I danni dei Bias Cognitivi nel poker – Il Self-Serving Bias | Greg Raymer

da | Mag 6, 2022

greg raymer fossilman bias cognitivi

Greg Raymer è uno dei giocatori che più di chiunque altro è rimasto nell’immaginario dei poker player, con i suoi caratteristici occhiali rettiliani che gli hanno dato il nickname di “Fossilman” e lo hanno accompagnato alla vittoria del Main Event WSOP 2004.

Raymer ha pubblicato di recente un interessante articolo su Cardplayer.com parlando dei bias cognitivi e di come questi affliggano il nostro gioco.

Per chi non lo sapesse, i bias cognitivi sono concetti che diamo per assunti, nonostante si basino su percezioni errate e fallaci. Una specie di “scorciatoia” per il nostro cervello, che non può sempre ragionare costantemente su ogni singolo dettaglio.

 

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Self-Serving Bias nel poker

Il Self-Serving Bias (tradotto in italiano “bias egoistico“), descrive quando ci prendiamo i meriti dei nostri successi e degli eventi positivi, ma diamo la colpa a motivi esterni per eventi negativi. Una specie di sistema automatico per mantenere e migliorare la propria autostima e elevare se stessi più in alto della massa.

Questo bias ha dei benefici spiega Greg Raymer “Protegge la nostra psiche dal colpevolizzarsi troppo quando le cose non vanno molto bene. A lungo termine però, quel beneficio fa più male di quanto aiuti, e ci impedisce di vedere le cose in maniera realistica. 

Quanti pokeristi conosciamo (noi inclusi) che danno la colpa alla sfortuna per le perdite? E poi quando vinciamo diamo alle nostre skill tutti i meriti? Nel breve termine non è un problema, ma porta a seri danni al nostro gioco nel lungo termine, in primis l’abilità di migliorare.

Se le sconfitte sono causa della cattiva sorte non abbiamo incentivi a lavorare sul nostro gioco. Ovviamente giochiamo in maniera perfetta, perché perdiamo solo per la sfortuna. Giocare meglio non cambia la sfortuna, quindi quale è il punto di studiare?

 

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Se potessi leggere la mente, sospetto che vedrei almeno il 90% dei giocatori essere onestamente sicuri di essere il migliore al tavolo ogni volta che si siedono. Con un’attitudine simile, probabilmente non lavori duro quanto dovresti, quando sei al tavolo non cerchi di capire ogni avversario e come giocano. 

Non entri nemmeno nel mindset di pensare bene in ottica gioco. Tanto loro stanno schiacciando bottoni a caso, no? Se guardassi meglio al loro decision-making guadagneresti un’opportunità per imparare molto di più. 

Anche se non sono ottimi player, imparerai come ragionano nelle varie situazioni e quindi come exploitare le loro debolezze. E soprattutto potresti aprirti all’idea di imparare qualcosa da loro. Forse non era solo sciocca fortuna, forse era una move brillante che ti ha fregato! È pericoloso – e soprattutto costoso – sottovalutare i tuoi avversari.

Per evitare la trappola del Self Serving Bias devi rimuovere il tuo ego dalla situazione. Devi credere di essere lontano dalla perfezione, che fai errori e che puoi imparare e migliorare.

Dovrai realizzare che gli altri non vincono o perdono esclusivamente per buona o cattiva sorte, ma prendono decisioni. Alcune di queste possono essere in effetti brillanti, e se vedi questa verità potrai imparare da queste decisioni, incorporarle nel tuo gioco e diventare ancora migliore.”

 


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