Il nuovo Phil Ivey: “Ho usato il poker per evadere dalla realtà, oggi ho cominciato a crescere davvero”

Giu 14, 2021

Avevamo già avuto notizia che Phil Ivey avesse cominciato a dedicare più tempo a se stesso e che fosse pronto a tornare sul campo da battaglia.

In un recente podcast con Joe Ingram, ‘No Home Jerome’ ha dato lungo spazio al suo lato introspettivo, semplicemente rispondendo alla classica domanda di Joe: “Come stai?”

 

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Ivey, lo Yoga e la Meditazione

“Le cose mi sono andate molto bene. Il periodo della pandemia è stato molto buono per me personalmente, mi ha permesso di resettare me stesso, di realizzare cosa fosse importante e cosa no.

Per me è stata una cosa incredibile. Mi ha permesso di tornare in contatto con me stesso, con la mia famiglia. Mi ha permesso di tornare a contatto con la realtà, ho cominciato a fare yoga, meditazione e ho rimesso le cose in ordine.

Mi ha permesso di riconoscere cos’è importante, di dare un certo valore alle cose, ad esempio la mia salute mentale, l’esercizio fisico, la famiglia e molte di queste si concatenano tra loro. È davvero liberatorio sapere cosa importa davvero, sono in un momento molto bello della mia vita, davvero molto felice.”

 

Il poker come evasione dalla realtà

Ingram ne approfitta per chiedere se il Phil Ivey di 44 anni abbia qualche rimpianto guardando indietro alla sua giovinezza:

“Hai qualche rimpianto, ma penso che quando cominci a, diciamo, evolverti, realizzi che tutto è accaduto esattamente nella maniera in cui doveva accadere per portarti al momento in cui ti trovi adesso. Sono incredibilmente grato per tutte le esperienze che ho avuto e che mi hanno portato dove sono. Sai, ho avuto, diciamo, esperienze interessanti, mi sono divertito e ho passato bei momenti. A volte posso essere andato un po’ troppo in là.

 

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Ho avuto molte opportunità, alcune le ho colte altre no. Succedeva tutto molto in fretta, mi sono ritrovato con una buona somma di denaro a una giovane età a Las Vegas. Sai come va la storia, cominci a uscire, succede di tutto e ti abitui a una certa vita. Sei circondato anche di persone che non hanno necessariamente a cuore i tuoi interessi, ma alla fine nemmeno io probabilmente avevo a cuore i miei stessi interessi.

Penso che la mia prima dipendenza in assoluto sia stato il poker. Ho usato il poker come evasione dalla realtà per molti anni. Da quando avevo 18 anni fino a circa 32 ho giocato praticamente ogni singolo giorno, e ho speso quegli anni in cui la gente cresce e matura a un tavolo da poker. Alla fine non sono mai davvero cresciuto, non ho mai affrontato davvero le mie emozioni o i demoni del passato che bisogna affrontare per crescere.”

 

La crescita e la presa di coscienza

In un certo modo, Phil non era soddisfatto di chi fosse. È strano da pensare, considerando che è stato ed è tuttora uno degli idoli dei nuovi poker player che avrebbero fatto carte false per essere come lui. Per fortuna sembra che sia riuscito a recuperare il tempo perso con se stesso.

“Da quando ho cominciato a lavorare su me stesso mi sono accorto che la maggior parte delle cose che pensavo di me… erano praticamente l’opposto. Ad esempio pensavo di non essere egoista perché mi prendevo cura della gente, della mia famiglia, dei miei amici grazie ai soldi. Alla fine sono stato invece molto egoista, perché all’epoca facevo quello che volevo fare e non ho mai voluto sacrificare quello che volevo per gli altri.

È una cosa che è uscita grazie al lavoro che sto facendo su me stesso, e che continuo a fare ogni singolo giorno. È un’abitudine difficile da perdere. Se vuoi avere davvero successo in qualcosa devi avere una certa parte di egoismo, dedicare tutte le tue attenzioni e le tue energie in quella cosa, specialmente se vuoi essere grande. È quello che ho fatto, ho sacrificato la mia vita e dedicato attenzione solo al poker, e ne ho ottenuto grandi benefici finanziari, ma alla fine si paga un prezzo, almeno per me. Il prezzo di non lavorare su te stesso.

Da poker player mi sono allenato a spegnere le emozioni, perché sappiamo che hanno brutte conseguenze al tavolo. Passando quasi ogni giorno 16 ore al giorno per 12-13 anni a giocare a poker… finisci per spegnere totalmente quella parte, trasferirla nella tua vita. Tornare indietro da questa cosa per me è un processo che ha richiesto tempo.”

 


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