Perché i giochi sono in grado di rivelare quel che siamo per davvero?

Set 22, 2020

Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione.”

Con questa massima di Platone lo psicologo Alan Mattiassi apre il suo Ted Talk ispirato ai giochi e alla psicologia applicata ad essi.

Quindici minuti di video davvero interessanti, semplici da comprendere e densi di significato, specie per chi è appassionato di Texas Hold’em.

 

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Conoscere gli altri attraverso il gioco

A chi non è capitato di rivalutare una persona da una partita o da singola giocata, anche se per anni ci abbiamo avuto a che fare senza mai cambiare idea a riguardo….”

Il motivo è molto semplice: ogni persona reagisce in modo differente alla vincita o alla perdita e capirlo può essere un’informazione estrememante importante per noi ai fini della conoscenza.

Non solo, è interessanti soffermarsi un passo prima, ovvero analizzare come la persona approccia la strada che lo porterà inevitabilmente a prendere l’una o l’altra via, vincere o perdere.

Scegliere come comportarsi ha un effetto immediato su quel che sarà l’esito della partita (ad es.partire scoraggiati, svantaggiati) e l’attitudine verso uno di questi comportamenti ci dice tanto sulla persona.

Intimidire, non farsi scrupoli per intimidire, sfruttare la zona di comfort dell’avversario per fargli abbassare le difese, metterlo a proprio agio per scontrarsi in modo equo

Sono tante le variabili, ciò che ci interessa sapere è sostanzialmente “come quella persona si interfaccia con l’altro nel momento in cui ha qualcosa da guadagnare […] come si pone nei confronti dell’avversario, moralmente, eticamente, come se lo rappresenta mentalmente. Ci consente di aprire una finestra profonda su chi è davvero quella persona.

 

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L’Ultimatum game

Gli studi sull’Ultimatum game (un gioco in cui due giocatori interagiscono al fine di decidere come dividere una somma di denaro che viene data loro dagli sperimentatori, cit. fonte Wikipedia) hanno messo in evidenza alcune caratteristiche interessanti del comportamento umano.

Immagine che una persona si approcci a voi e vi dica: ‘Mi hanno dato 100 euro, li posso tenere solo se li posso dividere con una persona e la stessa accetta al primo tentativo senza mercanteggiare, altrimenti li brucio.

Qual è l’offerta minima che accettereste?

  • 20
  • 40
  • mai meno della metà
  • 1 euro

La soluzione razionale è accettare qualsiasi cifra. Siete stati coinvolti in qualcosa che non vi aspettavate, vi è stata offerta una somma di denaro e tornerete a casa con qualcosa in più. Che senso ha rifiutare un euro (o un caffé gratis)?

Tuttavia, dopo decenni di studi, è emerso che vi sono persone pronte a rifiutare fino a 25 euro. Per quale motivo?

Perché diamo un valore al nostro potere di far ottenere denaro all’altra persona, e quindi reputiamo l’offerta ingiusta.

C’è qualcosa di fondamentalmente diverso nel giocare rispetto al ragionare in astratto. Un idea diventa un atto, ma sappiamo che le persone non agiscono come pensano di agire, pensano a un comportamento ma non lo adottano. Insomma, le persone non fanno sempre ciò che pensano sia logico.”

Capire sé stessi dal gioco

Nei giochi di probabilità, l’esempio fatto in precedenza calza perfettamente.

Immaginiamo di trovarsi di fronte a uno scenario per cui dobbiamo decidere se provare a ottenere 10 punti col 60% di probabilità o 100 punti con l’1%, ovvero, somma bassa basso rischio, somma alta rischio massimo.

Perché il miraggio della grande vincita ci alletta rispetto a una somma più piccola sebbene ciò sia irrazionale?

Le persone hanno un piano e poi deviano su una strada che sembra più seducente, magari più rischiosa. In questi casi infatti, intervengono i bias cognitivi (problemi della rappresentazione mentale) ma non solo, intervengono anche le emozioni:

  • Ultimatum game:  ingiustizia
  • Gioco probabiltà: attrattiva grande vincita

Nel quotidiano siamo sommersi di decisioni continue e spesso molto poco rilevanti: che telefono comprare dove andare a cena. L’accumularsi di un errore sistematico può generare tanti problemi, insoddisfazione, frustrazione…

In questo modo il gioco diventa uno strumento di autoanalisi eccellente perché nel gioco modelliziamo il nostro comportamento: guardando a come noi stessi giochiamo capiamo i nostri pattern di pensiero, come sbagliamo e conseguentemente come nella vita reale applichiamo schemi fissi ed errori.”

Il vantaggio dei giochi

Nei giochi accade che vi sono:

  • Vi sono regole chiare ed esplicite, su cosa si può fare o non fare (che limitano lo spazio d’azione)
  • Vi sono dei premi: obiettivi che i giocatori cercheranno di raggiungere

La combinazione tra limitazione e obiettivo da raggiungere crea un ambiente dove le persone giocano alla pari: ovvero quello che accade nel gioco rimane nel gioco, conta solo l’abilità che il gioco richiede a prescindere da sesso, estrazione sociale, posizione… E un giocatore, per quanto non competitivo, punterà sempre alla vittoria.

La struttura porta ai partecipanti ad ambire a vincere, è legittimo e doveroso a prescindere da contro chi si gioca, giocare alla pari in un sistema di regole comuni dove conta solo l’abilità.

Giochiamo per piacere ma chi gioca ci mette tutto sé stesso. Un solutore di sudoku non sceglierà un sudoku semplice. Giocare è divertente: diamo il nostro meglio, lo diamo per nostra stessa volontà e ci divertiamo.

Se ci aprissimo a una psicologia del  gioco: accanto alla GTO una game psychology che ci aiuta a studiare la struttura decisionale dei giochi, ma anche di capire come mettere le persone di dare il meglio per loro stessa volontà e divertendoci.

Abbiamo la possibilità di rendere ogni ambiente della vita un ambiente in cui le persone danno il meglio per loro stessa volontà divertendosi.”

Il video integrale con la chicca finale:

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