Doyle Brunson: da 50 anni la leggenda del poker Texas Hold’em

Mar 22, 2021

Doyle Brunson: da 50 anni la leggenda del poker Texas Hold'em

Esiste un giocatore di poker texas hold’em più iconico di Doyle Brunson? Texas Dolly è l’unico che sia mai riuscito a restare sulla cresta dell’onda per cinque decenni consecutivi.

È stato uno dei pochi partecipanti alle primissime World Series Of Poker, ha contribuito alla diffusione della strategia pubblicando il leggendario libro Poker System, e porta con se il ricordo di un’epoca affascinante anche se non proprio nobile: quella del poker dell’immaginario collettivo, tra stanze piene di fumo di sigari, bari e pistole.

Vogliamo omaggiare una delle più grandi leggende del nostro gioco preferito, scrivendo questo articolo dove ripercorriamo la sua vita passata dietro alle carte e un castello di chips.

 

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Doyle Brunson, gli inizi della leggenda

Doyle Brunson nacque a Longworth, Texas, il 10 agosto 1933. Da giovane era una grande promessa dello sport, ottenendo il record sul miglio di corsa alle scuole superiori, per poi appassionarsi al basket, dove diventa velocemente uno dei più promettenti giovani cestisti del Texas.

I Minneapolis Lakers (oggi Los Angeles Lakers) si dimostrano interessati a Brunson, che però in seguito a un infortunio sul lavoro dove il ginocchio gli si ruppe in due punti, fu costretto a dire addio al sogno di una carriera in NBA.

Doyle aveva già conosciuto il poker, e si era appassionato al 5 card draw (il poker “tradizionale”) già dalle superiori, e si applicò ancora di più al tavolo verde per riuscire a pagare le spese ospedaliere.

Riuscì a laurearsi e a trovare un ottimo lavoro, ma dopo una partita a 7 card stud in cui vinse più di un suo stipendio, decise di licenziarsi e perseguire la carriera di poker player professionista.

 

Amarillo Slim, il dealer, Doyle Brunson e Puggy Pearson, terza edizione delle WSOP 1972. Photo Credits: Underwood Archives/Getty Images

 

Gli anni del poker selvaggio

Verso la fine degli anni ’50 “Texas Dolly” cominciò a partecipare a varie partite di poker clandestine con il suo amico Dwayne Hamilton, tra Texas, Louisiana e Oklahoma.

Erano partite spesso preparate dalla criminalità organizzata, le regole volevano ovviamente avvantaggiare gli organizzatori, e non c’erano garanzie di sorta. Doyle stesso ricorda molti episodi dove è stato picchiato e derubato, e probabilmente avrà perso il conto delle volte in cui gli è stata puntata addosso una pistola.

Nel corso di questa vita da rounder, conobbe altri leggendari giocatori professionisti: “Amarillo” Slim e “Sailor” Roberts. Doyle fece fronte compatto con i due nuovi amici, unendo i bankroll e continuando a giocare e vincere finché verso il 1960 approdarono a Las Vegas, pare introducendo addirittura il Texas Hold’Em.

Il loro primo approccio con la Sin City però non andò nel migliore dei modi, e persero in breve tempo tutto ciò che avevano raccolto in sei anni, qualcosa nell’ordine delle centinaia di migliaia di dollari ($100.000 dell’epoca, considerando l’inflazione, ammontavano a più di $800.000 dei giorni nostri!).

La società si sciolse, ma i tre rimasero amici e continuarono a frequentarsi e giocare a Las Vegas.

 

10-2, la Doyle Brunson Hand

Doyle, Slim e Roberts furono tre dei 7 partecipanti alla prima edizione delle WSOP, che consisteva in un cash game dove poi sarebbe stato votato il miglior giocatore. Il trofeo d’argento (non esistevano i braccialetti) venne vinto da Johnny Moss, si dice alla seconda votazione dopo che alla prima ognuno votò se stesso.

Nel 1976 Doyle Brunson fu il primo giocatore della storia a vincere un braccialetto WSOP, che venne introdotto come premio proprio in quell’anno.

