22 anni, una laurea in Business Administration alla Grand Canyon University conseguita a maggio e un conto in banca che adesso, grazie ai dieci milioni di dollari vinti stanotte, è a otto cifre.
Ma come userà quei soldi il nuovo campione del mondo di poker Lucas Jumalon, il secondo più giovane di sempre a vincere l’evento più prestigioso del poker mondiale alle spalle del solo Joe Cada?
Il testa a testa di 17 mani, giocato stanotte all’Horseshoe e Paris Las Vegas contro il finlandese Lauri Saaskilahti, è stato solo il punto di arrivo di un dominio “wire-to-wire”, che lo ha visto in testa al chipcount dalla prima all’ultima mano del final table? Oppure questo bottino sarà una sorta di rampa di lancio per il ventiduenne di Spokane, Washington?
La domanda sorge spontanea sulla scorta della discussione social degli ultimi giorni.
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Che fine faranno i dieci milioni?
Tutto è partito da un post su X di Jessica Vierling in cui la pro tedesca ha esternato la speranza che Jumalon non vincesse il Main Event WSOP. Niente di personale, quanto piuttosto preoccupazione per l’eventuale futuro del giovane.
La ragione è una e semplice: se questo ragazzo di 22 anni vince con le sue skill, tecnicamente inferiori a quelle degli altri, sarà pompato a bestia, penserà di essere un Dio del poker, giocherà stakes più grandi, perderà i dieci milioni di dollari e anche qualcosa in più e dovrà risollevarsi a fatica o morire nel tentativo di farlo.
A Vierling ha risposto Patrick Leonard, che per questo final table è stato uno dei coach di Lucas Jumalon.
Ho conosciuto tante persone nel mondo del poker, di ogni età e provenienza, e la famiglia e gli amici di questo ragazzo sono i più gentili che abbia mai incontrato.
Suo padre è umile e non cerca di mettersi in mostra. Credo che la famiglia lo abbia aiutato a diventare il ventiduenne più maturo, sensibile, affettuoso e divertente che si possa trovare.
È quasi ingiusto quanto sia naturalmente bravo a poker pensando anche a quanti soldi guadagnerà grazie alle sue scelte oculate.
Secondo Leonard insomma Jumalon non braserà i dieci milioni di dollari vinti, anzi li farà fruttare al meglio.
Gli ha fatto eco Haralabous Voulgaris, che sempre su X ha quotato il ‘post subito invecchiato male’ di Vierling.
Dopo aver sentito l’intervista post-vittoria a Lucas Jumalon, dico che questo Tweet è la seconda peggior chiamata del Main Event WSOP.
A margine, probabilmente per ‘haralabob’ il peggiore “call” del torneo è stato il bluff catch su board con quattro picche che ha lasciato Saas con meno di 10bb due mani prima dell’ultimo showdown.
Le dichiarazioni dei coach
Sempre su X, a caldo, coach Patrick Leonard ha tessuto le lodi della prestazione al final table del vincitore:
Da punto di vista puramente tecnico è la miglior prestazione a un final table di Main Event nella storia recente, da Jacobson in poi, e per distacco
Anche altri membri del rail di Jumalon si sono esposti pubblicamente nei giorni del final table. Il veterano David “ODB” Baker per nominare Jumalon ha usato un aggettivo preciso, «lifer», cioè un giocatore fatto per restare stabilmente ai vertici del gioco negli anni a venire.
Sulla stessa lunghezza d’onda si è mosso anche il mental coach Matt Bode, che aveva parlato di un Jumalon capace di reagire con grande lucidità e di individuare sempre gli aggiustamenti corretti quando qualcosa non girava per il verso giusto.
Le parole a caldo
Tornando alla intervista post-premiazione, Jumalon ha faticato a trovare le parole per descrivere quello che gli stava accadendo:
Non ho parole. Sono così felice e così fortunato e, sapete, spero di poter avvicinare al gioco qualche giovane che non avrebbe mai pensato che tutto questo fosse possibile. È un sogno che diventa realtà , e se ci metti il lavoro, il tempo e sai incassare le batoste, puoi davvero arrivarci.
Senza mezzi termini Jumalon ha definito il padre, presente al suo fianco per tutto il torneo, come il suo eroe. E il neocampione del Main Event WSOP ha speso parole al miele anche per l’avversario del testa a testa, il finlandese Lauri Saaskilahti.
Si è dimostrato un super, super grande competitor. E una super, super grande persona.
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Il nuovo Moneymaker?
Jumalon ha rivelato di non vedersi male nei panni di nuovo Moneymaker, ossia di sfruttare la visibilità acquisita nel poker mondiale per cercare di portare il gioco alle masse indistinte.
Sono emozionato. Spero che possiamo trasformare tutto questo in qualcosa come ha fatto Moneymaker. Se posso fare qualcosa per portare qualcuno al gioco, lo farei volentieri. Per iniziare cercherò di rispondere a tutti i messaggi, ma ci vorrà un po’ di tempo. Vi voglio bene a tutti, questo è davvero un sogno che si avvera.
La prima moneta del Main Event WSOP sembra quindi in buone mani. Già dalla decisione di farsi affiancare da un team di coach di assoluto livello in vista dell’appuntamento che lo avrebbe visto chipleader tra gli August Nine, Jumalon ha mostrato lungimiranza.
Per lui i prossimi mesi si preannunciano intensi almeno quanto le tre giornate di Final Table appena concluse.
Aggiungiamo un disclaimer: quando parliamo di dieci milioni ci riferiamo al premio del Main Event WSOP, ma probabilmente dopo l’intervento del Fisco l’ammontare, di cui effettivamente potrà disporre Jumalon, sarà di molto inferiore.






