Perché è fondamentale credere in se stessi per avere successo, nel poker come nella vita

Gen 30, 2020

Non capita tutti i giorni, ve l’assicuro.

Esser contattati via social dal diretto interessato dopo aver scritto un articolo sul suo conto, senza alcuno scopo se non quello di complimentarsi per il lavoro svolto, riempie di soddisfazione.

E’ quanto accaduto con Alec Torelli, noto pro high stakes che, per chi conosce il mondo del poker, non ha certo bisogno di presentazioni.

L’occasione per scambiarci qualche battuta è stata colta al volo: appuntamento nel pomeriggio e intervista nata (quasi) dal nulla.

Quel che ci siamo detti spaziava dal poker alla vita privata, dai progetti futuri a quelli in corso d’opera e vi prometto che nei prossimi giorni troverete qualcosa di molto interessante su come cominciare la scalata per diventare un grinder di successo.

E se lo dice lui…

Uno spunto di riflessione

Quest’oggi però parleremo d’altro.

O meglio, vi parlerò di un qualcosa che abbiamo affrontato quasi di sfuggita, un argomento da cui credo si possano trarre ottimi spunti specialmente se il vostro obiettivo è quello di trasformare la passione per il poker in qualcosa di più.

Qual è il confine tra il perseverare nel raggiungimento di un obiettivo ed esser testardi nell’insistere in qualcosa di sbagliato?

C’è più merito nel credere in qualcosa contro tutto e contro tutti o demerito nel continuare a fossilizzarsi su un’attività sulla quale non abbiamo consapevolezza di come stiano realmente le cose?

Queste due domande, che in realtà sono l’una la conseguenza dell’altra, meritano un approfondimento e costituiranno il nostro punto di partenza.

Rileggete e pensateci bene.

Fare il grinder di professione è la scelta giusta?

E’ proprio dalla consapevolezza in se stessi che deve partire il ragionamento, non tanto in termini di cosa sia giusto o sbagliato fare (questo nella maggior parte dei casi lo scopriremo solo con l’esperienza), quanto piuttosto nell’avere coscienza.

Nel chiedersi perché fare quella determinata cosa e capire se si tratta davvero di ciò a cui aspiriamo.

Farsi delle domande sul proprio lavoro o sulle proprie scelte è legittimo, e le ragioni che stanno dietro i periodi in cui il dubbio ci assale maggiormente possono essere molteplici:

Paura di fallire, paura del giudizio altrui, paura di soffrire troppo, poca perseveranza nel raggiungere gli obiettivi…

Se i quesiti rientrano in questo range di opzioni beh, sappiate che ogni persona di successo è riuscita a vincere sia la paura di fallire che quella del giudizio altrui.

Inoltre ha avuto probabilmente una soglia più alta di accettazione della sofferenza (non intesa come dolore fisico ovviamente) ma soprattutto è stata determinata nel portare a termine i propri obiettivi.

Falsi miti, false convinzioni

Il poker può spesso trarre in inganno perché ciò che si vede all’esterno può sembrare incredibilmente attraente: possibilità di organizzarsi gli orari, una vita tutto sommato agiata, essere imprenditori di se stessi e via dicendo.

Così come capita a qualcuno che studia una certa materia e si trova di punto in bianco a svolgere una professione che non gli si addice.

Magari per via di alcune decisioni sbagliate fatte al momento della scelta dell’università, derivanti da pressioni familiari o chissà cos’altro.

La soluzione? Da quel che è emerso dalla nostra breve chiacchierata è molto semplice:

Ascoltare la propria voce interiore liberandosi dalle costrizioni esterne per capire dove potersi esprimere al massimo. Rendere quella vocina più forte di quelle di chi ci consiglia cosa sia meglio o peggio fare.”

Trovare la verità al proprio interno può sembrare quasi un concetto metafisico, qualcosa per cui ‘Sì, ok tutto bello, ma quindi?’

Un passaggio abbastanza semplice nella teoria, seppur complicatissimo nella pratica.

Ascoltare se stessi

Sapersi ascoltare, capire davvero in quale direzione andare senza farsi influenzare da falsi miti, falsi bisogni e opinioni distorte risulta ancor più difficile nella nostra società:

La nostra verità interiore deve essere in grado di parlarci più chiaramente di quanto le opinioni altrui già non facciano nella quotidianità.”- spiega Alec.

Ciò non significa necessariamente chiudersi a qualsiasi tipo di consiglio o non accettare più nessun parere che diverga dalla nostra posizione.

I consigli sono sempre ben accetti e ci aiutano a migliorare, ma nessuno potrà mai suggerirci cosa sia meglio o peggio per noi, perché nessuno ci conosce più di noi stessi.

Ecco come la sottile linea cui abbiamo accennato in apertura riuscirà a farsi più marcata una volta compiuto questo step: imparare ad ascoltarci per capire che direzione prendere.

A volte le ragioni del fallimento stanno proprio dietro l’incomprensione delle nostre reali intenzioni.

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Foto di StartupStockPhotos da Pixabay

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