Il primo Poker AI? Nel 1984 con il grande Mike Caro

da | Apr 30, 2025

prima ai poker computer

Il nome Mike Caro non dovrebbe suonare anonimo ai poker player di qualunque generazione. Poker pro ma soprattutto pioniere della teoria pokeristica, autore delle tabelle presenti nel Super System di Doyle Brunson, esperto di tell, scrittore di libri sul poker, matematico… e come stiamo per scoprire anche programmatore.

A lui, infatti, si deve il primo tentativo di intelligenza artificiale che imitasse un poker player, ormai più di quarant’anni fa. E nonostante l’enorme anticipo sui tempi, la tecnologia non era da poco, tanto da stupire molti professionisti con le sue skill.

Poker.org ha approfondito questo ricordo. Lo riportiamo per esteso. Per gli appassionati di vintage, nell’articolo originale si possono trovare i documenti e le corrispondenze dell’epoca.

 

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Man vs. AI alle WSOP 1984

Tutta la storia ha origine da un tentativo più recente, quando nel 2007 ci fu il “primo campionato uomo vs. macchina” con giocatori come Phil Laak in campo contro il bot Polaris.

In tutta la vicenda non venne mai menzionato Orac, quello che effettivamente fu la prima AI ad affrontare poker player umani, e Mike Caro – molto arrabbiato per ciò – raccontò di nuovo la storia, con tanto di prove reperibili nella Special Collection UNLV.

Caro era già un autore pokeristico affermato, ottimo giocatore e appassionato di computer. Nei primi anni ’80 produsse un poker player virtuale, e in accordo con il Binion’s Horseshoe inaugurò la prima 1984 World’s First Computer Challenge durante la quindicesima edizione delle WSOP. 

In una lettera inviata al responsabile delle pubbliche relazioni di Binion’s, Mike presentava il suo programma: sviluppato su un computer Apple II Plus in linguaggio Apple Pascal, con possibilità grafiche come mazzo a due o quattro colori.

Sarebbe stato utilizzato un dealer professionista, e il PC avrebbe letto le carte con un sensore ottico “senza che alcun umano possa posarci gli occhi”. Questo era anche un sistema per evitare sospetti del tipo “il computer cambia le carte a suo vantaggio”. Caro invitava Binion’s a scegliere i campioni da affrontare.

Così, Bollinger rispose con un comunicato stampa da mandare alle riviste di computer e generaliste per generare interesse. L’appuntamento era per la notte prima del Main Event.

 

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Orac contro i migliori dell’epoca

La sfida si doveva dividere in tre dimostrazioni: una prima con dealer reale e sensore ottico, una seconda con la funzionalità interna del programma di distribuire le carte (e una terza persona per inserire le bet nel computer) e di calcolare la legalità delle puntate e l’assegnazione del piatto.

Infine, la terza ancora più interessante: lo stesso programma, ma utilizzato a una velocità pari a quattro volte quella del normale computer Apple, grazie a un device speciale.

Comunque, il delay del computer per prendere decisioni è deliberato. Nella maggior parte dei casi, il mio programma sa cosa fare in meno di un secondo. Il piccolo stallo è a beneficio di stampa e spettatori e, in effetti, è a volte utilizzato come arma psicologica dal pc. 

Mike aggiunse ad Orac anche la possibilità di mandare messaggi per giocare con la psicologia degli avversari. La versione finale conteneva anche strategie designate per giocare contro giocatori specifici, come McEvoy e Doyle Brunson.

Diremmo che era un bot decisamente più olistico di quelli di oggi. Si vede che ai tempi il peso della psicologia e altri fattori lottava ad armi pari con quello della matematica.

Come giocatore heads up intelligenza artificiale, ha sconfitto avversari di livello professionale in test privati nel 1983.

Ad accettare la sfida si offrirono Brunson, McEvoy, Puggy Pearson, ‘Amarillo Slim’ Preston, Jack Straus, e Stu Ungar, oltre alla miglior giocatrice high stakes Betty Carey. Alla fine, però, si presentarono solo Brunson e McEvoy. 

Orac perse la sfida contro McEvoy, e chiuse in parità contro Brunson. Il primo match perso contro Brunson ha una storia particolare:

Conoscendo Doyle – scriveva Caro – avevo pensato ci fosse una buona possibilità che mettesse alla prova il programma bluffando alla prima mano. Istruii Orac a fare un’eccezione e chiamare con ogni coppia o AJ+.

L’asso-jack del computer perse, ma Brunson concesse il secondo match dopo un’ora.

Orac fece un’altra apparizione al programma ABC Ripley’s Believe It or Not in una sfida da $500k contro il proprietario di Vegas World Bob Stupak.

Quest’ultimo vinse il match, ma con una controversia: una delle mani che potevano chiudere il match in favore del computer venne cancellata per un malfunzionamento:

Misteriosamente, si staccò un cavo e il computer dovette essere riavviato.

 

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