Federico Brunato: “Il poker deve fare i conti con la generazione della dopamina”

da | Giu 26, 2026

federico brunato

C’è una domanda che gli organizzatori di tornei di poker live sembrano ancora fare fatica ad affrontare davvero: cosa vuole, oggi, un giocatore di poker?

E la parola “oggi” è importantissima, perché il poker player non è più lo stesso di 5 o 10 anni fa. Come la maggior parte del mondo, che piaccia o no, il target è uno che trascorre metà della sua giornata a scrollare Reels e a passare da uno stimolo all’altro in frazioni di secondo. E tra questi ci sono anche potenziali nuovi giocatori!

Federico Brunato, CEO del King’s Resort di Rozvadov, ha provato a rispondere in un’intervista per PokerNews. E la risposta potrebbe non piacere ai più tradizionalisti. 

EDIT: abbiamo parlato in prima persona con Brunato, per chiarire alcuni punti fraintesi di questo articolo. Leggi questa intervista esclusiva!

 

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Il garantito non basta più

Per anni la formula sembrava semplice: competi nella gara di chi ha il montepremi garantito più alto, spammi qualche post sui social, e i giocatori arrivano.

Oggi, in particolare in questo momento di boom del poker europeo, bisogna muovere un passo più avanti rispetto a questi sistemi. Bisogna mettersi nei panni di un poker player del 2026 per levigare il miglior prodotto possibile.

Penso che molti operatori non capiscano pienamente cosa vogliano i giocatori e spesso pensano che si limiti tutto a mettere un garantito e sperare che il torneo lo raggiunga.

Questo è il più grande cambiamento dal passato, quando le community erano formate attorno all’esperienza, non al garantito.

Secondo Brunato, quindi, il lavoro di un operatore non finisce dopo aver settato il GTD. Anzi, è lì che comincia. 

 

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Velocità, formati, innovazione

Penso che i giocatori si aspettino un’esperienza più veloce e più intensa. Dopotutto, sono abituati a costanti stimoli dopaminici attorno a loro, e spesso avviene che cerchino la stessa esperienza al tavolo da poker.

Basta guardare l’evoluzione dei format online per capirlo: Zoom, Spin&Go, All-in Poker, tutti accomunati dal fatto di essere veloci e incalzanti, mentre il poker live è rimasto fermo alla – sempre molto apprezzata, c’è da sottolinearestruttura lenta e giocabile.

Di per sé ottima, se non fosse che potrebbe fare da barriera d’ingresso per nuovi giocatori. Bisogna capire che il pubblico che si vuole attrarre è lo stesso che due ore prima guardava un Reel da trenta secondi e ora si aspetta, anche al tavolo verde, che succeda qualcosa.

Si tratta di provare a innovare costantemente, che sia aggiustando starting stack, varianti, durata dei livelli o introducendo nuovi formati. Il gioco si sta evolvendo e sta diventando più veloce, proprio come il mondo che ci circonda, come vediamo dai reel e lo scrolling infinito.

L’innovazione è uno strumento di sopravvivenza, e secondo Brunato oggi ruota attorno al ritmo percepito di un torneo.

 

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Il boom europeo, con qualche preoccupazione

Il momento oggi è roseo. I festival live in Europa stanno macinando numeri importanti, i field crescono, i garantiti vengono superati e vengono infranti continuamente nuovi record.

Brunato lo definisce “bull market“, locuzione che indica una forte crescita, ma implica anche un pericolo di crollo, prima o poi.

Molto dipende da come gli operatori sapranno gestire questa ondata. C’è un po’ di preoccupazione di vedere ripetersi una storia del passato troppo familiare, quando molti nuovi giocatori entravano nel mercato e tutti cercavano di far partire più eventi possibili nel tempo più breve.

Diamo sempre il benvenuto a ogni evento che porta nuovi giocatori nel giro, ma l’avidità può annebbiare il giudizio a volte, e gli stessi errori tendono a ripetersi.

Il vantaggio del poker europeo, secondo lui, è proprio la maggiore propensione all’innovazione rispetto al mercato americano. Negli Stati Uniti il poker ha radici così profonde — nei formati, nelle abitudini, nelle strutture — che muoversi è più difficile. L’Europa, più giovane in questo senso, può permettersi di sperimentare con meno resistenza.

Ma la domanda ora va a noi Grinders, noi che giochiamo: siamo disposti ad accettare delle innovazioni che facciano rimanere il poker rilevante? O dopo una certa soglia, inseguire la dopamina generazionale rischia di rovinare proprio quella profondità che abbiamo sempre amato?

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Image credits: Gioconews

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