I giorni scorsi Patrick Leonard ha postato su Instagram la foto dei trofei che ha vinto negli ultimi cinque anni: la potete vedere in basso.
Molto interessante è la didascalia che l’inglese ha vergato a corredo della immagine, perché testimonia gli estremi che può raggiungere il mindset di un professionista di poker di altissimo livello.
Il sottotesto è che non si può arrivare in alto senza penare. Ma anche che la pena non può diventare assolutamente la cifra della propria condizione esistenziale. Da qui Leonard sembra muoversi per un nuovo inizio.
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Appagamento mai
Con toni che ricordano vagamente quelli con cui Chidwick denunciò il suo disturbo bipolare, Leonard rivive gli stati d’animo che lo hanno accompagnato nell’ultimo lustro ai tavoli verdi e non solo.
È buffo: in questi cinque anni, ogni singolo giorno c’era un dubbio. Il rimpianto per una mano che avevo giocato, per un final table che non avevo approcciato nel modo giusto, per un concetto che non avevo capito e che pensavo avrei dovuto capire.
C’era sempre quella vocina fastidiosa in fondo alla testa.
“Avrei potuto fare di più.”
“Avrei potuto essere migliore.”
Non credo che in nessun momento di questi cinque anni io abbia mai provato una vera sensazione di appagamento. La maggior parte dei giorni veniva vissuta da qualche parte tra il rimpianto e la sindrome dell’impostore.
Una mano in cui ho puntato pot invece del 25%, un river bettato con il seme sbagliato, uno shove al final table con la coppia invece che con il Kx suited. All’epoca, quei momenti sembravano enormi. Distruttivi. Definitivi.

I trofei vinti negli ultimi cinque anni da Patrick Leonard
Cosa è la sindrome dell’impostore
La sindrome dell’impostore è un fenomeno psicologico in cui persone di successo, nonostante i traguardi raggiunti, provano la sensazione costante di non meritarli, temendo di essere smascherate come “impostori”.
Chi ne soffre attribuisce i propri successi alla fortuna o ad altri fattori esterni, piuttosto che alle proprie capacità, ed è spesso un soggetto ansioso e perfezionista.
La ‘sindrome dell’impostore’ si colloca all’estremo opposto di quello che in psicologia cognitiva viene chiamato ‘errore fatale di attribuzione’, che porta gli individui ad attribuire a sé stessi i meriti dei propri successi e a cause esterne ogni fallimento.
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Un nuovo approccio
Il discorso di Leonard prosegue con l’inglese che rivela di essere oggi molto cambiato. Il processo di maturazione avanza inesorabilmente anche per lui, con tutto quello che di positivo ne consegue.
Ma quando oggi faccio un passo indietro e guardo a quei cinque anni nel loro insieme, non ricordo il rumore, non ricordo il rimpianto. Vedo solo qualcuno che stava facendo del suo meglio con quello che sapeva in quel momento, mentre combatteva contro il nemico numero uno: la paura.
Nei prossimi cinque anni vincerò di più, giocherò meglio, capirò il gioco a un livello più alto di quanto quella versione di me abbia mai fatto. Ma, cosa ancora più importante, cercherò di viverli senza rimpianti, senza condannarmi, accettando la versione di me che esiste esattamente in quel momento.
Il progresso stava avvenendo per tutto il tempo, anche nei giorni in cui mi sentivo indietro. Forse la versione di me di allora era abbastanza, anche quando non pensava di esserlo. Il lavoro continuerà a essere ossessivo, la mentalità non deve essere distruttiva.
IT IS WHAT IT IS.






