5 storie sulla leggenda vivente del poker, Doyle Brunson

Nov 23, 2021

Doyle Brunson: da 50 anni la leggenda del poker Texas Hold'em

Con la partecipazione a queste WSOP 2021, Doyle Brunson è arrivato alle 6 decadi di poker alle spalle, e al record di aver partecipato alla prima e all’ultima edizione delle World Series Of Poker. Certo, non che servisse certo questo a inserirlo nella leggenda, dopo tutto quello che ha fatto per questo gioco.

Doyle è un po’ come un vecchio nonno con tante storie da raccontare. Ha vissuto l’evoluzione del poker dai tempi delle bische con la malavita, fino allo show spettacolare che è oggi.

Per questo abbiamo pensato che a ogni fan del poker sarebbero interessate queste cinque storie, raccolte dal canale YouTube Poker Bounty.

 

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1 – Gli incontri pericolosi

Pochi giocatori di poker sono riusciti a sopravvivere a tutti gli incontri rischiosi che ha vissuto Brunson. Racconta di essere stato molti anni fa a un tavolo da poker, quando un uomo è entrato e ha sparato un colpo alla testa del giocatore al suo fianco.

Partecipava di frequente a una partita che chiamava ‘bloodthirsty highway‘, dove ladri, assassini, e criminali erano all’ordine del giorno.

Nel 1998 due rapinatori armati e mascherati hanno ammanettato assieme Doyle e la moglie nella loro villa, minacciandoli per avere la combinazione della cassaforte.

Doyle diede loro 4.000 ollari in contanti e 80.000 in chips del Binion’s Horseshoe per non farli arrabbiare, poi finse un infarto ed essi fuggirono. Brunson poi scherzò: “Avranno difficoltà a ritirare le chips. Se mi chiamano potrei ricomprarle io, ma farei io il prezzo.” 

Brunson racconta di aver avuto un coltello puntato alla gola, e di essere stato picchiato e minacciato un numero incalcolabile di volte. Poi strinse amicizia con Amarillo Slim e Sailor Roberts, e divennero grandi amici, rounder che si guardavano le spalle a vicenda.

 

2 – Un Black Friday da $230 milioni

Brunson è il giocatore live per eccellenza, quindi chiariamo subito: questi soldi non erano su qualche conto gioco.

Durante il poker boom, Brunson cercò di cavalcare l’onda investendo nella poker room online Doyle’s Room. Anche se non divenne mai la numero uno, riuscì ad attrarre abbastanza traffico, e un giorno fecero a Doyle, detentore del 50% delle azioni, un’offerta d’acquisto per 230 milioni.

Brunson rifiutò perché pensava che sarebbe potuta valere fino al doppio di quella cifra, ma pochissimo tempo dopo il Black Friday colpì…

 

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3 – Il Main Event WSOP che non voleva vincere

Nel 1972 nessuno dei pochi partecipanti del Main WSOP sapeva cosa avrebbe rappresentato quella vittoria negli anni a venire.

Rimasti 4 left si presero una pausa caffè insieme, discutendo su chi fosse il favorito. Slim era molto short, mentre Crandell Addington e Doyle erano messi bene, ma non impazzivano all’idea di essere identificati come campioni del mondo. Giocavano per i soldi non per la fama. Inoltre Puggy Pearson sperava di non vincere perché aveva venduto il 200% di quote! 

Amarillo Slim accettò un deal, lasciando parte della vincita agli avversari, in cambio della prima posizione del torneo.

 

4 – Un infortunio che è valso la leggenda

Doyle Brunson da giovane era un promettente sportivo, ottimo nella corsa ma soprattutto nel basket, tanto da attirare l’attenzione dei Minneapolis Lakers. Un incidente sul lavoro che gli ruppe gravemente la gamba, mise tristemente fine ai suoi sogni di gloria nello sport.

Però è proprio in quel momento che cominciò ad appassionarsi al poker, a scoprire che poteva vincere e a decidere di poterne fare una carriera. Finì l’università pagandola con le sue vincite ai tavoli verdi, e la sua vita da rounder ebbe inizio.

 

5 – Un cancro terminale svanito nel nulla

Nel corso della sua vita, Doyle Brunson è riuscito a guarire dal cancro sei volte. Nel 2018 twittò che la prima volta che si preoccupò per la sua vita fu negli anni ’60, quando cinque medici gli diedero solo tre mesi di vita. 

Al momento della seconda operazione il cancro svanì. I dottori la definirono remissione spontanea, evento più unico che raro.

 


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