Andrea Crobu: “I solver hanno cambiato il gioco, i tavoli finali sono una noia mortale!”

Dic 14, 2020

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Era da un po’ che non lo tiravamo in ballo, ma stavolta non potevamo proprio farne a meno.

Andrea Crobu circa due settimane fa ha lanciato un sondaggio sul gruppo PokerQuality, chiedendo molto semplicemente se il poker, dopo l’arrivo dei solver, sia o meno un gioco di abilità e per quale ragione.

Il risultato? Una valanga di commenti.

Li hai letti tutti?

Sì, più o meno sì. 

Diciamo che in teoria nessuno si è sbilanciato, forse il commento più carino è stato quello di Emanuele Monari.

Cosa dice?

Che comunque è cresciuto il livello, ma se non studi e non ti adatti i solver non servono a niente. 

La soluzione c’è però devi saperla studiare, quindi non si può dire che chi usa un solver ha crashato il gioco…

Il commento di Emanuele Monari.

E tu che rapporto hai coi solver?

Per me, che gioco a poker molto prima che arrivassero i solver, è stato un problema.

Ci sono molte cose su cui sono arrivato per logica prima che le scoprissero sui solver, come le size o alcuni tipi di strategia.

Con Piosolver è più facile capire certe cose ma non ho troppa voglia di mettermi a risolvere tutti gli spot, tanto nessuno gioca la GTO pura quindi non ha senso.

Ho un coach che mi segue e che studia sui solver, se ho qualche dubbio chiedo a lui e facciamo un po’ di review assieme.

A cosa serve allora il solver?

Serve a crearsi una strategia. Uno mette tutte le texture che vuole analizzare e una volta che capisce il meccanismo con cui ragiona il solver cerca di studiare tutte le situazioni partendo dalle più comuni.

Vuoi capire come gioca il tuo range in tribettato su A-7-2 rainbow? Risolvi lo spot, metti le size e scegli quella con l’EV maggiore.

Poi analizzi i turn, quelli che aprono flush draw, quelli con una broadway, e via dicendo…

Puoi anche metterti ad analizzare tutte le altre dinamiche, BTN/BB, tribettato OOP e in base alle texture capire cosa fare, ma personalmente non mi va di farlo.

Anche perché grazie alle mie strategie, un po’ tendenti alla GTO e un po’ exploitative, continuo a vincere. 

Coi solver però si possono cercare degli exploit…

I solver non servono ad exploitare ma a creare un bilanciamento perfetto del tuo range, facendoti diventare a tua volta inexploitabile a meno che, chi hai davanti, non metta in pratica una GTO migliore della tua.

Gente come LLinusLLove sul ‘dot com’ vince di più perché ha studiato di più. 

Per exploitare invece devi conoscere il field con cui giochi, ad esempio se in dinamica SB/BTN a cash game con una certa mano la 5-bet shove vs 4-bet è in frequenza e il randomizzatore mi dice di andare all-in, ma io so che BTN ha 4-bet al 3%, magari la foldo. Questo è un exploit.

E’ una cosa istintiva quasi, non viene dal solver, non ho bisogno di un robot per exploitare un altro giocatore.

Inoltre potresti anche applicare male la GTO in un field in cui non serve e che gioca tendenzialmente più chiuso rispetto a quanto accade all’estero.

Dove giochi tu serve la GTO?

In un field come quello che gioco io dal NL100 al NL600, giocare GTO non serve a chissà cosa. Impari a vedere i bluff migliori, quelle da non fare. 

Se qualcuno gioca come Piosolver è impossibile giocarci, anche perché usa 4 size. 

Tu estrapoli queste linee e ne trai una conclusione semplificando la strategia e trovando la linea che ha EV maggiore.

Ti rigiriamo la domanda: secondo te il poker è ancora un gioco d’abilità?

Risponderei non più, o meglio l’abilità non è più il fattore dominante… Mi spiego.

Senza i solver era molto più bello, era più un confronto tra persone e il gioco era più allegro anche da vedere.

Prima di buttarmi nel poker guardavo i tornei alla tv, guardavo i reg  giocare gli HR e mani che all’epoca che sembravano belle adesso non si potrebbero nemmeno vedere. Diciamo che c’era più azione.

Da poco invece ho visto un final table di un noto streamer high stakes ed era una noia mostruosa. Un final table tutto “a sciacallare” , con 210K al primo ok, però era inguardabile come molti altri final table che ho visto.

Prima era un gioco aperto, bello, dove non si stava tanto a guardare gli scalini del payout, mentre ora sai che non devi buttare una chip, sai cosa brokare, sai che in determinate mani non devi mai bluffare… 

Pensi sia un bene o un male?

Non che sia un male in assoluto ma a livello di spettacolo si è perso molto.

Prima facevi delle cose che non sapevi se fossero giuste o meno, ora invece se vuoi diventare un professionista hai tanti mezzi a disposizione e paradossalmente farlo è più facile.

Non che studiare sui solver sia semplice, ma mentre ora ci sono i mezzi prima dovevi capire le cose da solo: alcune strategie che ho visto su Pio ad esempio erano uguali ad altre che avevo elaborato tempo fa. 

Al momento direi quindi che il poker è per un 30% abilità, per un 20% fortuna e per un 50% studio, prima forse le percentuali sarebbero state 75% abilità e 25% fortuna, almeno per quanto riguarda i tornei.

Cash-game invece ho sempre pensato che il rapporto fosse 95% abilità e  5% fortuna. 

I solver hanno cambiato drasticamente il gioco, è tutto molto più noioso e a volte mi da proprio fastidio, specie quando mi trovo con dei reg MTT al tavolo che stanno lì a sciacallare…

Purtroppo devo farlo anche io ma, essendo un giocatore che ha sempre giocato di braccio e che era abituato a mettere sempre pressione, stare sempre sulla difensiva non è divertente.

LEGGI QUI l’ultima impresa di Andrea Crobu al Main ICOOP su PokerStars.it

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