Che sia run o inesperienza, forse la parte più difficile del nostro gioco è iniziare. Si perde il conto delle persone che ci hanno provato, ma a seguito dei fallimenti iniziali hanno semplicemente deciso che il poker non fa per loro.
Phil Hellmuth non fa per nulla parte di questa categoria. In una chiacchierata nel podcast di Dan Cates, “The Poker Brat” ha raccontato i suoi esordi per nulla facili: prima di diventare il campione che è oggi, ha fallito ben 10 trasferte a Las Vegas senza chiudere una volta in positivo. Per fortuna l’ostinatezza ha pagato alla fine.
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Phil Hellmuth ha conosciuto il poker con le partite private all’università , come molti sapranno, e dopo essersi accorto di essere un giocatore vincente, Las Vegas è stata un obiettivo obbligato.
Appena compiuti 21 anni, Phil prende il primo aereo per la Sin City, uscendone rovinosamente sconfitto: “All’epoca ero giovane e mi piacevano anche altri giochi, baccarat, blackjack… Oggi gioco ogni tanto a blackjack, ma solo per compagnia o passatempo.”
Ma la storia come anticipato si reitera nel tempo: “Le prime 10 volte che sono andato a Las Vegas ne sono uscito sempre sconfitto. Allora tornavo al Madison (la sua partita locale), vincevo un po’ di soldi, e tornavo a Las Vegas.
Credo sia stata la settima volta o giù di lì quando mi sono trovato con letteralmente zero soldi. Avevo usato anche tutti gli spiccioli, forse mi rimanevano 40 cent.
In qualche modo dovevo uscire dall’hotel e andare a prendere l’aereo. Non so nemmeno se avessi i soldi per il check-out, probabilmente sì o forse avevo pagato in anticipo.
Era una situazione miserabile, avevo detto al tassista prima di salire: ‘Senti, io ho zero soldi. Puoi portarmi all’aeroporto?’ Lui ha detto ‘Ma che diavolo‘ e poi mi ci ha portato.
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In aeroporto ho chiamato mia mamma per chiederle un prestito per l’aereo, e ha risposto mio padre. Lui detestava che giocassi a poker, e mi disse: ‘Beh, penso che dovresti, sai, farti una bella camminata fino a casa e imparare la dura lezione.’
Avevo dei soldi a casa, alla fine ho detto a mia madre di pagarmi il volo e che le avrei restituito tutto una volta arrivato. Lei disse che sarebbe stata l’ultima volta che mi avrebbe aiutato, ricordandomi che avevo quattro fratelli e sorelle più giovani. Pensavano fossi un gambler compulsivo, e in piccola parte avevano ragione, ma per lo più erano in torto.
Ricordo che ero affamato, avevo divorato non so quante arachidi in aereo, tanto che non ho più mangiato arachidi per 10 o 15 anni.
Non dimenticherò mai questa situazione, abbiamo appena puntato i riflettori su uno dei grandi momenti della mia vita.
Alla fine è arrivato il mio primo viaggio vincente, giocando pochi altri games e focalizzandomi sul poker, vinsi qualcosa come 10k o 11k, e da quel giorno ho sviluppato l’abitudine di vincere.”






