WSOP Player Of The Year 2019: Daniel Negreanu mette il terzo sigillo, Deeb e Campbell battuti al fotofinish

Nov 5, 2019

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Che strano mondo quello delle classifiche.

Ci credereste mai che il giocatore dell’anno non è riuscito a vincere nemmeno un braccialetto e/o centrare un final table nei due Main Event tra inizio luglio e fine ottobre?

Daniel Negreanu vince per la terza volta in carriera la WSOP Player Of The Year, dopo i successi del 2004 e del 2013, diventando l’unico giocatore nella storia a poter vantare tre successi.

Non solo, perché per la prima volta da quando è stato istituito il premio, il numero uno della POY fa registrare un bello “Zero” alla voce braccialetti.

All’ultimo respiro

La lotta per stabilire chi fosse il giocatore dell’anno ha costretto diversi top player a buttarsi nella mischia nel disperato tentativo di deep-runnare il Colossus, ultimo evento in palinsesto alle WSOPE di Rozvadov valido per la classifica.

Ecco allora gente come Daniel Negreanu, Shaun Deeb, Anthony Zinno e Robert Campbell sgomitare in un field che supera i 2.700 ingressi.

L’unico a riuscire nell’impresa è proprio Shaun Deeb: l’americano chiuderà undicesimo, sfiorando quel tavolo finale che gli avrebbe consentito di sorpassare Negreanu a pochi centimetri dal traguardo.

E invece, con 5 tavoli finali (di cui 2 runner-up) e 23 piazzamenti ITM, DNegs batte l’agguerrita concorrenza e porta a termine il suo obiettivo principale, come dichiarato in più occasioni nel suo V-log quotidiano.

Paradosso Sammartino

Inutile dire che avremmo tanto voluto vedere il nostro Dario Sammartino in cima alla Player Of The Year di quest’anno.

Due tavoli finali centrati ai due Main Event nello stesso anno sono qualcosa di memorabile e sarebbe bastato un pizzico di fortuna in più nei momenti decisivi per cambiare il corso della storia (SCOPRI QUI le ragioni del call di Anthony Zinno che ha condannato Sammartino al Main Event WSOPE).

L’idea di iscriversi al Colossus per tentare la remuntada è balenata più volte nella testa del campione napoletano, ma si sarebbe trattato di un vero e proprio terno al lotto: l’unica possibilità per Sammartino di prendersi la testa della POY infatti, era quella di arrivare primo.

Mai dire mai, specialmente con un giocatore come lui, ma dopo la parziale delusione per il 4° posto al Main sarebbe stato difficile per chiunque trovare il giusto mindset per rimettersi in gioco e dare il massimo a distanza di 24 ore.

Pur senza un riconoscimento ufficiale, l’impresa di Dario resterà ben impressa nella memoria degli appassionati.

Shaun Deeb, vincitore morale

Sebbene Robert Campbell abbia fatto davvero di tutto per dare del filo da torcere ai suoi avversari, vincendo addirittura due braccialetti, il vero uomo da battere era Shaun Deeb.

Di gran lunga tra i migliori nelle varianti, come dimostrato in quel di Vegas quest’estate, Deeb è arrivato a tanto così dal compiere il miracolo.

La sua determinazione nel ripetere il successo dello scorso anno lo ha portato a un passo dal tavolo finale del Colossus, rimettendo il destino della POY nelle sue mani con Negreanu a sperare in una sua eliminazione.

Purtroppo per Deeb servivano oltre 150 punti per raggiungere la vetta – sarebbe bastato centrare un 5° posto – ma la fortuna non è stata dalla sua parte.

Curioso notare come su 20 ITM e 4 tavoli finali alle WSOP (di cui un runner-up) l’unico evento nel quale Deep è riuscito a chiudere al primo posto sia stato un High Roller da 25K giocato al Seminole Hard Rock Poker Open a metà agosto, nel periodo di pausa tra le WSOP a Las Vegas e le WSOPE a Rozvadov.

Per chi se la fosse persa, ecco la top ten della classifica WSOP POY 2019 (fonte Wsop.com):

A proposito di Negreanu, guardate un po’ che accoglienza gli è stata riservata al King’s per il suo arrivo…

Photo cover: Stefano Atzei

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