Nicola Angelini, genio e sregolatezza: può essere lui il giocatore rivelazione del 2020?

Gen 15, 2020

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Alcuni giorni fa, complice il recente successo alle Aussie Million, vi abbiamo raccontato l’incredibile escalation di Pasquale Braco, che lo scorso anno si è affermato tra i migliori interpreti azzurri nella scena live internazionale.

In termini di incassi lordi infatti, Pasquale è stato il quarto italiano più vincente nel 2019, candidandosi di fatto a essere tra le rivelazioni – nonostante la decennale esperienza nel live – del panorama nazionale.

Chi invece non può vantare il medesimo background, in primis per questioni anagrafiche, è Nicola Angelini. Il grinder romagnolo si è reso protagonista di un’annata davvero interessante grazie ai 220mila dollari e spicci di incassi accumulati nel 2019.

Ecco perché, dopo averlo incrociato a Praga in occasione dell’ultima tappa dell’European Poker Tour, non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione di farci quattro chiacchiere.

Rollercoaster man

Se il poker fosse musica, Nicola sarebbe frontman, batterista contrabassista e prima chitarra di una band swing.

Già, pare sia proprio questa la sua caratteristica principale: un talento da far invidia a chiunque e una pessima gestione del bankroll:

Sebbene sia stato nella penombra, gioco da tantissimi anni. Son sempre stato un po’ un gambler e probabilmente lo sono tutt’ora” – confessa Nicola sfoggiando una buona dose di autocritica.

Eppure, rispetto al passato questa tendenza sembra essersi invertita. O forse hai semplicemente vinto più di quanto non sia riuscito a dilapidare?

Quest’anno le cose sono andate decisamente meglio, ma ho ampi margini di miglioramento. Se fossi riuscito a reprimere la mia vena da gambler già alcuni anni fa quest’oggi l’intervista sarebbe di tutt’altro tenore. In passato mi capitava spesso di arrivare già ‘stirato’ alle trasferte e la stessa cosa capitava online: giocavo, vincevo e distruggevo. Ri-vincevo e distruggevo nuovamente…

Sebbene su hendonmob il primo risultato risalga al 2018, ho sempre adorato fare le trasferte e non appena raggiunta la maggiore età sono riuscito anche ad avere una sorta di sponsorship con People’s. Poi però ho deciso di fermarmi per 6/7 anni, una scelta che rimpiango visto quanto sto facendo ora live. 

Mi sono limitato a giocare prevalentemente nei circoli o partite private vicino casa, con risultati sempre soddisfacenti a dir la verità. Poi negli ultimi due anni ho deciso di giocare qualche live in più misurandomi soprattutto col field italiano, perché il field europeo è altra roba.

Quello italiano è più alla portata diciamo mentre all’estero è tutto un altro gioco. Diciamo che se nel field medio italiano con buy-in dai 300€ ai 1.000€ è possibile fare un gioco più spumeggiante, superati 1.000 ogni chip te la devi sudare e non ti regala niente nessuno.”

C’è sempre una prima volta…

Sì, questo è il mio primo festival EPT. Non ho giocato il Main perché in realtà ero qui per altre ragioni. ma ho colto l’0ccasione per fare altri tornei e giocare il più possibile, per questo motivo sono rimasto fino a fine trasferta. E poi mi piace stare in mezzo alla gente e incontrare amici e giocatori.

Progetti futuri?

C’e’ un progetto in ballo che se andrà a buon fine…Diciamo che mi vedrete giocare ai tavoli dal buy-in compreso tra i 1.000 e i 10.000. E magari anche qualche 25K…La mia passione però è il cash game omaha, sia online che live.”

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Dove ti vedi in nei prossimi anni?

Credo che questa sia la mia strada, lo penso da tanti anni ma in questi ultimi due ne ho preso maggiormente consapevolezza. 

Mi son promesso, da qui ai prossimi tre anni, di dare tutto me stesso, perché in fondo faccio questo per passione. E’ proprio grazie a questo entusiasmo che riesco a sopportare la vita da poker player, che credetemi non è tutta rose e fiori. Lo stress è pazzesco, gli swing sono importanti e poi ci sono tante dinamiche che ti portano ad alientarti.

In questo preciso momento credo di aver perso un po’ in contatto con la vita reale, perché oltre al poker e al tempo speso con la mia ragazza faccio ben poco. Ma non mi importa, perché da qui a tre anni il mio obiettivo è arrivare al top, in cima. E non voglio pormi limiti a riguardo. 

Non intendo solo in Italia ovviamente, ma anche in Europa. Affermarsi a livello mondiale sarebbe fantastico ma per farlo ci vorranno tanti altri fattori e soprattutto tanto tempo. In Italia e in Europa invece non la vedo così in salita, si può fare.”

Due milioni e tre trofei o 3 milioni e tutti runner-up?

“Tre milioni e zero trofei, mi posso accontentare ugualmente! Ma so bene quanto pesi il rammarico per una vittoria mancata, perché quando sei lì vuoi soltanto vincere. Mi è già capitato di fare secondo a un torneo, sebbene non si trattasse dello shot della vita, ma quando ero ti trovi stra-chipleader pensi anche alla gloria.

In quell’occasioneV-Poker Nova Gorica da 250€ di buy-in – la differenza tra primo e secondo era di 19K, ma alla fine quel che mi faceva rosicare di più non erano i soldi, quanto appunto il trofeo. 

Poi sul momento c’è sempre chi ti consola dicendo ‘ma che te ne importa, sono i soldi che contano’, anche se so perfettamente quanto sia difficile reprimere quella voglia di alzarti dal tavolo da vincitore. Quest’anno comunque vi assicuro che ce ne saranno delle belle, ora ci lasciamo alle spalle questo con successi e delusioni. Faccio mea culpa perché sono stato un po’ uno strxxxx, ma in fondo è tutta esperienza!

DATE UNO SGUARDO QUI per ripercorrere l’annata da sogno di Pasquale Braco.

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Photo credits: Stefano Atzei

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