Il montepremi del tavolo finale del Main Event World Series Of Poker è veritiero solo in parte. Le vincite nette di ogni giocatore sono infatti determinate dalle agenzie fiscali dei rispettivi paesi di residenza, che si sono presentate puntualmente all’incasso non appena le chips sono state convertite in bonifici.
Il tavolo finale ha distribuito ai nove protagonisti un totale di 30,25 milioni di dollari. Ma più del 40% di questi, il 40,58% per l’esattezza, per oltre 12,2 milioni di dollari – sono finiti a rimpinguare le casse del Fisco di sei Paesi diversi.
Il dato conferma quanto per un giocatore di poker la residenza fiscale sia una variabile tattica al pari della lettura degli avversari al tavolo.
Il campione Lucas Jumalon e il conto salato dell’IRS
Iniziamo dal vincitore Lucas Jumalon. Dei dieci milioni di dollari vinti, il 22enne professionista di Spokane, nello stato di Washington, vedrà poco più di sei milioni di dollari.
Il passaggio dalle maglie dello Internal Revenue Service e da quelle dei contributi da lavoratore autonomo hanno portato a un prelievo complessivo di quasi 4 milioni di dollari, pari a circa il 39,9% del totale.
Dalla Finlandia al Quebec: il fisco cambia le carte in tavola per gli altri otto
Il secondo classificato, il finlandese residente a Barcellona Lauri Saaskilahti, sulla carta si è portato a casa 6 milioni di dollari. Grazie al trattato fiscale tra Stati Uniti e Spagna, la sua vincita è esente da tassazione americana, ma la Agencia Tributaria spagnola applica aliquote progressive fino al 47%: il conto finale del Fisco per il runner-up sfiora i 2,8 milioni di dollari, lasciandogli un netto di poco più di 3,2 milioni.
Il canadese Greg Mueller, terzo classificato con 3,75 milioni di dollari, si trova invece in una zona grigia tutta nordamericana: mentre il Quebec considera imponibili i redditi dei giocatori professionisti, il resto del Canada è molto più permissivo. Se davvero è un pro “semi-ritirato”, come riportato dalla stampa, a Mueller resta solo la trattenuta obbligatoria del 30% applicata dall’IRS a tutti gli stranieri, per un netto di circa 2,6 milioni.
Situazione simile per il connazionale Rami Hammoud, analista di Montreal e giocatore amatoriale, sesto classificato con 1,75 milioni di dollari: nessuna tassa canadese, solo la ritenuta IRS per un incasso netto di 1,228 milioni.
Chi invece non ha scampo è Michael Gagliano, professionista del New Jersey arrivato quarto per 2,75 milioni di dollari di premio: tra imposta federale, contributi da lavoratore autonomo e tassazione statale, il prelievo fiscale del suo premio sale al 48,39%.
Ancora peggio va a Jamie Shaevel, californiano settimo classificato con 1,5 milioni di dollari: tra IRS e Franchise Tax Board della California perde oltre il 50% del montepremi, il carico fiscale più pesante dell’intero tavolo finale.
I casi limite: sfortuna al river e paradisi fiscali relativi
Han Feng, il texano di Houston uscito con una coppia di assi scoppiata, ha incassato 2,25 milioni di dollari che sono tassati per circa il 39,54% grazie alla residenza in uno stato come il Texas che è privo di imposta sul reddito.
Il francese Mario Boos, ottavo per 1,25 milioni, è invece esentato dalle tasse americane grazie al trattato Francia-USA sulle vincite da gioco, ma la Direction Générale des Finances Publiques applica un’aliquota marginale del 45%, più una sovrattassa del 3% oltre i 250.000 euro: il netto finale si ferma a 706.299 dollari.
Il caso più favorevole resta però quello di Evagoras Evagorou, primo giocatore cipriota a raggiungere un final table del Main Event: pur soggetto alla ritenuta IRS del 30%, può recuperarla come credito d’imposta a Cipro, dove l’aliquota massima del 35% si applica su una base già ridotta, per un prelievo locale finale di appena il 5%.
Il quadro completo: montepremi lordo e netto a confronto
| Piazzamento | Giocatore | Vincita lorda | Tax bite | Vincita netta |
|---|---|---|---|---|
| 1° | Lucas Jumalon (USA) | $10.000.000 | ~39,9% | $6.009.174 |
| 2° | Lauri Saaskilahti (Finlandia/Spagna) | $6.000.000 | ~46,2% | $3.227.000 |
| 3° | Greg Mueller (Canada) | $3.750.000 | 30% | $2.628.000 |
| 4° | Michael Gagliano (USA) | $2.750.000 | 48,39% | $1.419.317 |
| 5° | Han Feng (USA) | $2.250.000 | 39,54% | $1.360.247 |
| 6° | Rami Hammoud (Canada) | $1.750.000 | 30% | $1.228.000 |
| 7° | Jamie Shaevel (USA) | $1.500.000 | 50,37% | $744.500 |
| 8° | Mario Boos (Francia) | $1.250.000 | 43,5% | $706.299 |
| 9° | Evagoras Evagorou (Cipro) | $1.000.000 | 34,65% | $653.500 |
Sommando tutte le voci, il Fisco statunitense è di fatto il grande protagonista silenzioso del tavolo finale del Main Event WSOP 2026: con 8.478.300 dollari incassati tra ritenute e imposte, l’IRS ha guadagnato più del secondo classificato.






