velocemente getta le sue donne nel muck. Quando si girano le carte per lo showdown ha la conferma di avere preso la decisione corretta.
Hijack gira infatti A♦A♣, cutoff invece A♠A♥.
Il board Q♥J♣8♦K♦8♣ fa splittare il pot.
Lasciamo la parola a Bognanni.
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La situazione
Per iniziare, Marco dettaglia la situazione di gioco in cui ha intavolato questo fold preflop.
Il tavolo finale aveva una particolarità chiara. Non era composto da regular abituati a fare final table importanti dal vivo. Per alcuni era lo shot della vita. Per altri, comunque, un premio molto rilevante rispetto alla loro carriera abituale. Solo un paio di giocatori erano regular online con vincite evidenti. Questo cambia tutto. Cambiano le pressioni. Cambiano le scelte.
Io arrivavo al final table dopo un Day 3 in costante crescita. Sono partito con circa 16mln e sono salito fino a 50mln. Sì, ho vinto qualche colpo favorevole, ma soprattutto ho aperto tanto. Con le statistiche che mostravano in grafica ero quello che aggrediva di più come PFR o aggressor factor. Mi piace creare un’immagine di questo tipo quando lo stack lo permette.
Alla mia sinistra c’era il giocatore più abituato a questi contesti. Un altro esperto dal buon potenziale era uscito ottavo in una mano sfortunata contro di me. Alla mia destra c’era un giocatore che ritenevo capace, ma non davvero abituato a giocare spesso tornei e quindi tavoli finali. Ci sono certe situazioni che se non sei allenato a prenderle, di solito preferisci evitarle.
In quel momento ero chip leader. Non avevo bisogno di forzare spot marginali sempre con tutti. Stavo gestendo lo stack con attenzione.
La size della fourbet
Bognanni si sofferma poi sulla size della cold-4bet.
Ho QQ dallo small blind con circa 54mln di stack, 67bb. La 4bet è obbligatoria. La domanda è solo: quanto.
Sono fuori posizione contro entrambi. Non amo fare size piccole fuori posizione, anche se in 4bet può essere accettabile. Allo stesso tempo non voglio una size che mi costringa a chiamare qualsiasi shove in modo scomodo.
Le opzioni erano chiare:
10–11 milioni: troppo poco. Rischio di dare ottime odds per call al giocatore frizzante CO
15 milioni (x3): troppo grande. Mi committo anche contro la 3bet shove dello stack da 34 milioni.
Scelgo una via precisa: 13,2 milioni. La è size pensata per mettere pressione reale, evitare call marginali fuori posizione e forzare decisioni nette.
Non voglio che CO chiami con mani come KJ suited. Non perché quella mano mi spaventi in assoluto, ma perché fuori posizione, con un piatto enorme e stack dietro corti, diventerebbe poco gestibile su alcuni board. Su Kxx o Axx sarei spesso costretto a giocarmi tutto senza vere manovre. Cosa diversa se fossi stato IP. Con 13 milioni, invece, chi chiama deve già investire oltre un terzo dello stack. Psicologicamente pesa. Tecnicamente pesa.
Il fold
Infine Marco entra nella decisione del fold su doppio push, iniziando con lo specificare che se avesse pushato solamente uno dei due avversari, avrebbe chiamato col sorriso.
Se uno dei due avesse deciso di shovare sarei stato felice di giocarmi il colpo. Ma nessuno dei due, per quanto capace, aveva un profilo da giocatore disposto a fare un 5bet shove leggero in uno spot del genere, al tavolo finale, con quei premi. Certo, sarei stato meno contento con HJ, ma NON avrei potuto di certo foldare 10mln per un pot da 50mln. Sarei stato sicuramente più sereno nel callare la 5betshove di CO, che avrebbe potuto shovare anche con mani come TT+ e AJs+, forse anche 99.
Il primo giocatore inizia a contare le chips, ma per me era un conteggio “finto”. Lo fa spesso chi sente la pressione e vuole sembrare indeciso, quando in realtà ha già deciso di andare all-in.
Infatti shova. Quindi già non ero felice. Se avessi dovuto ipotizzare il suo range avrei detto JJ+ e AK, non benissimo ma come già detto ero committed, sarebbe stato un errore trovare il fold con il mio stack.
Per Marco il repush di cutoff è stato una vera e propria salvezza.
Poi succede la cosa che mi salva. Il secondo giocatore, il CO, si lancia letteralmente sul tavolo e dichiara all-in immediatamente. Zero esitazioni. Zero pensiero. In quel momento inizio a sorridere, perché è chiarissimo. Quella non è una mano pensata. Non ha avuto bisogno di pensare, e questo nella mia testa rappresenta solo due mani, e tra queste non c’è AK. Lo confermerà lui stesso dopo, dicendomi che ha fatto cosi con AA apposta per farmi foldare e giocare il colpo in due.
Quel ragionamento, in teoria, potrei anche capirlo. Ma in pratica è sbagliato. Con quel divario di stack, a lui conveniva che io chiamassi. Poteva perdere con lo short e rimanere comunque in gioco battendo me. Un ragionamento che non me lo fa catalogare tra i giocatori più forti che conosca ecco.
Io non avevo mai foldato QQ+ a un tavolo finale. Mai. Ma lì era tutto chiaro. Il primo shove già non mi piaceva. Il secondo shove immediato, senza pensiero, ha reso la situazione cristallina. Due range fortissimi. E soprattutto un torneo ancora lungo, con la possibilità di continuare con 50 bui in un field dove percepivo edge. Ho foldato sereno, non per paura: per lucidità. Ed è stata una delle decisioni migliori del torneo. Le mani successive hanno confermato e in qualche modo premiato la mia scelta.
Il fatto che avrei vinto quel colpo a tre trovando una Q sul flop, penso di essermelo dimenticato già quando ho alzato la mano successiva da bottone.
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Il video
Cliccando sul riquadro, la riproduzione del video inizierà dal momento esatto della mano raccontata da Marco Bognanni.






