Quando conviene andare all-in preflop nei tornei di poker dopo che almeno un avversario ha rilanciato? Non parliamo quindi di openpush.
Sulle colonne del portale Card Player ne ha parlato Jonathan Little, rilevando come in talune situazioni di gioco un all-in sia preferibile a call e tribet.
Quando chiamare preflop è un errore
La breve lezione del coach statunitense parte da una mano precisa. Su blinds 800-1.600 con big blind ante, un giocatore loose ma straightforward apre 4.000 con uno stack complessivo di 56k.
Un giocatore tight chiama da cutoff. Hero da small blind tribetta a 14.000 con 9Χ9Χ ricevendo i call di entrambi gli avversari.
Secondo Little, la size di tribet non è l’ideale perché invoglia a chiamare entrambi gli avversari, lasciando tutte le odds del caso per il call.
 Una size così sarebbe stata ok se hero avesse avuto una mano estremamente forte come AA che è difficile che venga superata, ma la maggior parte dei flop conterrà almeno una overcard rispetto alla coppia di nove. Se voglio tribettare qui con coppia di nove, andrei all-in per le mie 56.000 chips. Sicuramente spesso questa action forzerà tante mani marginali e deboli a foldare, ma hero prenderà spesso il pot di 12.000 senza andare a showdown.
E se viene chiamato spesso si troverà contro un range forte composto overpair, AK e AQ, ma anche così non è niente di terribile perché hero vincerà all’incirca il 35% delle volte.
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Flop K♠J♥6♦
Al flop hero check-folda sulla continuation bet del giocatore che aveva rilanciato preflop, dimensionata a 12k su pot di 45,2k.
Secondo Little questa potrebbe sembrare una mano innocua solo a uno sguardo superficiale.
Hero piazza un facile check-fold in multiway su un flop terribile per lui. Non era però consapevole che un semplice all-in preflop lo avrebbe portato a vincere il pot abbastanza spesso con un rischio ridotto e relativo, specialmente nel momento che il giocatore che ha rilanciato preflop adotta uno stile loose.
L’equazione per la profittabilità degli all-in preflop
Little dà poi l’operazione matematica che permette di giudicare se un all-in preflop sia preferibile ad altre action. Ecco la formula:
Profitto di un all-in dopo un raise: (% che tutti foldino)*(chips vinte quando tutti foldano) + (% di call avversari)*(la tua equity quando sei chiamato-l’ammontare di chips che metti nel pot).
Ovviamente le diverse variabili del calcolo sono legate a stime.
Per iniziare, devi indovinare quanto spesso chiameranno i giocatori che devono parlare dopo di te. Si può fare una stima. Il giocatore su big blind chiamerà raramente e anche chi ha chiamato preflop difficilmente chiamerà il tuo all-in perché se avesse avuto una mano premium avrebbe tribettato preflop. Il giocatore che ha rilanciato per primo di solito chiamerà con AA, KK, QQ, JJ, TT, AK e AQ. Questo è range ha un totale di 62 combo.
La maggior parte dei giocatori loose apre da middle position tante mani come A2s, 79s, JTo. Sono 310 combo, il che significa che se hero va all-in sarà chiamato dal giocatore che ha rilanciato preflop 62/310=20%, 1 volta su 5. Dando credito al giocatore che ancora deve parlare, assumiamo che chiami il 35% delle volte.
Quando hero verrà chiamato da questo range, con coppia di nove avrà una equity del 35%. Significa che vincerà il pot da 119.200 il 35% delle volte e quindi che la sua equity quando riceverà il call sarà (0,35*119.200)= di 41.720.
Assemblare l’equazione
A questo punto non resta che assemblare le varie parti della equazione.
Profitto = (.65)(11,200) + (.35)(41,720 – 56,000)
Profitto = 7,280 – 4,998 = 2,282
Queste è il guadagno atteso in chips dello shove con coppia di nove per hero. Quasi un buio e mezzo. Secondo Little è molto più di quanto possa sembrare, anche perché ad una analisi più attenta lo statunitense crede che questo atteso sia anche maggiore.
Ho dato per scontato che il giocatore che ha rilanciato preflop sia più chiuso rispetto a quanto lo sono effettivamente tanti pokeristi loose, e anche che i giocatori che devono ancora parlare chiameranno più spesso rispetto a tanti altri. Quindi fare 1,5bb di profitto shovando i nove qui è fondamentalmente lo scenario peggiore. E quando lo scenario peggiore porta un profitto decente, l’azione relativa, in questo caso il push, deve essere considerato.
L’allenamento è tutto
In chiusura del contributo, Little sottolinea come sia impossibile eseguire queste operazioni matematiche in game al tavolo. La chiave sta nell’allenamento off-game.
Dovresti passare parecchio tempo lontano dal tavolo a studiare le situazioni in cui dovresti fare questi all-in, in modo da riconoscerli naturalmente quando arrivano in game. Se runni abbastanza simulazioni lontano dal tavolo, capirai meglio quando questa manovra è giustificata.






