Exploiting Poker Tells di Zachary Elwood in italiano: intervista al traduttore Matteo Matta

Gen 16, 2024

matteo matta

Un ‘must have’ per la biblioteca pokeristica di ogni appassionato. Se vi piacciono i libri di poker, è disponibile in formato ebook “I Tell nel Poker: Come Usarli nella Pratica”, traduzione in italiano di ‘Exploiting Poker Tells’ di Zachary Elwood.

Il volume, che a febbraio sarà disponibile anche in formato cartaceo, chiude una trilogia dedicata ai poker tells dall’apprezzato autore statunitense, ma è anche una entità a sé stante che può essere letta singolarmente.

Ne abbiamo parlato con l’autore della traduzione in italiano Matteo Matta.

 

Ciao Matteo, per iniziare presentati!

Ciao a tutti, ho 37 anni e il traduttore non è il mio lavoro principale, in realtà da circa quattro anni faccio il poker player: ho sempre coltivato la passione per le due carte e sono anche entrato in qualche scuola, tipo quella di Galb e poi di Emiliano Conti. Ho iniziato a giocare nel 2010-2011 ma per tanti anni è stato un hobby che mi permetteva di arrotondare, poi ho deciso di buttarmi anima e corpo sul gioco…

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Sul fronte delle traduzioni invece da quando sei attivo?

Avevo avuto delle esperienze perché sono laureato in lingue, poi quando ho iniziato a lavorare con il poker mi sono proposto alla scuola Raise Your Edge. Ho iniziato con loro traducendo la tournament masterclass, poi ho continuato con l’editing dei sottotitoli dei video. Da lì ho iniziato a tradurre alcuni siti di software, a iniziare da quello di Holdem Manager, e ho collaborato anche con Alec Torelli per tradurre alcuni suoi contenuti in italiano.

Come è nata questa traduzione?

Ho visto che Zachary Elwood aveva pubblicato questo libro e mi sono proposto per tradurlo. Lui è un autore stimato e con questi libri sui tell è andato a coprire una bella lacuna della letteratura pokeristica, visto che l’unico libro sul tema era quello di Mike Caro che dovrebbe avere più di 40 anni. Ma anche se compongono una trilogia, ogni libro si può leggere separatamente dagli altri. Elwood ha accettato di buon grado e per me è stata una bella sfida visto che non avevo mai tradotto un libro intero prima di ora.

La copertina del libro tradotto da Matteo

Che deal avete concordato e quanto tempo hai impiegato per tradurre il libro?

C’è stata da subito massima disponibilità, avevo messo le mani avanti dicendo che avrei fatto la traduzione con calma, senza fretta. Ci ho messo un po’ di mesi ma non ci ho lavorato a tempo pieno.

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Quali sono state le difficoltà più grandi che hai riscontrato al momento di tradurre?

Non è stato un lavoro facile perché quando traduci dei contenuti di poker ci sono tanti aspetti da considerare nello specifico. La cosa più interessante è il linguaggio pokeristico che ha le sue peculiarità e tanti neologismi. A volte è stato difficile trovare delle espressioni che andassero bene in italiano senza risultare poco realistiche. Non puoi tradurre alla lettera una espressione comunemente usata in inglese perché c’è il rischio che venga fuori qualcosa che nel linguaggio parlato non ha motivo di esistere.

Quanto ti sei lasciato andare a termini colloquiali e neologismi?

Con il corso di Raise Your Edge mi sono un po’ più lasciato andare, ma nel libro ho dovuto accantonare il linguaggio colloquiale.

Qui in Italia abbiamo un approccio diverso alle questioni linguistiche rispetto a Spagna e Francia, dove vige una sorta di nazionalismo linguistico che li porta a tradurre qualsiasi cosa. Noi ibridiamo di più ma alla fine tutti noi abbiamo imparato e studiato il poker prendendo da inglesi e americani. Per questo abbiamo mantenuto tante terminologie anglofone. Non essendoci poi una istituzione del linguaggio pokeristico che detta le regole, “il pokerese” si è sviluppato in forma anarchica. Questo mix tra italiano e inglese obbliga chi traduce come me a cercare un buon compromesso.

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