Perché dovremmo pensare due volte prima di sentirci “committed”?

Giu 13, 2024

Perché dovremmo pensare due volte prima di sentirsi "committed"?

Spesso è una giustificazione che sentiamo provenire dai giocatori alle prime armi, che magari seguono un progetto troppo ambizioso o vogliono “bluff-catchare” nelle prime street, e finiscono per giocarsi tutto perché ormai sono committed.

Alle volte però anche giocatori più avanzati cadono in un piccolo trabocchetto che si nasconde dietro questo termine, a volte frainteso. Andiamo a vedere.

 

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Essere pot committed significa trovarsi in una situazione dove il pot è ormai troppo grande, in paragone allo stack effettivo residuo, per poter pensare a un fold.

Quindi se in un qualsiasi momento ci troviamo a giocare un pot da 900 chips/euro con uno stack residuo di 100… li scommetteremo praticamente con qualsiasi punto, incrociando le dita e sperando per il meglio.

Quello che manca nella frase precedente, però, è il perché. Perché dobbiamo sempre chiamare quei 100 per il pot da 900 e non possiamo trovare il fold?

Il motivo sta nelle pot odds nell’EV, che è – ripetiamo – l’unica e sola discriminante tra un call e un fold. Non il pot committment, quindi, ma il valore atteso delle due scelte che abbiamo.

 

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Affrontando una puntata da 100 su un pot di 900, abbiamo necessità di vincere la mano almeno nel 10% dei casi per fare break even. Se ci troviamo in una situazione dove questa probabilità è irrealistica, chiamare non ha senso!

Immagina di avere A5 su KQ3105 e l’avversario ha puntato al flop e al turn per andare all in al river. Il primo istinto ci può dire che chiamare con il presupposto di perdere possa essere una buona idea, viste le pot odds, ma se non troviamo l’avversario in bluff almeno una volta su dieci, il nostro call sarà perdente.

E lo stesso discorso vale per scenari ancora più borderline. Dimezziamo le odds, facciamo di dover affrontare una bet di 50 su pot 950. Sembra un call immancabile, perché per ogni 20 mani di valore dovrebbe averne una sola di bluff per farci fare profit.

Riflettiamo sul range dell’avversario e notiamo che perdiamo contro ogni broadway e ogni pocket pair (tranne 44 e 22), e che fondamentalmente battiamo A9-A6 (non di picche) e alcuni suited connector non di picche.

Chiaramente molte di queste mani saranno un giveup sulle street prima, così come alcuni punti di mid-value non giocheranno così, ma è un esempio per fissare il concetto.

La proporzione 1-20 viene confermata? In questo caso sì, siamo effettivamente pot committed. Togliendo qualche mano che mai giocherebbe in bet bet push come 98 o A7, allora l’equity della nostra mano scenderebbe sotto al 5% richiesto.

Morale della favola: non esiste nulla come il “pot committment” in realtà. Esistono solo una buona analisi dei range e la conoscenza di pot odds ed EV. E tutto questo, ovviamente, comprende conoscenze sulle tendenze dell’avversario.

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