Negreanu: “Non puoi sempre attendere una mano migliore, a volte devi gamblare”

da | Giu 27, 2024

daniel negreanu solver esperienza

In un podcast condotto da Jonathan Jaffe, Daniel Negreanu racconta come sia cambiato il gioco negli anni, e perché persone come lui, Phil Ivey ed Erik Seidel siano rimasti ai piani alti del poker mondiale, nonostante la teoria del gioco si sia evoluta molto.

La loro capacità è stata quella di rimanere sempre aggiornati, sempre pronti a migliorare indipendentemente da ciò che pensavano di sapere per certo. E pratiche come lo small ball, o il gioco tight di Hellmuth, oggi non funzionano più. Non è stato facile per Negreanu cambiare completamente approccio al gioco, ma è stata la cosa giusta da fare.

 

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La sopravvivenza nei tornei di poker è tutto, si direbbe, ma con il passare dei tempi – in particolare agli high stakes – diventa necessario prendersi ogni vantaggio possibile, per quanto minimo.

Jaffe: “Una cosa che dico spesso agli studenti, soprattutto se tight, è che quando partecipi a un torneo… non vincerai. Realizzare che non vincerai quasi mai il torneo che giochi, ti aiuta a non avere paura di perdere e a metterti in gioco, premere il grilletto e fare la cosa giusta. Come si interseca con la tua visione positiva e ottimista?” 

Negreanu: “Per gente come me e Hellmuth, per molti anni l’unico obiettivo era rimanere vivi. Evitare le situazioni ad alto rischio, non prendere gli shot. 

Una cosa che impari, soprattutto giocando high stakes contro giocatori preparati, è che non puoi aspettare spot migliori, perché in realtà non ci sono così tanti spot migliori. Devi prenderti i giusti rischi. 

Penso sia un pensiero liberatorio: perderai lo stesso, quindi chi se ne frega se esci per una gamblata? Un anno e mezzo fa circa mi ero detto ‘questo anno devo imparare a gamblare di più il mio stack!

Non lo facevo abbastanza. A volte devi solo fare qualcosa di più magari stupido, un po’ spericolato, ma almeno metti alla prova i tuoi limiti invece di giocare un gioco safe, facile da affrontare. 

 

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Per 20-25 anni tutto quello che pensavo del gioco era: non andare broke, non giocarti tutto in bluff. Nel 2004 ho vinto di tutto, e ho fatto un solo bluff al river in tutto l’anno. Non aveva senso, era un errore, era stupido. 

Poi nel tempo mi sono accorto che i bravi giocatori non mi pagavano più, giustamente. Allora ho capito che era il caso di aggiornarsi. Quando ho iniziato ad aggiungere bluff al mio gioco è stato orribile. Mi sentivo stupido, non ero pronto. 

Penso che la cosa che mi ha aiutato di più è stata aumentare il volume con quella partita contro Doug Polk. Richiedeva molti bluff, e lì ho capito che semplicemente andavano fatti. 

Lì sono diventato più a mio agio al pensiero di andare broke, ma aver preso comunque la decisione migliore.”

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