La mano finale del Main Event WSOP 1976 vide Jesse Alto aprire con A♣J♥, e Brunson chiamare con un marginalissimo 10♠2♠. Flop A♥J♠10♥, Alto andò in continuation bet e Doyle decise di trasformare la sua bottom pair bottom kicker in bluff dichiarando l’all in. Call. 2♣ al turn, 10♦ al river per un epico full runner runner che mandò Doyle nell’olimpo.

Come se non bastasse, l’anno successivo Brunson decise di ripetersi in un back-to-back. Vinse il secondo braccialetto Main Event WSOP nel 1977 contro Bones Berland, indovinate con che mano?

Brunson completa da small blind con 10♠2♥, check di Berland, che ha 8♠5♥. Il flop recita 10♦8♠5♥, ancora coppia contro doppia. Checkano i due concorrenti che vedono il 2♣ al turn. I due finiscono ai resti, Doyle Brunson è già in vantaggio, ma per bellezza decide di chiudere un altro full con il 10♣ al river. 

Da quel giorno 10-2 è diventata la Doyle Brunson’s Hand, e da trash hand si è trasformata, per Texas Dolly, nella mano più fortunata che esista.

Per la cronaca i tornei all’epoca erano giocati in formula winner takes all.

Sempre per la cronaca, Doyle vinse un altro evento delle World Series in ciascuno dei due anni.

 

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Il Super System

Nel 1978 Brunson pubblicò il Super System, quella che per anni fu ritenuta al pari di una bibbia per un giocatore, il testo di poker più autorevole mai scritto ai tempi, con vari aneddoti e racconti di Doyle e riflessioni sulle sue mani.

Al libro contribuirono anche altri grandi nomi dell’epoca, Bobby Baldwin, Mike Caro, David Sklansky, Chip Reese, e Joey Hawthorne.

Il primo titolo del Super System era “How I made one million dollars playing poker“.

Doyle Brunson infatti fu il primo giocatore della storia a superare il milione di dollari in vincite nel poker.

 

Gli altri successi

Doyle continuò a giocare per molti altri anni, restando sempre tra i migliori al mondo, almeno finché le nuove generazioni della Golden Age e dell’epoca moderna non irruppero nella scena.

Nel corso dei decenni Brunson riuscì a scrivere molte righe della storia del poker. Vinse un totale di 10 braccialetti WSOP nelle più variegate specialità, di cui l’ultimo nel 2005. Ai tempi essere un poker player non voleva dire saper giocare solo a Texas Hold’Em.

Fu anche il primo dei 6 giocatori che sono riusciti a vincere entrambi i Main Event WSOP e WPT, vinse il “Legend Of Poker” del 2004 per $1,2 milioni (il premio più alto da lui mai vinto), e nel 2013 andò ITM nel Main WSOP, riuscendo a fare un ITM in ogni decennio dell’evento.

Doyle Brunson

Attualmente la All Time Money List lo segnala a $6,176,737 vinti in carriera, per un “misero” 199° posto, 90° nella lista “inflation adjusted”. Ovviamente queste classifiche non considerano i cash game e tutte le partite private.

Brunson è una leggenda del poker che ha preso parte alle migliori partite, affrontando tutti i giocatori più famosi che conosciamo, da Daniel Negreanu a Phil Hellmuth, da Tom Dwan a… Dario Sammartino! Ha partecipato a tutti i principali show televisivi sul poker e fa parte della Poker Hall Of Fame dal 1988.

Ormai indebolito dalla vecchiaia, Doyle Brunson ha annunciato il suo ritiro nel 2018, e il giorno stesso concluse il suo ultimo ITM, un sesto posto al $10,000 No Limit 2-7 Lowball Draw Championship delle WSOP.

E tutto il mondo del poker sogna di vederlo giocare e vincere ancora, sogna di vederlo superare ancora il suo record, ed essere l’unico giocatore nella storia del poker ad aver vinto in 6 decenni diversi.

Photo Credits: Poker Central


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